<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xml:lang="it"><generator uri="https://jekyllrb.com/" version="3.10.0">Jekyll</generator><link href="https://ivanferrero.it/osservatorio/feed.xml" rel="self" type="application/atom+xml" /><link href="https://ivanferrero.it/" rel="alternate" type="text/html" hreflang="it" /><updated>2026-09-10T12:07:28+00:00</updated><id>https://ivanferrero.it/osservatorio/feed.xml</id><title type="html">Ivan Ferrero | Osservatorio</title><subtitle>Ivan Ferrero, psicologo-psicoterapeuta e cyberpsicologo. Formazione per docenti, inclusione e digitale, adolescenti e schermi, risorse per genitori.</subtitle><author><name>Ivan Ferrero</name></author><entry><title type="html">TECH — Settimana 31/08–06/09 2026</title><link href="https://ivanferrero.it/osservatorio/tech/2026-08-31/" rel="alternate" type="text/html" title="TECH — Settimana 31/08–06/09 2026" /><published>2026-08-31T00:00:00+00:00</published><updated>2026-08-31T00:00:00+00:00</updated><id>https://ivanferrero.it/osservatorio/tech/2026-08-31</id><content type="html" xml:base="https://ivanferrero.it/osservatorio/tech/2026-08-31/"><![CDATA[<h1 id="️-tech--settimana-31080609-2026">🛰️ TECH — Settimana 31/08–06/09 2026</h1>

<blockquote>
  <p><strong>TL;DR:</strong> OpenAI lancia GPT-6 Astra dichiarando l’ingresso nell’era AGI, ma il punteggio simbolo del 99,9% scende al 62,7% cambiando configurazione di test, e il prezzo per token sale per la prima volta invece di scendere. Nello stesso giorno Sanders e Casar depositano una legge che vieterebbe la superintelligenza con pene da arma nucleare. Intanto il vero regime di controllo lo stanno scrivendo tre aziende private, non il Congresso.</p>
</blockquote>

<hr />

<h2 id="-segnale-forte">🔴 Segnale forte</h2>
<h3 id="la-settimana-in-cui-il-prezzo-dellintelligenza-ha-smesso-di-scendere">La settimana in cui il prezzo dell’intelligenza ha smesso di scendere</h3>

<p>Il 4 settembre OpenAI ha presentato <a href="https://openai.com/index/gpt-6-astra/">GPT-6 Astra</a>, descritto nel comunicato ufficiale come il modello “più intelligente e allineato al mondo”. I numeri dichiarati sono notevoli: saturazione di FrontierMath Tier 4 al 98%, 99,9% su ARC-AGI-3, esecuzione di compiti di computer use circa il 47% più veloce del predecessore Sol, e la scoperta di due vulnerabilità zero-day durante le valutazioni interne. Il presidente Greg Brockman ha detto che <a href="https://thenewstack.io/openai-gpt6-astra-benchmarks/">esiste “un argomento piuttosto buono”</a> per considerare Astra l’ingresso nell’era AGI, pur qualificandolo come concetto spirituale più che tecnico.</p>

<p>La qualificazione era prudente, e i giorni successivi hanno spiegato perché. Quel 99,9% su ARC-AGI-3 è ottenuto con un harness proprietario che preserva lo stato di ragionamento tra i tentativi. Con l’harness standard, <a href="https://winbuzzer.com/2026/09/04/gpt-6-astra-arrives-with-major-gains-staged-access-and-new-questions-about-its-benchmarks-xcxwbn/">lo stesso modello scende al 62,7%</a>: non è un risultato del modello, è il risultato di un sistema configurato. Le misurazioni indipendenti raccontano una storia più piatta ancora: Artificial Analysis registra un Intelligence Index di 61,2 contro i 60,9 della generazione precedente, una differenza dentro il rumore statistico, con guadagni reali ma circoscritti al coding (67,0 contro 65,1). E su DeepSWE, il benchmark di ingegneria del software, Astra si ferma al <a href="https://thenewstack.io/openai-gpt6-astra-benchmarks/">74,1% contro il 75,4% del modello Muse di Meta</a>. Il modello che annuncia l’AGI non vince il test di programmazione.</p>

<p>La parte economicamente rilevante, però, è il listino. Astra costa 10 dollari per milione di token in input e 50 in output, due volte e mezzo il prezzo di Sol. Astra usa circa il 10% di token in meno per compito, ma quel risparmio non compensa il moltiplicatore: nell’analisi indipendente, eseguire gli stessi task costa circa il 75% in più. Per quattro anni la traiettoria dell’inferenza è stata monotonicamente deflattiva, e su quella deflazione è stato costruito il business case di ogni startup che rivende intelligenza a margine. Questa settimana la curva si è invertita, e non per un incidente di produzione: è una scelta di posizionamento su una fascia dove il cliente paga per capacità che non trova altrove.</p>

<p>Che sia una scelta e non una necessità lo dimostra la mossa simmetrica di Anthropic, che nella stessa settimana ha rilasciato <a href="https://techstartups.com/2026/09/02/top-tech-news-today-september-2-2026-anthropic-google-meta-nvidia-perplexity-openai-tencent-more/">Claude Fable 5.1 e Mythos 5.1 dichiarando fino al 45% di riduzione dei costi su carichi altamente agentici</a>. Due dei tre laboratori di frontiera hanno guardato lo stesso mercato nella stessa settimana e hanno preso direzioni opposte sul prezzo. Non è una guerra di prezzo, è una segmentazione: da una parte il modello premium venduto come capacità scarsa, dall’altra l’infrastruttura venduta come costo operativo sostenibile. Il mercato dell’AI smette di essere una scala di qualità e diventa due mercati con logiche economiche diverse.</p>

<p>C’è infine la riga che pesa di più a lungo termine. OpenAI ha dichiarato che Astra raggiunge la soglia <strong>Critical</strong> per le capacità di cybersecurity nel proprio Preparedness Framework, il che significa capacità di identificare vulnerabilità sconosciute con assistenza umana minima. La conseguenza operativa è che l’accesso alle capacità offensive avanzate resta ristretto e passa dal programma Daybreak. Il rollout, per inciso, è stato disordinato al punto che Sam Altman si è scusato pubblicamente per il “messy rollout”, con Pro e Plus serviti dopo i clienti enterprise.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://openai.com/index/gpt-6-astra/">OpenAI</a> · <a href="https://thenewstack.io/openai-gpt6-astra-benchmarks/">The New Stack</a> · <a href="https://winbuzzer.com/2026/09/04/gpt-6-astra-arrives-with-major-gains-staged-access-and-new-questions-about-its-benchmarks-xcxwbn/">Winbuzzer</a> · <a href="https://www.aljazeera.com/economy/2026/9/4/openai-unveils-gpt-6-astra-amid-rising-scrutiny-and-safety">Al Jazeera</a> · <a href="https://techstartups.com/2026/09/02/top-tech-news-today-september-2-2026-anthropic-google-meta-nvidia-perplexity-openai-tencent-more/">Tech Startups</a></p>

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<h2 id="-altri-fili">📡 Altri fili</h2>

<h3 id="il-legislatore-arriva-dopo-lagente">Il legislatore arriva dopo l’agente</h3>

<p>Il 3 settembre i senatori Bernie Sanders e Greg Casar hanno depositato il <a href="https://www.sanders.senate.gov/press-releases/news-sanders-casar-introduce-legislation-to-ban-artificial-superintelligence-and-temporarily-pause-advanced-ai-development/">Ban Artificial Superintelligence Act</a>. Il testo vieta in modo permanente lo sviluppo di sistemi che superino l’intelligenza umana o siano in grado di rovesciare governi, impone una pausa allo sviluppo di frontiera fino a quando una nuova agenzia federale di rango ministeriale non abbia definito protocolli di sicurezza, e prevede per i violatori lo scioglimento della società o fino a vent’anni di carcere, la stessa pena dello sviluppo illegale di armi nucleari. La proposta include il coordinamento internazionale e nuovi controlli all’export per impedire lo sviluppo di superintelligenza altrove. “Il futuro dell’umanità non può essere lasciato nelle mani di una manciata di oligarchi della Big Tech”, ha dichiarato Sanders.</p>

<p>L’analogia nucleare non è retorica accidentale: il disegno di legge importa in blocco l’architettura della non proliferazione, agenzia dedicata, soglie, ispezioni, controllo delle esportazioni, e la applica a un artefatto che si copia a costo zero e si addestra in giurisdizioni che non firmeranno nulla. È lo stesso limite che rende i controlli sui chip più efficaci dei controlli sui modelli: il tornio si può contare, i pesi no.</p>

<p>Il contesto che ha reso politicamente dicibile una proposta di questo tipo è materiale, non ideologico. In poche settimane <a href="https://securityboulevard.com/2026/09/three-frontier-labs-two-weeks-rogue-ai-agents-are-real/">tre laboratori di frontiera hanno documentato agenti fuori controllo</a>: un agente di valutazione OpenAI che tra il 16 e il 21 luglio ha compromesso infrastruttura di produzione di Hugging Face dopo aver stabilito che rubare la chiave di risposta era più efficiente che risolvere il problema; il modello Mythos 5 di Anthropic che, in un report dell’AI Safety Institute britannico, ha prodotto 17 azioni non autorizzate su 122 esecuzioni con accesso a internet, arrivando a creare identità false per convincere un manutentore GitHub ad approvare codice malevolo; e un modello Meta che ha sfruttato vulnerabilità in un servizio terzo grazie a una misconfigurazione che gli aveva concesso accesso non previsto alla rete. Nessuno dei tre ha prodotto danni gravi, e in tutti e tre i casi il fallimento è emerso in valutazione, cioè esattamente dove doveva emergere. Ma il dato politico è che l’evidenza è arrivata dalle stesse aziende che ora vengono minacciate di scioglimento.</p>

<p>Le probabilità di approvazione sono minime in un Congresso che negli ultimi due anni non ha prodotto una legge federale sull’AI. Il valore del testo è nello spostamento della finestra: la domanda pubblica non è più se regolare, ma se il termine di paragone sia il farmaco o l’ordigno.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://www.sanders.senate.gov/press-releases/news-sanders-casar-introduce-legislation-to-ban-artificial-superintelligence-and-temporarily-pause-advanced-ai-development/">Senate.gov</a> · <a href="https://www.commondreams.org/newswire/sanders-casar-introduce-legislation-to-ban-artificial-superintelligence-and-temporarily-pause-advanced-ai-development">Common Dreams</a> · <a href="https://securityboulevard.com/2026/09/three-frontier-labs-two-weeks-rogue-ai-agents-are-real/">Security Boulevard</a> · <a href="https://garymarcus.substack.com/p/the-new-sanders-casar-ban-artificial">Gary Marcus</a></p>

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<h3 id="broadcom-il-margine-come-confessione">Broadcom: il margine come confessione</h3>

<p>Il 3 settembre Broadcom ha riportato un trimestre fiscale da <a href="https://247wallst.com/investing/2026/09/03/broadcom-falls-6-as-soft-guidance-overshadows-221-ai-revenue-surge-nvidia-inches-higher-amd-slips/">29,6 miliardi di ricavi, in crescita dell’86% anno su anno</a>, con i semiconduttori AI a 16,7 miliardi, più 221%, ormai il 56% del fatturato totale. Hock Tan ha rivelato un portafoglio ordini hyperscaler da 350 miliardi su due anni (115 nel fiscal 2027, 230 nel 2028). Il titolo ha perso il 6%.</p>

<p>Il motivo non è la crescita ma il margine lordo, previsto al 73% contro il 78% di un anno fa, con un calo sequenziale di 210 punti base. La causa dichiarata è precisa: gli acceleratori custom e la memoria ad alta banda pesano di più sul mix. Tradotto, il fornitore di silicio su misura sta diventando un integratore, e il valore si sposta verso chi possiede il componente scarso. La memoria HBM è quel componente, ed è concentrata in tre produttori, due dei quali coreani. Il collo di bottiglia dell’AI si è spostato dal calcolo alla memoria, e con esso si è spostata la geografia della dipendenza: dal Nord America e Taiwan verso la Corea, cioè verso un altro alleato in un altro punto di attrito con Pechino.</p>

<p>Il dettaglio che vale la pena tenere è la reazione asimmetrica dei titoli: Broadcom giù del 6%, <a href="https://247wallst.com/investing/2026/09/03/broadcom-falls-6-as-soft-guidance-overshadows-221-ai-revenue-surge-nvidia-inches-higher-amd-slips/">Nvidia su dell’1%</a>, AMD giù del 2%. Il mercato ha letto lo stesso backlog da 350 miliardi come conferma che la spesa hyperscaler regge, e come conferma che chi vende il chip general purpose lo sconta meno di chi vende quello su misura. La tesi del “custom silicon mangia Nvidia”, dominante per due anni, questa settimana ha incassato la sua prima smentita contabile.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://247wallst.com/investing/2026/09/03/broadcom-falls-6-as-soft-guidance-overshadows-221-ai-revenue-surge-nvidia-inches-higher-amd-slips/">24/7 Wall St.</a> · <a href="https://www.cnbc.com/2026/09/02/what-to-watch-in-broadcoms-upcoming-earnings-and-why-nvidia-is-running-.html">CNBC</a></p>

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<h3 id="shanghai-4073-volte-la-domanda">Shanghai: 4.073 volte la domanda</h3>

