L’Immortalità? Esiste, ed io l’ho vista.

L’uomo ha da sempre ricercato l’Immortalità, e ha pensato di trovarla attraverso dei suoi surrogati.

C’è stato un periodo in cui essere immortali significava che le generazioni future si sarebbero ricordate di te e delle tue gesta.Allora il modo migliore per ottenere la vita eterna era quello compiere un’opera così memorabile che avrebbe lasciato il segno per i secoli a venire, e magari ti avrebbero anche eretto una bella statua, e il tuo nome sarebbe stato vergato sugli annali del Popolo.

In altri contesti la vita eterna è la promessa di qualcosa che al momento non sei in grado di vedere, ma che, fidati, c’è veramente, e potrai beneficiarne solamente…dopo la tua morte…

A quel punto potrai continuare le tue mille avventure in uno dei tanti aldilà preparati appositamente per te.

Oppure, se appartenevi ad un’altra Cultura, l’Immortalità sarebbe stato un susseguirsi di esperienze di Vite, una successiva all’altra, fino ad esaurimento, e allora avresti trovato veramente la pace.

Scorrono i millenni, e l’uomo inventa il Digitale, un luogo in cui non solo le cose sono destinate a restare in eterno, ma in cui è possibile creare della Vita, secondo alcuni un surrogato della stessa, ma pur sempre capace di decisioni che possono avere un’influenza anche nel Mondo Reale.

Le abbiamo battezzate “Intelligenza Artificiale”, lasciando intendere che trae ispirazione dall’Intelligenza Umana ma che, a ben vedere, speriamo che saremo in grado di farla un po’ meglio…

E insieme all’Intelligenza Artificiale arrivano anche le chatbot, che sono espressione concretizzata di questi prodigi della Tecnologia.

Le chatbot hanno una caratteristica che le rende particolari: sono costruite per dialogare con le persone che interagiscono con loro, e devono essere istruite.

Chi programma una chatbot inserisce le risposte possibili alle possibili domande degli utenti e, nei casi più sofisticati, inserisce un qualche algoritmo di Natural Language Processing (NLP), oppure di Natural Language Understanding, entrambi debitamente istruiti nel modo con il quale interagiranno.

In pratica: vengono istruiti di un modello comportamentale.

Esatto: proprio come gli Esseri Umani, che apprendono modelli di comportamento e di interazione.

Da qui a diventare immortali è un attimo: basta ricreare una chatbot che abbia un modello comportamentale identico al tuo, e che quindi sia te a tutti gli effetti, però nel mondo virtuale.

Avendo il tuo stesso modello comportamentale, è in grado di pendere le stesse decisioni che prenderesti tu di persona.

Non solo: chi interagisce con la tua chatbot ha la percezione di stare conversando con te.

Ma dove prendere il tuo modello di comportamento?

Semplice: dalle tracce che tu stesso lasci in giro per il web.

Prendi un algoritmo di Tone Analysis e Sentiment Analysis, quindi in grado di estrarre modelli di comunicazione da un testo, e dagli in pasto tutti i tuoi contributi sui Social Network.

Una volta estrapolato il modello di comportamento, trasferisci questo schema su una chatbot, che puoi anche chiamare con il tuo nome, e il gioco è fatto.

Se tutto questo ti sembra ancora primitivo, allora pensa ai computer degli anni ’80: avresti mai detto, osservando lo schermo di un PC in CGA, che saremmo arrivati a capolavori come Call of Duty o Grand Thieft Auto?

Quindi pazienta, perchè aggiungere a questo Sistema una funzione di Intelligenza Artificiale in grado di prendere decisioni rispecchiando il tuo modello di comportamento è un attimo.

E se tutto questo ti sembra ancora troppo “Virtuale” ed evanescente, tieni d’occhio come velocemente si stanno evolvendo i social robot, i quali inevitabilmente avranno bisogno di modelli comportamento per potere agire nel mondo.

E quel modello di comportamento potrebbe proprio essere il tuo: la tua Persona sarà un algoritmo che potrai uploadare, scaricare e trasferire a tuo piacimento sulla macchina di tua preferenza.

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