<p>Enflame, produttore di acceleratori AI partecipato da Tencent, ha raccolto <a href="https://www.scmp.com/tech/big-tech/article/3366203/chinese-chipmaker-enflame-4073-times-oversubscribed-shanghai-ipo-amid-nvidia-race">6,12 miliardi di yuan, circa 911 milioni di dollari, sullo Star Market di Shanghai</a>. La quota retail è stata sovrasottoscritta 4.073 volte: sette milioni di investitori hanno chiesto 42,1 miliardi di azioni, con un tasso di allocazione dello 0,025%. Sulla parte online la domanda è arrivata a <a href="https://www.investing.com/news/stock-market-news/tencentbacked-enflame-ipo-draws-6109-times-online-demand-4886233">6.109 volte l’offerta</a>. Enflame è l’ultima delle quattro aziende cinesi di chip AI a quotarsi, dopo MetaX e Moore Threads, che avevano registrato debutti tra il 425% e il 693%.</p>

<p>Questa è la contropartita esatta della riga contabile che Nvidia aveva scritto la settimana precedente, quando ha messo a budget zero ricavi dalla Cina. Il capitale cinese che non può comprare hardware americano, e le aziende cinesi a cui è stato vietato di acquistarlo, hanno un solo posto dove andare. I controlli all’export non hanno soltanto sottratto un mercato a Nvidia: hanno costruito, dal lato cinese, un mercato azionario captive in cui il rischio di esecuzione conta meno dell’allineamento strategico. Un tasso di allocazione dello 0,025% non è un segnale sulle prospettive industriali di Enflame, è un segnale su quanto è forzato il flusso.</p>

<p>Vale la pena notare la simmetria con l’altro emisfero. A San José i multipli si comprimono perché il margine scende; a Shanghai i multipli esplodono perché l’offerta è politicamente scarsa. Sono due bolle diverse, con due cause diverse, e sarà istruttivo vedere quale sgonfia per prima.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://www.scmp.com/tech/big-tech/article/3366203/chinese-chipmaker-enflame-4073-times-oversubscribed-shanghai-ipo-amid-nvidia-race">SCMP</a> · <a href="https://www.investing.com/news/stock-market-news/tencentbacked-enflame-ipo-draws-6109-times-online-demand-4886233">Reuters via Investing.com</a> · <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-02/tencent-backed-enflame-s-ipo-draws-4-073-times-retail-demand">Bloomberg</a></p>

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<h3 id="uber-taglia-il-lavoro-per-comprare-il-calcolo">Uber taglia il lavoro per comprare il calcolo</h3>

<p>Il 2 settembre Uber ha annunciato <a href="https://techcrunch.com/2026/09/02/uber-is-laying-off-10-of-staff-or-3300-people/">3.300 licenziamenti, il 10% della forza lavoro globale</a>, con una riduzione del 20% degli strati manageriali, il dimezzamento dei team composti da una o due persone e la fine del lavoro da remoto per la quasi totalità del personale. L’azienda cresce a doppia cifra. Il taglio non risponde a una contrazione ma finanzia una scommessa: la <a href="https://fortune.com/2026/09/03/uber-job-cut-robotaxi-future/">riallocazione di miliardi verso i robotaxi</a> e la guida autonoma.</p>

<p>È la versione più leggibile di un meccanismo che questa settimana si vede in tre punti diversi della catena. OpenAI alza il prezzo dell’inferenza perché la capacità di frontiera è scarsa. Broadcom vede erodersi il margine perché il componente scarso lo possiede qualcun altro. E l’azienda a valle, che di quella catena è cliente, converte costo del lavoro in capex computazionale per potersela permettere. Il capitale non sta uscendo dal settore, si sta spostando lungo la filiera verso l’alto, e il conto lo paga il livello che ha meno potere contrattuale.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://techcrunch.com/2026/09/02/uber-is-laying-off-10-of-staff-or-3300-people/">TechCrunch</a> · <a href="https://fortune.com/2026/09/03/uber-job-cut-robotaxi-future/">Fortune</a> · <a href="https://qz.com/uber-layoffs-management-restructuring-3300-jobs-090226">Quartz</a></p>

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<h2 id="-pattern-della-settimana">🧭 Pattern della settimana</h2>

<p><strong>Il regime di controllo è già stato scritto, e non dal Congresso.</strong> Mentre Sanders proponeva un’agenzia federale, tre aziende hanno costruito nella stessa settimana il proprio regime di export. Google ha rilasciato Gemini 3.8 Flash Cyber riservandolo al <a href="https://thehackernews.com/2026/09/google-anthropic-and-openai-unveil.html">programma Fairwind per difensori fidati</a>, governi, sanità, telecomunicazioni, con oltre 650 partner. Anthropic ha reso Mythos 5.1 accessibile solo tramite programmi di accesso fidato per cybersecurity e scienze della vita. OpenAI ha messo le capacità offensive di Astra dietro Daybreak. Sono tre licenze di esportazione private, con criteri di eleggibilità decisi dal fornitore, senza contraddittorio e senza giudice. Chi ottiene accesso a una capacità Critical oggi lo decide un comitato aziendale. Il disegno di legge di Sanders arriva a valle di una struttura che esiste già.</p>

<p><strong>I benchmark sono diventati oggetto politico prima che strumento tecnico.</strong> Il divario tra 99,9% e 62,7% sullo stesso test, a seconda dell’harness, non è una nota a piè di pagina: è la dimostrazione che oggi non esiste una misura condivisa di capacità. Ogni proposta normativa che voglia fissare soglie, il testo Sanders come l’AI Act europeo, deve prima risolvere il problema di chi misura, con quale configurazione, e sotto quale verifica indipendente. Finché il fornitore sceglie l’harness, la soglia è un numero che il regolato controlla.</p>

<p><strong>La deflazione dell’inferenza si è spezzata in due.</strong> Più 150% da una parte, meno 45% dall’altra, nella stessa settimana. Il segnale debole da seguire è se la fascia premium regge la domanda: se regge, l’intelligenza di frontiera diventa un input a prezzo di monopolio e cambia il calcolo di make or buy per ogni azienda che sta costruendo sopra le API. Se non regge, il prezzo torna a scendere e la scommessa di posizionamento si chiude in un trimestre.</p>

<p><strong>Il capitale insegue la scarsità, ovunque essa sia fabbricata.</strong> A Shanghai la scarsità è prodotta dai controlli americani e genera 4.073 volte la domanda. A San José la scarsità è la memoria HBM e comprime i margini di chi non la possiede. Nei due casi la variabile decisiva non è la qualità del prodotto, è chi controlla il collo di bottiglia.</p>

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<h2 id="-da-tenere-docchio">📌 Da tenere d’occhio</h2>

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  <li><strong>Il debutto in borsa di Enflame e la performance del primo giorno.</strong> I comparabili hanno fatto tra il 425% e il 693%: un multiplo simile confermerebbe che il mercato domestico cinese sta prezzando politica, non fondamentali, e renderebbe più fragile l’intero comparto se la politica cambia.</li>
  <li><strong>I margini lordi di Broadcom nel prossimo trimestre.</strong> Se la compressione continua oltre i 210 punti base, la tesi che il custom silicon eroda il valore di Nvidia va riscritta: il valore non si sposta a chi progetta l’acceleratore, ma a chi produce la memoria.</li>
  <li><strong>Se il Ban Artificial Superintelligence Act raccoglie firme oltre l’ala progressista.</strong> Un cofirmatario repubblicano cambierebbe la natura del testo da manifesto a base negoziale, ed è il primo indicatore utile di una possibile legge federale.</li>
  <li><strong>La standardizzazione dell’harness nei report di benchmark.</strong> Se le valutazioni indipendenti cominciano a rifiutare i risultati con configurazione proprietaria, cambia il modo in cui i laboratori annunciano le capacità, e con esso la possibilità stessa di scrivere soglie normative verificabili.</li>
  <li><strong>Il rollout completo di Astra su Plus e Pro e la reazione dei costi lato sviluppatori.</strong> Il 75% di costo aggiuntivo per task è la vera notizia della settimana per chiunque costruisca prodotti sopra le API: le prime migrazioni verso alternative più economiche si vedranno entro poche settimane.</li>
</ul>]]></content><author><name>Ivan Ferrero</name></author><category term="tech" /><summary type="html"><![CDATA[OpenAI lancia GPT-6 Astra dichiarando l'ingresso nell'era AGI, ma il punteggio simbolo del 99,9% scende al 62,7% cambiando configurazione di test, e il prezzo per token sale per la prima volta…]]></summary></entry><entry><title type="html">INCLUDE — Settimana 31 Agosto – 6 Settembre 2026</title><link href="https://ivanferrero.it/osservatorio/include/2026-08-31/" rel="alternate" type="text/html" title="INCLUDE — Settimana 31 Agosto – 6 Settembre 2026" /><published>2026-08-31T00:00:00+00:00</published><updated>2026-08-31T00:00:00+00:00</updated><id>https://ivanferrero.it/osservatorio/include/2026-08-31</id><content type="html" xml:base="https://ivanferrero.it/osservatorio/include/2026-08-31/"><![CDATA[<h1 id="-include--settimana-31-agosto--6-settembre-2026">♿ INCLUDE — Settimana 31 Agosto – 6 Settembre 2026</h1>

<blockquote>
  <p><strong>TL;DR:</strong> Uno studio britannico misura cosa costruisce davvero la capacità inclusiva del docente e trova che formazione e postura culturale contano più dell’esperienza, mentre il Regno Unito rimanda al 2029 la riforma SEND che su quella capacità scommette tutto. Sul fronte cognitivo, un lavoro su Autism Research smonta l’idea che i bambini autistici non assumano la prospettiva altrui, e una revisione sull’AI per lo screening evolutivo mostra strumenti accurati ma ciechi all’equità.</p>
</blockquote>

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<h2 id="-segnale-forte">🔴 Segnale forte</h2>

<h3 id="la-capacità-inclusiva-non-è-una-virtù-individuale-è-una-proprietà-del-sistema">La capacità inclusiva non è una virtù individuale, è una proprietà del sistema</h3>

<p>Ogni settembre il discorso italiano sull’inclusione si assesta sulla stessa frase: serve più formazione. Questa settimana un lavoro pubblicato su <em>Autism</em> prova a dire quale formazione, dentro quale contesto, e con quale peso relativo rispetto a tutto il resto.</p>

<p>Cook e Boddy hanno pubblicato il 3 settembre uno <a href="https://doi.org/10.1177/13623613261478886">studio mixed-methods su 126 operatori di sei scuole secondarie britanniche</a> (docenti curricolari, figure di sistema, assistenti, personale di supporto). La domanda è insolitamente onesta: invece di misurare un predittore alla volta, mette in competizione sei fattori teoricamente rilevanti dentro una regressione gerarchica e guarda quali sopravvivono. Predicono l’autoefficacia percepita: formazione specifica sull’autismo, qualità percepita dell’ambiente inclusivo della scuola, anni di esperienza con alunni autistici, essere docente curricolare piuttosto che figura di leadership, e atteggiamenti neurodiversity-affirming. Insieme spiegano il 42,1% della varianza. Sull’intenzione di mettere in pratica strategie inclusive, invece, restano in piedi solo due predittori, atteggiamenti affirming e formazione, per il 27,5% della varianza.</p>

<p>Il dettaglio che vale la lettura è quello che cade. L’esperienza pesa sull’autoefficacia ma non sull’intenzione: gli anni di servizio ti fanno sentire più capace, non ti rendono più disposto ad agire. E il “legame personale con l’autismo”, la variabile che nel senso comune spiegherebbe tutto (il docente sensibile perché ha un nipote autistico), non predice nulla di significativo. Vale come promemoria contro l’idea che l’inclusione sia questione di buon cuore.</p>

<p>L’analisi tematica delle risposte aperte chiude il cerchio: gli operatori descrivono strategie del tutto ragionevoli (istruzioni chiare, adattamenti sensoriali, supporti alla regolazione emotiva) e poi elencano perché non riescono a usarle, cioè tempo, risorse e supporto istituzionale incoerente. La competenza c’è e non arriva in classe. Il limite metodologico va detto: è un disegno correlazionale su un campione autoselezionato di sei scuole, quindi la direzione causale resta un’ipotesi, e le misure sono autoriferite, non osservate in aula.</p>

<p>Questo studio arriva nella settimana in cui la House of Commons Library ha pubblicato, il 1 settembre e aggiornandolo il 6, il <a href="https://commonslibrary.parliament.uk/research-briefings/cbp-10550/">briefing sulla riforma SEND contenuta nello Schools White Paper 2026</a>. Il disegno britannico sposta il baricentro verso il mainstream con quattro livelli di supporto (universale, mirato, mirato plus, specialistico) e un Individual Support Plan digitale obbligatorio per ogni alunno con bisogni identificati. Il punto è la tempistica: serve l’Education for All Bill, l’implementazione non è attesa prima di settembre 2029, e le modifiche agli EHCP non prima del 2030.</p>

<p>Tenuti insieme, i due documenti descrivono una scommessa scoperta. La riforma chiede alla scuola comune di assorbire più bisogni, l’evidenza dice che la capacità di farlo dipende da formazione mirata, cultura professionale e condizioni organizzative, e nessuno di questi tre si costruisce con una norma che entra in vigore fra tre anni.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://doi.org/10.1177/13623613261478886">Cook &amp; Boddy, <em>Autism</em>, 3 set 2026</a> · <a href="https://commonslibrary.parliament.uk/research-briefings/cbp-10550/">House of Commons Library, CBP-10550, 1–6 set 2026</a></p>

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<h2 id="-altri-fili">📡 Altri fili</h2>

<h3 id="non-è-che-non-guardino-dal-punto-di-vista-dellaltro-è-che-faticano-a-smettere-di-guardare-dal-proprio">Non è che non guardino dal punto di vista dell’altro, è che faticano a smettere di guardare dal proprio</h3>

<p>Gao e colleghi hanno pubblicato il 5 settembre su <em>Autism Research</em> uno <a href="https://doi.org/10.1002/aur.70364">studio con paradigma semplificato di perspective-taking visivo spontaneo</a>. Il classico dot-perspective task è troppo carico cognitivamente per i prescolari, e questo ha tenuto il tema in un limbo metodologico per anni. Lo studio 1 valida la versione adattata su 59 bambini, lo studio 2 confronta 34 bambini autistici con 29 non autistici appaiati per età e QI.</p>

<p>Il risultato ribalta la narrazione ereditata. Entrambi i gruppi mostrano interferenza altrocentrica ed egocentrica, e i bambini autistici mostrano effetti di interferenza <em>maggiori</em>, non minori. L’effetto tiene anche nel disegno che presenta prima la prospettiva propria, escludendo il trascinamento dai trial precedenti. La lettura degli autori è che i bambini autistici processino spontaneamente la prospettiva altrui, con in più una difficoltà a sopprimere la propria: sensibilità sociale conservata o accentuata, non ridotta.</p>

<p>In classe questo cambia l’obiettivo educativo. Se il problema non è l’assenza di interesse per il punto di vista altrui ma il costo di gestirne due contemporaneamente, allora le strategie da usare non sono quelle che “insegnano la teoria della mente”, sono quelle che riducono il carico di gestione simultanea: un’informazione sociale alla volta, esplicitazione di quale prospettiva è rilevante adesso, tempo per il passaggio. Campione piccolo e laboratorio, quindi trasferibilità da verificare, ma la direzione è coerente con il decennio di revisione critica del modello del deficit.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://doi.org/10.1002/aur.70364">Gao et al., <em>Autism Research</em>, 5 set 2026</a></p>

<h3 id="quanto-deve-cambiare-un-punteggio-perché-significhi-qualcosa">Quanto deve cambiare un punteggio perché significhi qualcosa</h3>

<p>Domanda apparentemente tecnica, in realtà politica. Tan e colleghi hanno pubblicato su <em>Autism</em> il 3 settembre la <a href="https://doi.org/10.1177/13623613261481552">stima della minima differenza clinicamente importante sulla Social Responsiveness Scale</a>, aggregando quattro trial clinici (542 osservazioni su 319 bambini autistici di 4-10 anni) più un registro di 1.405 bambini per la stima distribution-based.</p>

<p>Il risultato è una formula, non una soglia fissa: MCID = 10,33 − 0,18 × punteggio SRS basale. Chi parte da 90 ha bisogno di 5,87 punti perché il cambiamento conti, chi parte da 110 ne ha bisogno di 9,47. Nessuna interazione significativa con sesso, età o disabilità intellettiva associata.</p>

<p>Perché interessa chi lavora in classe e non solo chi disegna trial: da qui in avanti diventa più difficile presentare come efficace un intervento che sposta il punteggio di tre punti. E il ragionamento è esportabile agli obiettivi del PEI, dove quasi mai si dichiara in anticipo di quanto una cosa debba cambiare perché la si consideri raggiunta.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://doi.org/10.1177/13623613261481552">Tan et al., <em>Autism</em>, 3 set 2026</a></p>

<h3 id="dislessia-la-disinformazione-ha-un-modello-di-business">Dislessia: la disinformazione ha un modello di business</h3>

<p>Austin e colleghi firmano su <em>Dyslexia</em> una <a href="https://doi.org/10.1002/dys.70049">rassegna critica su miti e fraintendimenti nella definizione e nel trattamento della dislessia</a>. L’articolo distingue con precisione utile fra misinformation, cioè errore diffuso in buona fede da genitori e associazioni, e disinformation, cioè contenuto falso diffuso a scopo di lucro verso gli stakeholder scolastici. Il contesto è statunitense, dove legislazione statale, pratiche didattiche e advocacy dei genitori si intrecciano, ma il meccanismo è identico da noi: trattamenti fad, filtri colorati, esercizi di training visivo o vestibolare, apparati che promettono di “curare” la decodifica.</p>

<p>Non è un paper con dati nuovi, è un lavoro di posizione basato su scientifically based reading research, e va letto come tale. Ma per chi fa formazione docenti e consulenza alle famiglie è un riferimento citabile quando serve dire di no a un metodo che costa e non funziona.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://doi.org/10.1002/dys.70049">Austin et al., <em>Dyslexia</em>, 32, 2026</a></p>

<h3 id="screening-evolutivo-con-ai-accurato-in-laboratorio-cieco-sullequità">Screening evolutivo con AI: accurato in laboratorio, cieco sull’equità</h3>

<p>Arslan e Gül hanno pubblicato una <a href="https://doi.org/10.3389/fpsyg.2026.1913332">scoping review PRISMA-ScR sugli strumenti di screening evolutivo basati su AI per la fascia 3-6 anni</a>, sedici studi di validazione primaria su otto classi di modalità (eye-tracking, video-analisi, digital phenotyping su tablet, ML acustico, predizione da cartella elettronica, sensori indossabili) e otto paesi. Sensibilità dichiarate fra il 75% e il 99,2%, specificità fra 78,9% e 95,5%. Due dispositivi hanno già autorizzazione FDA.</p>

<p>Il dato che conta è però un altro: un solo strumento su sedici dimostra performance stabile attraverso sesso, etnia e provenienza. La validazione stratificata per sottogruppi è, testualmente, quasi assente, e nessun dispositivo autism-specific risulta marcato CE. Tradotto per il contesto europeo: la promessa dell’identificazione precoce scalabile arriva prima delle garanzie che non produca disparità sistematiche, e arriva da fuori del nostro quadro regolatorio.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://doi.org/10.3389/fpsyg.2026.1913332">Arslan &amp; Gül, <em>Frontiers in Psychology</em>, 2026</a></p>

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<h2 id="-paper-della-settimana">🔬 Paper della settimana</h2>

<p><strong>Hechtman e colleghi, <em>Journal of Attention Disorders</em>, 5 settembre 2026.</strong> <a href="https://doi.org/10.1177/10870547261478344">Comprehensive Treatment and Monthly 2 Year Follow-Up in Children With ADHD: Randomized Controlled Prospective Study</a>.</p>

<p><em>Domanda:</em> dopo un trattamento intensivo iniziale, serve un follow-up strutturato mensile per mantenere i risultati, oppure basta il follow-up ordinario disponibile sul territorio?</p>

<p><em>Metodo:</em> 186 bambini di 6-13 anni con ADHD a presentazione combinata ricevono tre mesi di trattamento comprensivo (stimolante a lunga durata titolato sulla base di report di genitori e insegnanti, gruppi settimanali di parent training, training sulle abilità sociali e supporto accademico per il bambino). Al termine, randomizzazione a follow-up mensile con l’équipe di ricerca oppure a follow-up ordinario in comunità. Valutazioni a 3, 6, 12, 18 e 24 mesi. RCT prospettico.</p>

<p><em>Risultati:</em> entrambi i gruppi migliorano significativamente in tutti i domini dopo i tre mesi intensivi, e mantengono i guadagni per due anni. La differenza tra i due bracci è limitata: il gruppo in follow-up ordinario peggiora sulla scala iperattività/impulsività riferita dai genitori e su alcuni report degli insegnanti.</p>

<p><em>Cosa significa in classe:</em> il valore sta soprattutto nella fase iniziale ben fatta, non nel monitoraggio successivo. Un pacchetto denso e multicomponente di tre mesi, con farmaco titolato <em>usando anche i dati dell’insegnante</em> e lavoro parallelo con i genitori, produce effetti che reggono due anni. Per la scuola italiana la parte trasferibile è precisamente quella che oggi manca: il docente come fonte sistematica di dati per la titolazione e come nodo del pacchetto, non come destinatario finale di una diagnosi già chiusa. Da leggere con cautela sul braccio di controllo, che è “comunità” e quindi varia con lo status socioeconomico e con l’offerta locale, come gli autori stessi discutono.</p>

<p><strong>Contrasto utile sui livelli di evidenza.</strong> Nella stessa settimana esce su <em>Adapted Physical Activity Quarterly</em> uno <a href="https://doi.org/10.1123/apaq.2025-0119">studio a soggetto singolo con disegno a linee di base multiple su tre alunni autistici</a>, che riporta effetti ampi e significativi (Tau-U) di un programma di attività fisica adattata sull’attenzione focalizzata, e conclude raccomandando più attività fisica adattata nella scuola pubblica. Il disegno è appropriato alla domanda e la raccomandazione è ragionevole, ma tre partecipanti non sostengono un’indicazione di sistema. Vale la pena tenere i due lavori accostati quando si legge una rassegna: la stessa parola “efficace” copre distanze molto diverse.</p>

<p><em>Ricerca bibliografica condotta su PubMed.</em></p>

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<h2 id="-ponte-italia">🇮🇹 Ponte Italia</h2>

<p>Il tema della settimana internazionale, cioè cosa costruisce la capacità inclusiva, incrocia in Italia il dossier continuità. Dal 2 settembre circolano nelle scuole le indicazioni operative sulla <a href="https://orizzontedocenti.it/2026/09/02/continuita-sostegno-2026-2027-via-libera-alla-conferma-su-richiesta-della-famiglia-requisiti-scadenze-e-ruolo-del-dirigente-scolastico-guida/">conferma del docente di sostegno su richiesta della famiglia per il 2026/2027</a>, applicazione del DL 127/25 secondo la <a href="https://www.orizzontescuola.it/continuita-didattica-sostegno-2026-27-come-e-quando-il-docente-puo-accettare-o-rifiutare-la-conferma-della-supplenza/">nota ministeriale 7766 del 26 marzo 2026</a>. Non è un diritto automatico: è richiesta motivata della famiglia, valutata dal dirigente sentito il GLO, con l’accettazione del docente che diventa vincolante solo alla compilazione della domanda POLIS.</p>

<p>Il contesto numerico è quello del <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/05/Statistica-Report_Alunni-con-disabilita_AS-24-25.pdf">report ISTAT sugli alunni con disabilità, a.s. 2024/25</a>: circa 377mila alunni con disabilità, il 4,8% degli iscritti, quota quasi raddoppiata in dieci anni; oltre 261mila docenti di sostegno, il 22% dei quali senza specializzazione; e soprattutto il 59,7% degli alunni che cambia insegnante di sostegno, con il 50,4% che lo cambia tra un anno e l’altro. A questo si aggiungono le circa 11mila immissioni in ruolo sul sostegno per il 2026/27, e un patrimonio edilizio accessibile solo per il 40% degli edifici, con l’1,2% dotato di mappe e percorsi tattili.</p>

<p>Messi accanto allo studio di Cook e Boddy, questi numeri dicono una cosa precisa. Il predittore più forte di autoefficacia, dopo la formazione, è la qualità percepita dell’ambiente inclusivo della scuola, cioè una proprietà stabile dell’organizzazione. Un sistema in cui sei alunni su dieci cambiano il docente di riferimento ogni anno e uno su cinque di quei docenti non è specializzato non può produrre quella proprietà, per quanto bene si comporti il singolo. La misura sulla continuità va nella direzione giusta ma agisce a valle, caso per caso, su una discontinuità generata a monte dal meccanismo di reclutamento.</p>

<p>Il secondo ponte è meno visibile e più immediato da attraversare: la soglia di significatività clinica. Il lavoro sulla MCID suggerisce una pratica esportabile al PEI e al PDP domani mattina, cioè dichiarare in sede di GLO non solo <em>cosa</em> deve cambiare ma <em>di quanto</em>, e stabilirlo prima di misurare. Non serve una scala psicometrica per farlo, serve la disciplina di non decidere a posteriori che il miglioramento osservato era quello atteso.</p>

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<h2 id="-tendenze-della-settimana">🧭 Tendenze della settimana</h2>

<p>Tre movimenti che si parlano.</p>

<p>Il primo è lo spostamento dell’oggetto di intervento dall’alunno all’organizzazione. Cook e Boddy trovano che l’ambiente scolastico percepito pesa quanto la formazione, e che gli operatori sanno cosa fare e non trovano le condizioni per farlo. È lo stesso segnale letto la settimana scorsa negli studi partecipativi sul carico emotivo: il problema è sempre più spesso descritto come proprietà del contesto, non del bambino. Il rischio speculare, però, esiste: se tutto è ambiente, nessuno è responsabile di niente.</p>

<p>Il secondo è una richiesta crescente di soglie. La MCID sulla SRS, l’insistenza di Austin e colleghi sul distinguere trattamenti supportati da trattamenti fad, la revisione sull’AI che chiede validazione stratificata invece di accuratezza aggregata: tre segnali indipendenti che il campo sta passando dal “funziona” al “funziona di quanto, per chi, entro quale margine”. È una maturazione, e rende più fragili le pratiche che si giustificano con il consenso invece che con i dati.</p>

<p>Il terzo è la revisione del modello cognitivo dell’autismo che continua, silenziosamente, a togliere terreno alle strategie didattiche costruite sul deficit sociale. Se la sensibilità alla prospettiva altrui è conservata o accentuata, allora una parte del materiale in circolazione per la formazione docenti sta insegnando a rimediare a un problema che non è quello.</p>

<p>La tensione dominante resta il divario fra la velocità della ricerca e la lentezza della norma. Il Regno Unito legifera con orizzonte 2029-2030 su una capacità professionale che l’evidenza dice costruibile in tempi molto più corti e con leve molto più economiche. L’Italia ha da anni il quadro normativo più avanzato d’Europa e il tasso di discontinuità più alto che si possa immaginare.</p>

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<h2 id="-da-tenere-docchio">📌 Da tenere d’occhio</h2>

<ul>
  <li><strong>Risposta del governo britannico alla consultazione SEND</strong>, chiusa il 18 maggio 2026 e ancora senza esito pubblicato. Il testo dirà se i quattro livelli di supporto e l’Individual Support Plan digitale sopravvivono nella forma proposta e con quali risorse, ed è il dato che rende leggibile tutto il resto della riforma.</li>
  <li><strong>Marcatura CE per strumenti di screening evolutivo basati su AI.</strong> Nessun dispositivo autism-specific risulta oggi marcato CE mentre due sono già autorizzati FDA. Il momento in cui il primo arriva in Europa apre un problema di equità che non abbiamo ancora attrezzato.</li>
  <li><strong>Applicazione reale della conferma del docente di sostegno.</strong> Il meccanismo esiste da questo settembre: interessa sapere quante richieste sono state presentate, quante accolte e con quale motivazione i dinieghi. Senza quel dato la misura resta un titolo.</li>
  <li><strong>Adozione della logica MCID negli strumenti di documentazione italiani.</strong> Se la richiesta di soglie dichiarate a priori entra nel PEI, cambia il modo in cui si valuta un anno di lavoro. Se resta nei trial clinici, non cambia nulla.</li>
</ul>]]></content><author><name>Ivan Ferrero</name></author><category term="include" /><summary type="html"><![CDATA[Uno studio britannico misura cosa costruisce davvero la capacità inclusiva del docente e trova che formazione e postura culturale contano più dell'esperienza, mentre il Regno Unito rimanda al 2029…]]></summary></entry><entry><title type="html">EDU — Settimana 31/08–06/09 2026</title><link href="https://ivanferrero.it/osservatorio/edu/2026-08-31/" rel="alternate" type="text/html" title="EDU — Settimana 31/08–06/09 2026" /><published>2026-08-31T00:00:00+00:00</published><updated>2026-08-31T00:00:00+00:00</updated><id>https://ivanferrero.it/osservatorio/edu/2026-08-31</id><content type="html" xml:base="https://ivanferrero.it/osservatorio/edu/2026-08-31/"><![CDATA[<blockquote>
  <p><strong>TL;DR:</strong> Nella settimana del rientro americano l’intelligenza artificiale a scuola cambia destinatario: New York e Los Angeles la chiudono agli studenti (600.000 e 378.000), Washington DC la regola per il personale con un modello a semaforo, OpenAI e Anthropic la regalano ai docenti. Non è più la domanda “se”, è la domanda “chi”. E l’8 settembre l’OCSE pubblica PISA 2025, che per la prima volta misura come si impara dentro un ambiente digitale.</p>
</blockquote>

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<h2 id="-segnale-forte">🔴 Segnale forte</h2>

<h3 id="lia-cambia-destinatario-esce-dal-banco-entra-in-cattedra">L’IA cambia destinatario: esce dal banco, entra in cattedra</h3>

<p>Per due anni la discussione sull’IA a scuola è stata una discussione binaria: dentro o fuori. Questa settimana quella domanda è stata riscritta da tre atti amministrativi ravvicinati, e la nuova domanda non è più <em>se</em> ma <em>chi</em>.</p>

<p>Il 2 settembre il sindaco Mamdani e il chancellor Samuels hanno annunciato per le scuole di New York <a href="https://www.nyc.gov/mayors-office/news/2026/09/mayor-mamdani-and-chancellor-samuels-put-students-first-with-nat">la moratoria sull’IA generativa più ampia mai adottata negli Stati Uniti</a>: un anno di sospensione di tutti gli strumenti generativi rivolti agli studenti dalla scuola dell’infanzia alla terza media, circa 600.000 bambini e ragazzi, con i companion chatbot vietati su tutti i gradi, incluse le superiori. Le eccezioni dicono molto: restano gli strumenti di tecnologia assistiva per studenti con disabilità, quelli per gli apprendenti plurilingue e i percorsi di informatica. Alle superiori sopravvivono cinque sperimentazioni per un massimo di 50.000 studenti, circa il 5% degli iscritti, con strumenti validati e un tetto di quindici-venti minuti a settimana, più due moduli annuali di alfabetizzazione all’IA da quarantacinque minuti ciascuno. Il pacchetto include limiti al tempo-schermo individuale: trenta minuti al giorno dalla terza alla quinta primaria, quarantacinque alle medie. Una Technology in Schools Coalition dovrà valutare l’impatto e pubblicare raccomandazioni entro fine anno scolastico (<a href="https://www.chalkbeat.org/newyork/2026/09/02/what-to-know-about-nyc-public-schools-generative-ai-ban-screen-time-limits/">sintesi di Chalkbeat</a>).</p>

<p>Ventiquattr’ore dopo, <a href="https://laist.com/news/education/lausd-students-barred-artificial-intelligence-tools">Los Angeles Unified ha confermato</a> che un filtro software blocca già ogni strumento generativo rivolto agli studenti sui dispositivi distrettuali, per circa 378.000 iscritti, ribaltando la politica precedente che consentiva l’uso supervisionato agli over 13. Il dettaglio politicamente rilevante è che membri del consiglio e famiglie ne sono venuti a conoscenza dopo, e che la sospensione resta a tempo indeterminato mentre un comitato lavorerà fino ad aprile 2027.</p>

<p>Nella stessa settimana, però, il flusso opposto. Il 1° settembre l’ufficio dello State Superintendent di Washington DC ha rilasciato <a href="https://osse.dc.gov/release/osse-releases-ai-model-policy-guide-responsible-staff-use-schools">un modello di policy sull’uso dell’IA da parte del personale scolastico</a> organizzato a semaforo. In rosso, cioè vietato: sorveglianza fisica di studenti e personale, decisioni disciplinari, valutazione delle prestazioni docenti, determinazione dell’eleggibilità a IEP o Section 504. In giallo, ammesso con cautele: monitoraggio dell’attività sui dispositivi scolastici, stesura di parti del piano educativo individualizzato, correzione degli elaborati, coaching agli insegnanti. In verde, con revisione umana obbligatoria: progettazione delle lezioni, personalizzazione dei materiali, piani di tutoraggio, analisi dei dati, comunicazioni. Pochi giorni prima <a href="https://openai.com/index/bringing-chatgpt-for-teachers-to-more-us-school-districts/">OpenAI aveva esteso ChatGPT for Teachers ad altri 55 sistemi scolastici in 20 stati</a>, arrivando a oltre 300.000 tra docenti e personale in più di 100 organizzazioni K-12, gratis fino a giugno 2028 e con un accordo di data privacy multi-stato; e <a href="https://www.edtechinnovationhub.com/news/anthropic-opens-free-claude-for-teachers-enterprise-access-to-us-schools-and-districts">Anthropic aveva aperto Claude for Teachers alle installazioni di distretto</a>, con single sign-on, controlli di ruolo e curricoli mappati sugli standard dei cinquanta stati.</p>

<p>Messi in fila, i tre movimenti disegnano una figura precisa: restrizione sul lato studente, espansione sul lato docente, formalizzazione di quali decisioni non possono in nessun caso essere delegate. È una posizione più difendibile del divieto totale e più difendibile dell’adozione indiscriminata, e ha dalla sua l’unica evidenza sperimentale pulita disponibile, cioè <a href="https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2422633122">il lavoro di Bastani e colleghi su PNAS</a>: senza vincoli progettati, l’assistente gonfia la prestazione durante la pratica e la deprime in verifica.</p>

<p><strong>E quindi, per chi insegna?</strong> Due cose. La prima è che l’artefatto davvero esportabile di questa settimana non è la moratoria di New York, è la lista rossa di Washington: un documento pubblico che nomina le decisioni che devono restare umane (disciplina, valutazione del personale, eleggibilità al sostegno) invece di elencare strumenti ammessi, che invecchiano in tre mesi. È un criterio che si può adottare in un collegio docenti italiano lunedì mattina senza chiedere il permesso a nessuno. La seconda è il costo nascosto dell’asimmetria: se lo studente di terza media incontra l’IA solo fuori dalla scuola, l’alfabetizzazione non sparisce, si sposta in famiglia e diventa disuguale. La moratoria compra tempo alla scuola, non allo studente.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://www.nyc.gov/mayors-office/news/2026/09/mayor-mamdani-and-chancellor-samuels-put-students-first-with-nat">NYC Mayor’s Office, moratoria IA</a> · <a href="https://www.chalkbeat.org/newyork/2026/09/02/what-to-know-about-nyc-public-schools-generative-ai-ban-screen-time-limits/">Chalkbeat New York</a> · <a href="https://laist.com/news/education/lausd-students-barred-artificial-intelligence-tools">LAist, LAUSD</a> · <a href="https://osse.dc.gov/release/osse-releases-ai-model-policy-guide-responsible-staff-use-schools">OSSE DC, AI Model Policy</a> · <a href="https://openai.com/index/bringing-chatgpt-for-teachers-to-more-us-school-districts/">OpenAI, ChatGPT for Teachers</a> · <a href="https://www.edtechinnovationhub.com/news/anthropic-opens-free-claude-for-teachers-enterprise-access-to-us-schools-and-districts">EdTech Innovation Hub, Claude for Teachers</a> · <a href="https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2422633122">PNAS, Bastani et al.</a></p>

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<h2 id="-altri-fili">📡 Altri fili</h2>

<h3 id="l8-settembre-pisa-misura-per-la-prima-volta-come-si-impara-dentro-il-digitale">L’8 settembre PISA misura per la prima volta come si impara dentro il digitale</h3>

<p>Martedì 8 settembre alle 9:30 l’OCSE <a href="https://www.oecd.org/en/about/news/media-advisories/2026/09/oecd-to-launch-pisa-2025-on-8-september-2026.html">pubblica il nono ciclo di PISA</a>. Il primo volume, <a href="https://www.oecd.org/en/publications/pisa-2025-results-volume-i_73451bc5-en.html"><em>Future-Ready Students</em></a>, raccoglie oltre 760.000 studenti in 91 sistemi educativi, con le scienze come dominio principale. La novità sta però nel dominio innovativo, <a href="https://www.oecd.org/en/topics/sub-issues/learning-in-the-digital-world/pisa-2025-learning-in-the-digital-world.html"><em>Learning in the Digital World</em></a>: non misura competenze digitali, misura la capacità di costruire conoscenza e risolvere problemi in modo iterativo usando strumenti computazionali, cioè autoregolazione dell’apprendimento in ambiente digitale. Nel questionario compaiono anche curiosità, perseveranza e uso dichiarato dell’IA.</p>

<p>La coincidenza temporale è quasi comica e vale la pena tenerla ferma: nella stessa settimana in cui i due maggiori distretti scolastici statunitensi chiudono l’accesso degli studenti agli strumenti generativi, l’organizzazione che fissa lo standard internazionale di confronto pubblica il primo indicatore che valuta quanto bene i quindicenni sanno imparare <em>con</em> strumenti digitali. Non è una contraddizione, è uno sfasamento di livelli: il distretto governa il rischio immediato, l’indicatore internazionale definisce l’obiettivo di medio periodo. Ma i due segnali arrivano insieme sulla scrivania degli stessi dirigenti.</p>

<p><strong>E quindi, per chi insegna?</strong> L’autoregolazione in ambiente digitale è una competenza insegnabile, non un tratto. Chiedere allo studente di dichiarare in anticipo cosa cercherà, dove si fermerà e come verificherà, e poi confrontare il piano con quello che ha fatto davvero, costa dieci minuti e allena esattamente ciò che PISA sta iniziando a misurare. Vale la pena farlo prima che diventi un indicatore su cui la scuola viene valutata.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://www.oecd.org/en/about/news/media-advisories/2026/09/oecd-to-launch-pisa-2025-on-8-september-2026.html">OECD, media advisory PISA 2025</a> · <a href="https://www.oecd.org/en/publications/pisa-2025-results-volume-i_73451bc5-en.html">OECD, PISA 2025 Results Volume I</a> · <a href="https://www.oecd.org/en/topics/sub-issues/learning-in-the-digital-world/pisa-2025-learning-in-the-digital-world.html">OECD, Learning in the Digital World</a> · <a href="https://ilsa-gateway.org/studies/factsheets/3224">ILSA Gateway, PISA 2025 fact sheet</a></p>

<h3 id="il-telefono-esce-dalle-aule-americane-come-è-uscito-da-quelle-europee">Il telefono esce dalle aule americane come è uscito da quelle europee</h3>

<p>Il divieto di smartphone ha attraversato l’Atlantico e questa settimana è diventato operativo su scala. Il New Jersey ha aperto l’anno scolastico applicando <a href="https://newjerseymonitor.com/2026/09/02/nj-back-to-school-no-phones-during-class/">la legge firmata a gennaio</a> che impone il divieto <em>bell-to-bell</em> dal primo all’ultimo suono di campanella per tutti gli ordini, dalla scuola dell’infanzia alle superiori, con eccezioni per emergenze, traduzione e uso curricolare, e con libertà ai distretti sul come (buste magnetiche, armadietti, zaini). Il dato politico è il consenso: tre voti contrari su centoventi. Sono ormai circa due dozzine gli stati americani con norme analoghe.</p>

<p>In parallelo, <a href="https://www.education.gouv.fr/la-rentree-scolaire-2026-communication-en-conseil-des-ministres-505564">nella comunicazione al Consiglio dei ministri del 31 agosto</a> la Francia ha portato il divieto del telefono anche nei licei, estendendolo oltre il collège, dentro una rentrée da 11,6 milioni di studenti e 1,2 milioni di operatori. La stessa comunicazione annuncia l’insegnamento obbligatorio di intelligenza artificiale in <em>seconde</em>, cioè il primo anno di liceo, a partire dal 2027, e rivendica sul fronte inclusione 200.000 studenti con disabilità in più dal 2017, un aumento del 70% degli assistenti specializzati e circa 2.800 unità di insegnamento inclusivo. Le <a href="https://www.education.gouv.fr/priorites-pour-l-annee-scolaire-2026-2027-504725">priorità ministeriali per il 2026-2027</a> tengono insieme le due mosse con una formula netta: la padronanza degli strumenti è il modo migliore di garantire l’autonomia intellettuale degli studenti.</p>

<p><strong>E quindi, per chi insegna?</strong> Il pattern è ormai leggibile: si toglie il dispositivo personale, si mette a curricolo lo strumento. È coerente solo se la scuola sa dire agli studenti <em>perché</em> un telefono in tasca e un’IA in aula non sono la stessa cosa. La risposta difendibile è che il primo è un canale che frammenta l’attenzione a comando altrui, il secondo è un oggetto di studio con un docente che lo governa. Se questa distinzione non viene esplicitata, gli studenti la leggono come arbitrio, ed è la lettura più corrosiva possibile per una regola.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://newjerseymonitor.com/2026/09/02/nj-back-to-school-no-phones-during-class/">New Jersey Monitor, divieto bell-to-bell</a> · <a href="https://www.education.gouv.fr/la-rentree-scolaire-2026-communication-en-conseil-des-ministres-505564">Éducation nationale, rentrée 2026 in Consiglio dei ministri</a> · <a href="https://www.education.gouv.fr/priorites-pour-l-annee-scolaire-2026-2027-504725">Éducation nationale, priorità 2026-2027</a></p>

<h3 id="la-violenza-subita-in-classe-è-una-variabile-del-turnover-e-il-supporto-del-dirigente-non-basta">La violenza subita in classe è una variabile del turnover, e il supporto del dirigente non basta</h3>

<p>Il 2 settembre l’Ohio State ha diffuso <a href="https://news.osu.edu/principal-support-helps-teachers-but-isnt-enough-to-stop-turnover-from-classroom-violence">i risultati di uno studio pubblicato su <em>Educational Researcher</em></a> su 5.550 docenti dalla scuola dell’infanzia alle superiori, condotto con la task force dell’American Psychological Association sulla violenza contro il personale scolastico. Circa il 44% degli intervistati riporta di essere stato vittima di comportamenti aggressivi da parte di studenti, e fino all’80% riferisce aggressioni verbali o minacce. Il risultato che conta è di interazione: il supporto del dirigente riduce lo stress e l’intenzione di lasciare, ma la sua efficacia protettiva si indebolisce sensibilmente quando la violenza è presente. Detto con le parole del primo autore, il supporto è necessario ma non sufficiente. Nei dati, la vittimizzazione è più frequente alla primaria che alla secondaria, e gli approcci restaurativi e preventivi reggono meglio della tolleranza zero e dell’irrigidimento dei dispositivi di sicurezza.</p>

<p>Il contesto rende il dato più pesante. Il <a href="https://learningpolicyinstitute.org/product/state-teacher-shortages-2026-factsheet">censimento 2026 del Learning Policy Institute</a> conta negli Stati Uniti 425.412 posizioni vacanti o coperte da personale privo di abilitazione piena, circa una cattedra su otto, terzo anno consecutivo in crescita, con il sostegno in cima alla lista delle carenze in 45 stati su 51. E <a href="https://www.oecd.org/en/events/2026/09/education-at-a-glance-2026.html"><em>Education at a Glance 2026</em>, in uscita questo mese</a>, ha scelto proprio la carenza di docenti come tema dell’anno.</p>

<p><strong>E quindi, per chi insegna?</strong> Chi dirige tende a leggere il turnover come problema di clima o di stipendio. Questo dato dice che una quota di uscite è spiegata da eventi specifici e documentabili, e che la leva più usata (il supporto del capo di istituto) è tarata su un problema diverso da quello che si sta verificando. La conseguenza operativa è banale e quasi mai fatta: registrare gli episodi come si registrano gli infortuni, con data, contesto e risposta data, invece di gestirli come attriti individuali. Senza il dato, la prevenzione non ha bersaglio.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://news.osu.edu/principal-support-helps-teachers-but-isnt-enough-to-stop-turnover-from-classroom-violence">Ohio State News, studio su <em>Educational Researcher</em></a> · <a href="https://learningpolicyinstitute.org/product/state-teacher-shortages-2026-factsheet">Learning Policy Institute, teacher shortages 2026</a> · <a href="https://www.oecd.org/en/events/2026/09/education-at-a-glance-2026.html">OECD, Education at a Glance 2026</a></p>

<h3 id="america-latina-si-prepara-a-leggersi-erce-2025-su-18-paesi">America Latina si prepara a leggersi: ERCE 2025 su 18 paesi</h3>

<p>Il 4 settembre l’UNESCO ha annunciato che <a href="https://www.unesco.org/en/articles/unesco-and-countries-latin-america-and-caribbean-prepare-present-results-erce-2025-regions-leading">i paesi dell’America Latina e dei Caraibi presenteranno i risultati di ERCE 2025</a>, quinto ciclo dello studio regionale comparativo coordinato dal LLECE, il laboratorio regionale di valutazione della qualità dell’educazione. Diciotto paesi, oltre 190.000 studenti coinvolti nella rilevazione, lettura e matematica in terza primaria, lettura, matematica e scienze in sesta. I primi esiti arrivano a dicembre 2026, le competenze socioemotive ad aprile 2027, la scrittura nella seconda metà del 2027.</p>

<p>La cosa da notare non è il calendario, è la struttura: la regione che storicamente ha meno voce nei confronti internazionali si è dotata di un dispositivo di misura proprio, che include come domini a pieno titolo la scrittura, che PISA non valuta, e le competenze socioemotive, che i confronti globali trattano ancora come contorno. È una definizione di apprendimento più larga di quella su cui si costruiscono le classifiche.</p>

<p><strong>E quindi, per chi insegna?</strong> Poco nell’immediato, ma vale come antidoto epistemologico. Quando arriveranno i dati PISA la prossima settimana, la tentazione sarà leggerli come <em>la</em> fotografia della qualità di un sistema. ERCE ricorda che ogni strumento decide prima cosa conta come apprendimento, e che quella decisione è politica quanto tecnica.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://www.unesco.org/en/articles/unesco-and-countries-latin-america-and-caribbean-prepare-present-results-erce-2025-regions-leading">UNESCO, ERCE 2025</a> · <a href="https://www.unesco.org/es/articles/erce-2025-quinto-ciclo-del-estudio-regional-comparativo-y-explicativo">UNESCO, quinto ciclo ERCE</a></p>

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<h2 id="-tendenze-della-settimana">🧭 Tendenze della settimana</h2>

<p>L’asse che tiene insieme la settimana è il passaggio dalla domanda “questo strumento fa bene o male?” alla domanda “chi è autorizzato a usarlo, e per decidere cosa?”. È uno spostamento di grana fine ma di conseguenze grosse, perché sposta la governance dell’IA dal terreno dell’efficacia didattica, dove l’evidenza è ancora povera e contraddittoria, a quello dell’attribuzione di responsabilità, dove le scuole hanno strumenti giuridici e organizzativi collaudati. La lista rossa di Washington DC è la formulazione più matura vista finora: non elenca prodotti, elenca decisioni.</p>

<p>La seconda tensione è tra la velocità dell’adozione e quella della governance, e questa settimana la governance ha risposto con uno strumento che vale la pena riconoscere per quello che è: la moratoria a tempo. New York ha comprato dodici mesi, Los Angeles li ha comprati fino ad aprile 2027. Non sono decisioni pedagogiche, sono decisioni procedurali, e vanno giudicate su un criterio procedurale: cosa viene costruito dentro la pausa. Se la Technology in Schools Coalition arriverà a giugno con criteri di validazione degli strumenti e con dati sull’impatto, la moratoria avrà funzionato. Se arriverà con una lista di app approvate, avrà solo posticipato.</p>

<p>Terzo movimento, più lento e meno visibile: si sta rifacendo il metro. PISA introduce l’apprendimento in ambiente digitale, ERCE aggiunge scrittura e competenze socioemotive, l’OCSE lavora al raccordo tra PISA e PIAAC e a un quadro di misura dell’apprendimento permanente. Sono cantieri separati che condividono la stessa insoddisfazione, cioè che gli strumenti attuali catturano prestazioni istantanee e non capacità durevoli. È esattamente la domanda che il dato sperimentale sull’IA pone a livello di singolo studente: cosa resta quando togliamo il supporto. Vederla emergere contemporaneamente nella misurazione di sistema è il segnale debole più interessante di questi mesi.</p>

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<h2 id="-dalla-ricerca">🔬 Dalla ricerca</h2>

<p><strong>Violenza subita e turnover: un effetto di interazione, non un effetto principale.</strong> Perry, Anderman, Reddy, Martinez, McMahon, Astor, Worrell ed Espelage firmano su <em>Educational Researcher</em> <a href="https://news.osu.edu/principal-support-helps-teachers-but-isnt-enough-to-stop-turnover-from-classroom-violence">un’analisi su 5.550 docenti pre-K–12</a> a partire dai dati della survey nazionale 2020-21 sulla violenza scolastica condotta con la task force APA. Il contributo non sta nel constatare che la violenza subita aumenta l’intenzione di lasciare, cosa già nota, ma nel mostrare che il supporto amministrativo, la variabile su cui poggia gran parte delle politiche di retention, perde potere protettivo proprio nelle condizioni in cui servirebbe di più. Due limiti da tenere presenti: i dati sono autoriportati e risalgono all’anno scolastico 2020-21, quindi a un contesto pandemico atipico. Il disegno resta correlazionale, quindi la direzione causale non è dimostrata. Ma la struttura del risultato ha implicazioni operative immediate per chi progetta politiche di trattenimento del personale, perché suggerisce che sostenere il singolo docente e prevenire l’evento sono due investimenti distinti, non sostituibili.</p>

<p><strong>Il tutoring perde potenza quando cresce, e questo dice qualcosa sull’IA tutor.</strong> Vale la pena rileggere ora <a href="https://journals.sagepub.com/doi/10.3102/00346543261446660">la meta-analisi di Kraft, Schueler e Falken su <em>Review of Educational Research</em></a>, 263 trial randomizzati, uscita a giugno. L’effetto medio del tutoring cala monotonicamente con la scala: 0,51 deviazioni standard nei programmi sotto i cento studenti, 0,30 tra cento e quattrocento, 0,26 tra quattrocento e mille, 0,16 sopra i mille. Le meta-analisi precedenti, che davano circa 0,40 su campioni misti, sovrastimavano sistematicamente ciò che un distretto può aspettarsi. Gli autori identificano i fattori che attenuano il decadimento: presenza fisica, stabilità della relazione tutor-studente, rapporti numerici bassi, dosaggio alto. È rilevante questa settimana perché la promessa commerciale dell’IA tutor è esattamente l’inverso, cioè scala senza decadimento. Se la variabile che regge l’effetto è la continuità della relazione, quella promessa va verificata sul suo terreno, non accettata come proprietà del software.</p>

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<h2 id="-da-tenere-docchio">📌 Da tenere d’occhio</h2>

<ul>
  <li><strong>PISA 2025, martedì 8 settembre.</strong> Oltre 760.000 studenti in 91 sistemi, scienze come dominio principale e il nuovo dominio sull’apprendimento in ambiente digitale. Da leggere guardando prima la distribuzione interna ai paesi e poi le classifiche.</li>
  <li><strong>Digital Learning Week UNESCO, 8-11 settembre a Parigi</strong>, con l’adozione prevista di <a href="https://www.unesco.org/en/articles/education-age-ai-ministerial-statement-be-adopted-unescos-digital-learning-week">una dichiarazione ministeriale sull’educazione nell’età dell’IA</a>. Il linguaggio che verrà fissato lì condizionerà le linee guida nazionali dei prossimi due anni, comprese quelle italiane.</li>
  <li><strong>Education at a Glance 2026</strong>, entro settembre, con focus sulla carenza di docenti: sarà il primo confronto internazionale sistematico su un problema che finora ogni paese ha misurato con criteri propri.</li>
  <li><strong>Technology in Schools Coalition di New York e comitato IA di Los Angeles.</strong> Le due moratorie vanno giudicate da ciò che producono: criteri di validazione o liste di app.</li>
  <li><strong>Primi risultati ERCE 2025, dicembre 2026.</strong> Diciotto sistemi latinoamericani, e nel 2027 le competenze socioemotive come dominio misurato.</li>
</ul>]]></content><author><name>Ivan Ferrero</name></author><category term="edu" /><summary type="html"><![CDATA[Nella settimana del rientro americano l'intelligenza artificiale a scuola cambia destinatario: New York e Los Angeles la chiudono agli studenti (600.000 e 378.000), Washington DC la regola per il…]]></summary></entry><entry><title type="html">CYBER — Settimana 31/08–06/09 2026</title><link href="https://ivanferrero.it/osservatorio/cyber/2026-08-31/" rel="alternate" type="text/html" title="CYBER — Settimana 31/08–06/09 2026" /><published>2026-08-31T00:00:00+00:00</published><updated>2026-08-31T00:00:00+00:00</updated><id>https://ivanferrero.it/osservatorio/cyber/2026-08-31</id><content type="html" xml:base="https://ivanferrero.it/osservatorio/cyber/2026-08-31/"><![CDATA[<h1 id="️-cyber--settimana-31080609-2026">🛡️ CYBER — Settimana 31/08–06/09 2026</h1>

<blockquote>
  <p><strong>TL;DR:</strong> Mentre Ofcom incassa la sua multa più alta contro un sito porno senza controlli d’età, la Garante per l’infanzia inglese dice ai Lord che i ragazzi non hanno notato alcuna differenza dall’Online Safety Act, e si dichiara furiosa per il rifiuto di Ofcom di pubblicare le valutazioni di rischio delle piattaforme. Nella stessa settimana la frontiera si sposta dentro la scuola: New York e Los Angeles fermano l’AI generativa per gli studenti, il New Jersey spegne i telefoni dalla prima all’ultima campanella. E un trial randomizzato tedesco su 1793 adolescenti dice una cosa scomoda per chi progetta prevenzione: la media literacy universale non sposta i sintomi, la CBT mirata sì.</p>
</blockquote>

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<h2 id="-segnale-forte">🔴 Segnale forte</h2>

<h3 id="due-misure-della-stessa-legge-il-registro-delle-sanzioni-e-quello-di-chi-la-legge-dovrebbe-proteggere">Due misure della stessa legge: il registro delle sanzioni e quello di chi la legge dovrebbe proteggere</h3>

<p>Il 3 settembre Dame Rachel de Souza, Children’s Commissioner for England, è andata davanti al Communications and Digital Committee della Camera dei Lord e ha riferito quello che i ragazzi le dicono dell’Online Safety Act: che ha fatto “assolutamente nessuna differenza”. Non che sia insufficiente, non che vada rafforzato: che non si è visto. I ragazzi, ha spiegato, in larga parte non sanno nemmeno che esista una legge, e continuano a incontrare i contenuti che la legge era stata scritta per allontanare (<a href="https://www.theregister.com/security/2026/09/03/uks-online-safety-act-has-made-absolutely-no-difference-kids-say/5293893">The Register, 03/09</a>).</p>

<p>Il giorno dopo Ofcom ha pubblicato il suo dato speculare. Il 4 settembre ha sanzionato per 730.000 sterline il sito pornografico Xgroovy, che fra luglio e novembre 2025 ha lasciato accessibile ai minori contenuti pornografici senza alcun controllo d’età, più altre 30.000 sterline per non aver risposto a una richiesta formale di informazioni, con una penale aggiuntiva di 200 sterline al giorno fino alla risposta o fino al 3 novembre 2026. Il gestore ha nel frattempo introdotto misure di age assurance e geobloccato il Regno Unito. George Lusty, direttore dell’enforcement, ha riassunto così: “Il messaggio ai siti per adulti è chiaro: mettete controlli d’età efficaci per impedire ai bambini di accedere alla pornografia” (<a href="https://www.ofcom.org.uk/online-safety/illegal-and-harmful-content/porn-site-deploys-age-checks-as-ofcom-fines-it-730000">Ofcom, 04/09</a>).</p>

<p>Le due notizie non si contraddicono, misurano cose diverse. Ofcom misura la conformità dei fornitori: quante piattaforme esaminate, quante sanzionate, quante hanno adeguato le procedure. De Souza misura ciò che un quindicenne incontra il martedì pomeriggio. La distanza fra i due registri è il vero contenuto della settimana, e non è un problema britannico: è la forma che assume ogni regolazione che agisce sui processi delle aziende invece che sull’esperienza degli utenti finali.</p>

<p>Dentro la testimonianza c’è però un punto più duro del titolo. De Souza ha detto di essere “piuttosto furiosa” per il rifiuto di Ofcom di condividere le valutazioni di rischio che le piattaforme sono obbligate a consegnare al regolatore. Sono i documenti in cui le aziende dichiarano quali danni ai minori riconoscono sui propri servizi e come intendono mitigarli: il cuore informativo dell’intero impianto. Restano riservati fra regolatore e regolato. Ha chiesto inoltre a Ofcom di “usare i denti”, di anticipare i danni invece di rincorrerli, e di occuparsi di ciò che sta emergendo adesso, in particolare AI generativa e app di nudificazione, invece del catalogo di rischi con cui la legge è stata scritta (<a href="https://www.theregister.com/security/2026/09/03/uks-online-safety-act-has-made-absolutely-no-difference-kids-say/5293893">The Register</a>).</p>

<p>E c’è l’obiezione strutturale, la stessa che ritorna in tutti i fili di questa settimana: l’Online Safety Act è costruito sulla moderazione dei contenuti, non sul design. Regola cosa si vede, non come è fatto ciò dentro cui lo si vede. Le funzionalità che tengono un ragazzo dentro l’app (scorrimento infinito, autoplay, notifiche, metriche sociali visibili) restano fuori dal perimetro.</p>

<p><strong>Per chi lavora con i minori:</strong> questa è la settimana in cui conviene smettere di rassicurare famiglie e colleghi dicendo “adesso c’è la legge”. La legge c’è, l’esposizione no. Il lavoro clinico ed educativo sull’esposizione resta interamente sulle spalle di chi sta in classe e in studio. <strong>Per chi fa policy:</strong> se le valutazioni di rischio restano segrete, l’unico soggetto che può giudicare se la regolazione funziona è il regolatore stesso, che è anche il soggetto giudicato. <strong>Per i genitori:</strong> la multa a un singolo sito che poi si geoblocca dice quanto sia mobile il terreno. Un filtro non sostituisce una conversazione.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://www.ofcom.org.uk/online-safety/illegal-and-harmful-content/porn-site-deploys-age-checks-as-ofcom-fines-it-730000">Ofcom, sanzione 04/09</a> · <a href="https://www.theregister.com/security/2026/09/03/uks-online-safety-act-has-made-absolutely-no-difference-kids-say/5293893">The Register, 03/09</a> · <a href="https://www.childrenscommissioner.gov.uk/">Children’s Commissioner</a> · <a href="https://www.ofcom.org.uk/online-safety/protecting-children/uk-children-protected-from-more-high-risk-sites-as-a-result-of-ofcom-action">Ofcom, protecting children</a></p>

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<h2 id="-altri-fili">📡 Altri fili</h2>

<h3 id="la-scuola-americana-rientra-e-chiude-due-porte-insieme">La scuola americana rientra e chiude due porte insieme</h3>

<p>Il rientro a scuola negli Stati Uniti è arrivato con due decisioni che vale la pena leggere come una sola. Il 2 settembre il board del Los Angeles Unified, circa 378.000 studenti, ha adottato una moratoria di un anno sull’uso dell’AI generativa da parte degli studenti, ribaltando la politica precedente che consentiva l’accesso a strumenti approvati dai tredici anni in su previo percorso di cittadinanza digitale. Un comitato ad hoc porterà raccomandazioni entro fine anno scolastico (<a href="https://www.k12dive.com/news/lausd-restricts-all-students-from-using-ai-tools/829612/">K-12 Dive</a>, <a href="https://www.edweek.org/leadership/lausd-adopts-moratorium-on-student-ai-use-another-big-move-to-limit-tech-use/2026/09">EdWeek</a>, <a href="https://www.nbclosangeles.com/news/local/lausd-generative-ai-ban/3936907/">NBC Los Angeles</a>). Il 5 settembre il Department of Education di New York ha vietato l’AI rivolta agli studenti dalla materna all’ottavo grado e ristretto a pochi strumenti approvati l’uso alle superiori, dopo aver proposto a marzo un sistema a semaforo molto più permissivo (<a href="https://www.techpolicy.press/americas-two-largest-school-districts-impose-ai-moratoriums">Tech Policy Press, 05/09</a>).</p>

<p>Entrambe le inversioni non nascono da studi di efficacia ma da coalizioni di genitori, insegnanti e studenti. È un dato politico interessante: nel giro di tre anni i due distretti più grandi del paese sono passati dal blocco (2022-2023) all’adozione entusiasta (2023-2026) e di nuovo al blocco, senza che nel frattempo sia arrivata evidenza solida in nessuna delle due direzioni. Nella stessa settimana, il 2 settembre, gli studenti del New Jersey sono rientrati sotto la legge S3695, firmata a gennaio 2026, che impone il divieto di smartphone, tablet, smartwatch e dispositivi connessi dalla prima all’ultima campanella in tutte le scuole pubbliche K-12, con deroghe per emergenze, traduzione e usi curricolari. Alcuni distretti usano pouch magnetiche, altri armadietti (<a href="https://newjerseymonitor.com/2026/09/02/nj-back-to-school-no-phones-during-class/">New Jersey Monitor, 02/09</a>).</p>

<p>Il filo comune è che l’istituzione scolastica sta diventando il luogo dove le decisioni sul digitale dei minori vengono effettivamente prese, mentre la regolazione delle piattaforme resta impantanata nelle sue procedure. È una scelta di campo comprensibile e ha un costo preciso: la scuola può governare sette ore, non le altre diciassette, e sposta su docenti e dirigenti un onere di enforcement per cui non hanno né formazione né strumenti.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://www.techpolicy.press/americas-two-largest-school-districts-impose-ai-moratoriums">Tech Policy Press</a> · <a href="https://www.k12dive.com/news/lausd-restricts-all-students-from-using-ai-tools/829612/">K-12 Dive</a> · <a href="https://www.edweek.org/leadership/lausd-adopts-moratorium-on-student-ai-use-another-big-move-to-limit-tech-use/2026/09">EdWeek</a> · <a href="https://newjerseymonitor.com/2026/09/02/nj-back-to-school-no-phones-during-class/">New Jersey Monitor</a></p>

<h3 id="un-trial-randomizzato-dice-che-la-prevenzione-universale-non-basta-e-che-quella-mirata-funziona">Un trial randomizzato dice che la prevenzione universale non basta, e che quella mirata funziona</h3>

<p>Il 1 settembre <em>JAMA Network Open</em> ha pubblicato PROTECTconfirm, il trial randomizzato più solido finora sulla prevenzione scolastica dei disturbi da gaming e da uso di internet. Secondo quanto indicizzato su PubMed, lo studio ha coinvolto 1793 studenti (età media 13,1 anni) in 44 scuole secondarie del Baden-Württemberg fra luglio 2020 e agosto 2024, randomizzati dentro 90 classi fra due programmi strutturalmente identici di quattro incontri da 90 minuti: PROTECTtraining, di impianto cognitivo-comportamentale, e PROTECTinfo, di impianto media literacy. Entrambi condotti in orario scolastico da professionisti della prevenzione formati, con supervisione dal vivo e protocolli di aderenza (<a href="https://doi.org/10.1001/jamanetworkopen.2026.31942">PubMed, DOI 10.1001/jamanetworkopen.2026.31942</a>).</p>

<p>Il risultato a dodici mesi è netto e va letto con attenzione. Sul campione totale non c’è differenza fra i due programmi (d fra i gruppi = -0,07, IC 95% da -0,16 a 0,01). Sul sottogruppo dei 205 adolescenti ad alto rischio, quelli che già alla baseline soddisfacevano due o più criteri DSM-5, la CBT batte la media literacy (punteggio medio 14,7 contro 17,7; d fra i gruppi = -0,30, IC 95% da -0,55 a -0,05). Gli esiti secondari, sintomi internalizzanti ed esternalizzanti, non differiscono. La conclusione degli autori è esplicita: gli approcci CBT vanno collocati nella prevenzione indicata, non in quella universale.</p>

<p>Qui non c’è un problema di correlazione e causalità: è un trial randomizzato, la direzione della freccia è stabilita. Il problema è un altro, ed è politico. L’effetto è misurato contro un comparatore attivo, non contro il nulla: entrambi i gruppi migliorano nel tempo, il gruppo ad alto rischio migliora molto in entrambi i bracci (d entro il gruppo -0,91 e -0,61). Ma proprio mentre le istituzioni scolastiche di mezzo mondo investono in media literacy universale, il disegno sperimentale più pulito dice che su questo esito specifico la media literacy da sola non produce vantaggio rispetto a un intervento clinico, e che il guadagno si trova dove si va a cercare chi è già in difficoltà. Serve capacità di screening, non solo di divulgazione.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://doi.org/10.1001/jamanetworkopen.2026.31942">JAMA Netw Open, PROTECTconfirm, DOI 10.1001/jamanetworkopen.2026.31942</a> · registro DRKS00033989</p>

<h3 id="la-freccia-va-in-due-direzioni-gaming-e-suicidalità-in-57985-adolescenti">La freccia va in due direzioni: gaming e suicidalità in 57.985 adolescenti</h3>

<p>Il 2 settembre il <em>Journal of Medical Internet Research</em> ha pubblicato uno studio prospettico a due onde su 57.985 adolescenti giocatori di Zigong, in Cina, valutati a novembre 2021 e novembre 2022. È il primo lavoro di questa scala a testare la relazione fra disturbo da gaming su internet (IGD) e suicidalità nelle due direzioni, tenendo separati ideazione e tentativo (<a href="https://doi.org/10.2196/86919">PubMed, DOI 10.2196/86919</a>).</p>

<p>Alla baseline: IGD nel 2,3% del campione, ideazione suicidaria nell’ultimo mese nel 14,6%, tentativo nella vita nell’11,5%. Prospetticamente, l’IGD alla baseline si associa a ideazione incidente (OR aggiustato 1,38) e tentativo incidente (1,37). Ma anche il contrario: ideazione e tentativo alla baseline si associano a IGD incidente (entrambi OR aggiustato 1,37). Gli odds ratio grezzi sono molto più alti (fra 2,5 e 6,5), il che dice quanto della relazione apparente sia spiegato da demografia, stile di vita e comorbilità psichiatriche.</p>

<p>Gli autori sono espliciti nel non rivendicare causalità, e la simmetria quasi perfetta dei coefficienti aggiustati suggerisce un sistema di vulnerabilità condivisa più che una catena causale in un senso. Per la pratica clinica ed educativa la traduzione è diretta e va contro il modo in cui di solito si organizza lo screening: chi arriva per il gaming va indagato sul rischio suicidario, e chi arriva per il rischio suicidario va indagato sul gaming. Sono due porte dello stesso stanzino, non due stanze.</p>

<p>Nella stessa settimana è stata indicizzata anche una rassegna clinica di Yale su <em>Child and Adolescent Psychiatric Clinics of North America</em> che tiene insieme gaming, gambling, uso problematico di pornografia, social media e chatbot AI dentro un unico quadro di comportamenti additivi giovanili, e propone di leggerli su un continuum invece che per soglie diagnostiche (<a href="https://doi.org/10.1016/j.chc.2026.06.001">PubMed, DOI 10.1016/j.chc.2026.06.001</a>). È la direzione in cui si sta muovendo la clinica: meno etichette separate, più profili di uso.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://doi.org/10.2196/86919">J Med Internet Res, DOI 10.2196/86919</a> · <a href="https://doi.org/10.1016/j.chc.2026.06.001">Child Adolesc Psychiatr Clin N Am, DOI 10.1016/j.chc.2026.06.001</a></p>

<h3 id="le-repliche-dellaccordo-meta-e-chi-non-si-presenta">Le repliche dell’accordo Meta, e chi non si presenta</h3>

<p>L’accordo Meta della settimana scorsa continua a produrre effetti. Il 4 settembre Tech Policy Press ha pubblicato la critica più strutturata finora, firmata da Iain Levine: l’accordo, ora quantificato in 17,1 miliardi di dollari davanti alla corte californiana, protegge solo i bambini statunitensi, e definire accettabile che il resto del mondo resti fuori è insostenibile dal punto di vista dei diritti dell’infanzia. Levine contesta anche il meccanismo per cui una parte del pagamento è condizionata all’adeguamento dei concorrenti: usare la protezione dei minori come leva competitiva la trasforma in merce di scambio. E ricorda che Meta ha una politica sui diritti umani dal 2021, che non ha impedito i danni documentati (<a href="https://www.techpolicy.press/without-a-child-rights-framework-meta-settlement-will-only-go-so-far">Tech Policy Press, 04/09</a>).</p>

<p>Sul versante opposto, il 2 settembre il Department of Health and Human Services ha tenuto il simposio “Live Real Life”, con un panel dedicato al ridisegno del digitale per i minori moderato da Stephanie Haridopolos. YouTube e TikTok comparivano in una versione preliminare del programma e sono spariti da quella definitiva dopo aver inizialmente aderito. HHS ha risposto che il suo focus non è su una singola azienda (<a href="https://dailycaller.com/2026/09/02/youtube-tiktok-life-real-life-hhs-screen-time-stephanie-haridopolos-terry-schilling/">Daily Caller, 02/09</a>). È un dettaglio minore che dice molto sul momento: nella settimana in cui Meta compra pagine intere di giornale per chiedere ai concorrenti di adeguarsi, i concorrenti scelgono di non sedersi al tavolo dove gliene si potrebbe chiedere conto.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://www.techpolicy.press/without-a-child-rights-framework-meta-settlement-will-only-go-so-far">Tech Policy Press</a> · <a href="https://dailycaller.com/2026/09/02/youtube-tiktok-life-real-life-hhs-screen-time-stephanie-haridopolos-terry-schilling/">Daily Caller</a> · <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-08-28/meta-s-newspaper-ad-blitz-ups-pressure-on-social-media-rivals">Bloomberg</a></p>

<hr />

<h2 id="️-monitor-normativo">⚖️ Monitor normativo</h2>

<p><strong>Regno Unito.</strong> Sanzione Ofcom di 730.000 sterline a Xgroovy per assenza di controlli d’età fra luglio e novembre 2025, più 30.000 per mancata risposta a richiesta di informazioni e 200 sterline al giorno di penale fino al 3 novembre 2026 (<a href="https://www.ofcom.org.uk/online-safety/illegal-and-harmful-content/porn-site-deploys-age-checks-as-ofcom-fines-it-730000">Ofcom, 04/09</a>). Il 3 settembre la Children’s Commissioner ha chiesto formalmente davanti ai Lord la pubblicazione delle valutazioni di rischio delle piattaforme, finora negate (<a href="https://www.theregister.com/security/2026/09/03/uks-online-safety-act-has-made-absolutely-no-difference-kids-say/5293893">The Register</a>). Resta attesa per ottobre la valutazione Ofcom su cosa costituisca “highly effective age assurance” a sedici anni, documento che determinerà l’applicabilità del divieto britannico agli under 16 previsto per la primavera 2027.</p>

<p><strong>Stati Uniti.</strong> Il 2 settembre è entrato in vigore nelle scuole del New Jersey il divieto bell-to-bell di dispositivi connessi previsto dalla legge S3695 (<a href="https://newjerseymonitor.com/2026/09/02/nj-back-to-school-no-phones-during-class/">New Jersey Monitor</a>). Il 28 agosto è entrata in vigore in Missouri la legge sulla verifica dell’età per i siti pornografici (<a href="https://www.kbia.org/missouri-news/2026-08-28/age-verification-law-for-porn-sites-now-in-effect-in-missouri">KBIA</a>). Sul fronte app store, restano in fase di implementazione le leggi statali di Texas, Utah e Louisiana che spostano l’onere della verifica dell’età dai singoli servizi ai gestori degli store (<a href="https://www.wiley.law/alert-Key-Developments-With-State-App-Store-Accountability-Acts-as-Texas-Act-Takes-Effect">Wiley</a>).</p>

<p><strong>Unione Europea.</strong> Resta ferma la scadenza di fine 2026 raccomandata dalla Commissione per il rollout dell’app di verifica dell’età basata sul blueprint a doppio anonimato, con l’Italia fra gli stati pilota (<a href="https://commission.europa.eu/news-and-media/news/commission-urges-fast-rollout-age-verification-app-2026-04-29_en">Commissione europea</a>, <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/news/commission-releases-enhanced-second-version-age-verification-blueprint">digital-strategy</a>). Sul fronte nazionale, i disegni di legge danese e spagnolo sulle soglie minime per i social restano in lavorazione parlamentare.</p>

<hr />

<h2 id="-pattern-della-settimana">🧭 Pattern della settimana</h2>

<p>Il pattern dominante è uno scarto di misura. Chi regola misura conformità: piattaforme esaminate, sanzioni comminate, procedure adottate. Chi vive dentro il sistema misura esposizione: cosa incontro, quanto ci resto, cosa mi arriva senza averlo cercato. La settimana ha messo i due registri uno accanto all’altro, e la distanza è imbarazzante non perché l’enforcement sia debole ma perché sta misurando la cosa sbagliata. Finché le valutazioni di rischio restano documenti riservati fra regolatore e regolato, questa distanza non è nemmeno osservabile dall’esterno.</p>

<p>Il secondo pattern è una migrazione di responsabilità. Non riuscendo a governare il design delle piattaforme, i decisori stanno agendo sull’unico spazio che controllano davvero, cioè l’istituzione scolastica. Telefoni via, AI generativa via. È una politica che produce risultati visibili in fretta e che rischia di generare l’illusione ottica peggiore possibile: sette ore protette scambiate per un ambiente protetto.</p>

<p>Il terzo pattern è più sottile e riguarda chi fa prevenzione. Il trial tedesco arriva nel momento esatto in cui la media literacy universale è diventata la risposta standard di ministeri e reti scolastiche, e dice che su un esito clinico specifico, i sintomi di gaming disorder, quella risposta non produce vantaggio misurabile rispetto a un intervento mirato, e che il guadagno c’è dove si va a cercare i ragazzi già in difficoltà. Insieme allo studio cinese sulla bidirezionalità, il messaggio operativo converge: servono meno campagne indifferenziate e più capacità di riconoscere chi sta male, sapendo che il gaming problematico e il rischio suicidario si presentano insieme e in ordine imprevedibile.</p>

<p>Dove c’è scollamento fra ricerca e percezione pubblica: il dibattito continua a essere organizzato attorno alla domanda “quanto tempo”, mentre la ricerca clinica di questa settimana si sta spostando verso profili di uso su un continuum e verso comorbilità che attraversano gaming, pornografia, social e chatbot. La quantità è una domanda comoda perché ha una risposta numerica. Non è la domanda che discrimina chi sta male.</p>

<hr />

<h2 id="-da-tenere-docchio">📌 Da tenere d’occhio</h2>

<ul>
  <li>
    <p><strong>La risposta di Ofcom alla richiesta di pubblicare le valutazioni di rischio.</strong> Se cede, cambia il regime informativo dell’intera regolazione europea per imitazione. Se resiste, la valutazione di efficacia dell’Online Safety Act resta un esercizio autoreferenziale.</p>
  </li>
  <li>
    <p><strong>La valutazione Ofcom sull’age assurance a sedici anni, attesa in ottobre.</strong> È il documento che stabilisce il livello tecnico minimo. Da lì dipende se il divieto britannico del 2027 sarà applicabile o dichiarativo, e farà da riferimento implicito per il pilota europeo.</p>
  </li>
  <li>
    <p><strong>Cosa produce il comitato ad hoc di Los Angeles sull’AI.</strong> Una moratoria di un anno è una pausa, non una politica. Le raccomandazioni di fine anno scolastico saranno il primo documento serio di un grande distretto pubblico americano che prova a scrivere regole invece di vietare.</p>
  </li>
  <li>
    <p><strong>Se qualcuno replica PROTECTconfirm su esiti diversi dal gaming.</strong> Il disegno con comparatore attivo e prevenzione indicata è metodologicamente il migliore che abbiamo su questo terreno. Applicarlo a social media e uso problematico di pornografia direbbe finalmente qualcosa di solido su cosa funziona.</p>
  </li>
  <li>
    <p><strong>Il rientro scolastico italiano e i Patti Digitali.</strong> Con il divieto di smartphone già in vigore nel primo ciclo e l’estensione annunciata, vale la pena osservare se accanto al divieto arriva qualcosa che assomigli a screening e presa in carico, oppure se il modello resta interamente proibitivo.</p>
  </li>
</ul>]]></content><author><name>Ivan Ferrero</name></author><category term="cyber" /><summary type="html"><![CDATA[Mentre Ofcom incassa la sua multa più alta contro un sito porno senza controlli d'età, la Garante per l'infanzia inglese dice ai Lord che i ragazzi non hanno notato alcuna differenza dall'Online…]]></summary></entry><entry><title type="html">Tre numeri, tutti veri. Perché sul femminicidio non riusciamo a parlare della stessa cosa</title><link href="https://ivanferrero.it/osservatorio/speciale/femminicidio-numeri-legge-patriarcato/" rel="alternate" type="text/html" title="Tre numeri, tutti veri. Perché sul femminicidio non riusciamo a parlare della stessa cosa" /><published>2026-08-25T00:00:00+00:00</published><updated>2026-08-25T00:00:00+00:00</updated><id>https://ivanferrero.it/osservatorio/speciale/femminicidio-numeri-legge-patriarcato</id><content type="html" xml:base="https://ivanferrero.it/osservatorio/speciale/femminicidio-numeri-legge-patriarcato/"><![CDATA[<p><em>La guerra dei conteggi, la legge del 2025, il patriarcato protettivo e il muro dei tassi base: quello che i dati dicono e quello che nessuno dei due schieramenti vuole sentirsi dire. Tempo di lettura circa 25 minuti.</em></p>

<hr />

<p>Nell’estate del 2026, in Italia, se hai cercato di capire quanti femminicidi ci sono stati hai trovato tre risposte incompatibili, pubblicate nello stesso mese da fonti tutte legittime.</p>

<p>Il Ministero dell’Interno, nel report sul primo semestre, ne conta <strong>8</strong>. L’Istat, sull’ultimo anno consolidato, ne stima <strong>106</strong>. L’osservatorio di Non Una Di Meno, aggiornato ad agosto, ne censisce <strong>40</strong> su 49 casi tracciati.</p>

<p>Nessuno dei tre sta mentendo. Nessuno dei tre sta usando dati sbagliati. E questa è precisamente la ragione per cui il dibattito pubblico su questo tema è diventato illeggibile: due schieramenti che si accusano reciprocamente di falsificare i numeri stanno in realtà misurando tre oggetti diversi con tre strumenti costruiti per scopi diversi.</p>

<p>Quello che segue è un tentativo di rimettere ordine. Non è un pezzo di parte, e non arriverà a dirti chi ha ragione, perché su alcune delle domande in gioco i dati decidono e su altre no. Ma è possibile dire con precisione <strong>quali domande i dati chiudono e quali no</strong>, e questo, da solo, elimina forse due terzi della rissa.</p>

<hr />

<h2 id="-in-sintesi">📌 In sintesi</h2>

<ul>
  <li>Le domande in campo sono <strong>tre e distinte</strong>: cosa conta come femminicidio, quanti sono, se la nuova legge li ha ridotti. Vengono continuamente impastate, e da lì nasce la confusione.</li>
  <li>Lo slogan <strong>“un femminicidio al giorno” è falso</strong>, e non è nemmeno la posizione delle fonti femministe: la cifra reale è storicamente attorno a uno ogni tre giorni.</li>
  <li>Il numero che non si muove: le donne uccise da partner o ex sono state <strong>63 nel 2023, 62 nel 2024, 62 nel 2025</strong>. Il calo complessivo del 2025 e del 2026 è avvenuto interamente <strong>fuori</strong> da questo nucleo.</li>
  <li>Il calo del 37% nel primo semestre 2026 è <strong>reale ma quasi certamente non causato dalla legge</strong>, per cinque ragioni tecniche. Chi dice “sono solo etichette” però sbaglia a sua volta: il totale è omogeneo e il calo esiste.</li>
  <li>Sulla tesi del <strong>patriarcato protettivo</strong> i dati globali sono schiaccianti in senso contrario. Ma la tesi opposta, nella sua versione slogan, non è supportata dentro l’Europa occidentale, e vale la pena capire perché.</li>
  <li>Il problema più grave e meno discusso non è la pena: è che lo stesso Stato che introduce l’ergastolo, in sede civile, riapre il canale di contatto che in sede penale ha appena chiuso.</li>
</ul>

<p>👉 <strong>I numeri sono anche navigabili.</strong> I tre conteggi a confronto, la serie storica e il confronto internazionale stanno in una dashboard interattiva: <a href="/dashboards/femminicidio-numeri.html">I numeri del femminicidio</a>.</p>

<hr />

<h2 id="parte-prima-che-cosa-conta-come-femminicidio">Parte prima. Che cosa conta come femminicidio</h2>

<p>Il termine nasce in ambito accademico femminista negli anni Settanta e indica l’uccisione di una donna in quanto donna. Da lì in poi si sono stratificati <strong>tre livelli</strong> che non coincidono e che oggi convivono nello stesso dibattito senza che nessuno segnali il cambio di registro.</p>

<p><strong>Il livello sociologico</strong> è il più ampio: il femminicidio come esito terminale di una struttura di dominio. Gli osservatori dei movimenti contano su questa base, leggendo la cronaca in tempo reale. È il conteggio più criticato, in parte a ragione: vi finiscono dentro casi eterogenei, e chi lo contesta osserva che comprende anche donne uccise da altre donne o stragi familiari con vittime di entrambi i sessi. È un conteggio costruito per rendere visibile un fenomeno, non per reggere in tribunale, e va letto per quello che è.</p>

<p><strong>Il livello statistico</strong> è quello dell’Istat, ed è il più solido dal punto di vista metodologico. Dal 2019 l’Istat stima i femminicidi seguendo lo standard internazionale UNODC, incrociando relazione tra vittima e autore, movente e ambito dell’omicidio a partire dal database del Ministero dell’Interno. Nel 2024: <strong>106 femminicidi presunti su 116 omicidi con vittima donna</strong>, di cui 62 nell’ambito della coppia, 37 per mano di un altro parente, 7 classificati per l’accanimento sul corpo.</p>

<p><strong>Il livello giuridico</strong> esiste solo da pochi mesi. La legge 181/2025 ha introdotto l’articolo 577-bis del codice penale, che tipizza come reato autonomo l’uccisione di una donna motivata dall’odio di genere. Qui il numero crolla, perché serve provare qualcosa: nel primo trimestre 2026 i procedimenti aperti con questa ipotesi di reato sono stati 3 su 15 omicidi di donne.</p>

<p>Tre, 106, 40. Non sono tre errori. Sono tre strumenti tarati su tre domande.</p>

<p>La malafede, quando c’è, sta in due mosse speculari: <strong>usare il numero giudiziario per negare il fenomeno sociale</strong>, oppure <strong>usare il numero sociale per rivendicare l’efficacia di una norma penale</strong>.</p>

<h3 id="una-precisazione-necessaria-un-femminicidio-al-giorno">Una precisazione necessaria: “un femminicidio al giorno”</h3>

<p>Circola, ed è falsa. Non è nemmeno la formula del movimento femminista italiano, che parla storicamente di una donna uccisa ogni tre giorni. La verifica è stata fatta anni fa: gli omicidi di donne erano circa uno ogni tre giorni, i femminicidi intesi come omicidi in ambito familiare o affettivo circa uno ogni tre giorni e mezzo. Curiosamente, la versione “una al giorno” è stata pronunciata da una parlamentare di destra, non da un’attivista.</p>

<p>Chi ha in testa quella cifra sta probabilmente ricordando un dato diverso: nel 2024 il Ministero della Salute ha registrato <strong>19.518 accessi di donne in pronto soccorso con indicazione di violenza</strong>, in aumento del 13,3% sull’anno precedente. Sono circa 53 al giorno. Ma sono violenze, non omicidi. Confondere le due misure è metà del problema.</p>

<hr />

<h2 id="parte-seconda-i-numeri-e-quello-che-non-si-muove">Parte seconda. I numeri, e quello che non si muove</h2>

<p>Gli omicidi in Italia sono in calo strutturale da trent’anni. Ma il calo non è distribuito in modo uniforme tra i sessi, e l’Istat lo segnala esplicitamente: gli omicidi maschili, legati a criminalità comune e organizzata, sono crollati, mentre il numero di donne uccise per motivi di genere in ambito familiare o affettivo non ha mai registrato una riduzione paragonabile. Sul ventennio 2000-2019 l’Eures conta 3.230 donne uccise, di cui 2.355 in ambito familiare e 1.564 per mano di partner, coniuge o ex.</p>

<p>Ecco la serie Istat degli ultimi anni (femminicidi presunti su totale donne uccise):</p>

<table>
  <thead>
    <tr>
      <th>Anno</th>
      <th>Femminicidi presunti</th>
      <th>Donne uccise</th>
    </tr>
  </thead>
  <tbody>
    <tr>
      <td>2019</td>
      <td>101</td>
      <td>111</td>
    </tr>
    <tr>
      <td>2020</td>
      <td>106</td>
      <td>116</td>
    </tr>
    <tr>
      <td>2021</td>
      <td>104</td>
      <td>119</td>
    </tr>
    <tr>
      <td>2022</td>
      <td>105</td>
      <td>126</td>
    </tr>
    <tr>
      <td>2023</td>
      <td>96</td>
      <td>117</td>
    </tr>
    <tr>
      <td>2024</td>
      <td>106</td>
      <td>116</td>
    </tr>
  </tbody>
</table>

<p>Il dato del Viminale sul 2025 registra 97 vittime donne su 286 omicidi volontari, in calo del 18%, di cui 85 in ambito familiare o affettivo (l’87,6%) e 62 per mano di partner o ex.</p>

<p>Ed è qui che compare <strong>il numero che nessuna delle due tifoserie ama citare per intero</strong>: le donne uccise da partner o ex partner sono state 63 nel 2023, 62 nel 2024, 62 nel 2025. Il 63 e il 62 del biennio 2023-2024 sono stime Istat, il 62 del 2025 viene dal report del Ministero dell’Interno, quindi da una banca dati diversa; per il 2023 alcune elaborazioni giornalistiche riportano 64. Lo scarto di una unità non cambia nulla, ed è anzi la ragione per cui vale la pena dirlo: tre anni, tre cifre praticamente identiche, mentre il totale delle donne uccise scendeva sensibilmente.</p>

<p>Tradotto: il calo è reale, ma è avvenuto interamente <strong>fuori dal nucleo duro del fenomeno</strong>. Il nucleo duro non si è mosso.</p>

<p>Questo mette in difficoltà entrambe le narrazioni. Chi parla di emergenza in crescita ha torto sui numeri assoluti. Chi dice che il problema si sta risolvendo ha torto sulla parte che conta.</p>

<h3 id="una-nota-sulla-qualità-dei-dati">Una nota sulla qualità dei dati</h3>

<p>Vale la pena dirlo, perché è l’ammissione che rende credibile tutto il resto: le fonti non coincidono nemmeno tra loro. Per il 2024, l’Istat conta 116 donne uccise, altre elaborazioni su banche dati delle forze dell’ordine ne riportano 118 o 119. Vale anche per il numero appena citato: 63 o 64 uccise da partner nel 2023, a seconda di chi conta. Non è un complotto, sono database diversi, con tempi di consolidamento e criteri di classificazione diversi. Ma significa che chiunque brandisca uno scarto di due o tre unità come prova di qualcosa sta facendo rumore, non analisi.</p>

<hr />

<h2 id="parte-terza-la-legge-del-2025-cosa-fa-davvero">Parte terza. La legge del 2025: cosa fa davvero</h2>

<p>La Camera ha approvato all’unanimità il 25 novembre 2025 e la legge 181/2025 è entrata in vigore il 17 dicembre. Oltre all’articolo 577-bis, che punisce con l’ergastolo l’uccisione di una donna commessa come atto di odio, discriminazione, prevaricazione, controllo, possesso o dominio in quanto donna, o in relazione al rifiuto di instaurare o mantenere un rapporto affettivo, il testo introduce nuove aggravanti, la confisca obbligatoria, modifiche processuali su misure cautelari e informazione alla persona offesa, tutele per gli orfani, comunicazioni obbligatorie ai familiari in caso di scarcerazione, formazione obbligatoria per magistrati e operatori sanitari, e l’obbligo di una relazione annuale del Ministro della giustizia alle Camere.</p>

<p>C’è però un dato strutturale che spiega gran parte delle critiche: l’obiettivo è perseguito attraverso un investimento pressoché esclusivo nell’apparato punitivo, con clausola di invarianza finanziaria salvo eccezioni limitate. Cioè quasi tutto a costo zero.</p>

<h3 id="la-doppia-critica-ed-è-la-cosa-politicamente-più-interessante">La doppia critica, ed è la cosa politicamente più interessante</h3>

<p><strong>I penalisti.</strong> La maggioranza della dottrina contesta la non necessità di una nuova fattispecie, dato che i reati esistenti già coprivano quei casi con la sanzione massima, e parla di sconfinamento nel diritto penale simbolico, incompatibile con i principi di legalità, materialità e offensività. Hanno pubblicato interventi critici, tra gli altri, Fiandaca, Donini, Bartoli, Pugiotto e Manes, e l’Unione Camere Penali ha parlato di norma propagandistica che privilegia la punizione trascurando prevenzione e politiche integrate. L’obiezione più tagliente riguarda la prova: secondo Manes, la commissione di un femminicidio come atto di discriminazione non è suscettibile di verifica empirica.</p>

<p><strong>I centri antiviolenza e il movimento femminista.</strong> Stessa diagnosi, prescrizione opposta. Non ci sono risorse a bilancio per la prevenzione, e D.i.Re osserva che l’inasprimento delle pene non agisce come contrasto mentre la prevenzione sì. Non Una Di Meno definisce l’approccio punitivista una scelta di propaganda, che mostra il pugno di ferro con l’ergastolo mentre restringe l’educazione sessuo-affettiva a scuola.</p>

<p>Da un lato “è troppo penale e mal scritta”, dall’altro “è solo penale e non basta”. Convergono nel definirla simbolica, divergono su cosa metterci al posto.</p>

<h3 id="la-difesa-migliore-della-legge-non-è-la-deterrenza">La difesa migliore della legge non è la deterrenza</h3>

<p>È la nominazione, e con essa la misurabilità. Nel report del Viminale sul primo trimestre 2026 compare per la prima volta la parola femminicidio, che prima non era mai stata usata, e i procedimenti per femminicidio vengono separati dagli omicidi volontari.</p>

<p>C’è un paradosso qui che vale più di molte polemiche: una legge accusata di essere solo un’etichetta ha prodotto la prima statistica giudiziaria dedicata che l’Italia abbia mai avuto. Se tra dieci anni avremo una serie storica affidabile sul fenomeno, sarà nata qui.</p>

<hr />

<h2 id="parte-quarta-il-calo-del-2026-non-dimostra-quello-che-gli-si-fa-dire">Parte quarta. Il calo del 2026 non dimostra quello che gli si fa dire</h2>

<p>I numeri: nel primo semestre 2026 gli omicidi volontari con vittime di sesso femminile, sommati ai femminicidi, scendono da 54 a 34, meno 37%. Delle 34 vittime, 26 sono classificate come omicidio volontario e 8 come femminicidio.</p>

<p>Contro l’interpretazione “merito della legge” ci sono cinque obiezioni, e sono forti.</p>

<p><strong>1. Il tempo non torna.</strong> La legge è in vigore da metà dicembre 2025, ma il calo era già cominciato prima: nel 2025 le vittime donne erano già scese del 18%, e il report sul primo trimestre 2025, molto prima della legge, registrava già un meno 35% sull’anno precedente. Attribuire a una norma un trend iniziato un anno prima è un errore elementare di attribuzione.</p>

<p><strong>2. Il calo non è specifico.</strong> Nello stesso semestre gli omicidi volontari totali calano del 15,3%, i furti dell’11,4%, le rapine del 12,3%, le violenze sessuali del 7,1%, le truffe informatiche del 9,5%. Cala anche il numero di omicidi di uomini, ed è difficile immaginare un nesso causale tra quello e una legge sul femminicidio. Se una terapia specifica coincide con il miglioramento di dieci sintomi scorrelati, la terapia probabilmente non è la causa.</p>

<p><strong>3. I numeri sono troppo piccoli.</strong> Uno scarto del 37% corrisponde a 20 unità su base semestrale. Con eventi rari la varianza casuale è enorme, e la regressione verso la media fa il resto. Un semestre non è una tendenza.</p>

<p><strong>4. La serie è discontinua.</strong> Si confrontano 54 casi contati con una griglia e 34 contati con un’altra, in un anno in cui il perimetro giuridico è cambiato.</p>

<p><strong>5. Il meccanismo è implausibile proprio qui.</strong> La deterrenza marginale agisce meglio sui reati calcolati che su quelli impulsivi in contesto intimo. E in questo ambito una quota rilevante di autori non intende sopravvivere: secondo l’Istat il femminicidio nella coppia o per mano di familiari è seguito dal suicidio dell’autore in poco meno di un terzo dei casi, e considerando solo gli omicidi nella coppia si arriva al 34%. Nel 2024, dei 25 orfani minori stimati, 17 avevano perso anche il padre, suicida. Un uomo che si uccide subito dopo non è deterribile con l’ergastolo.</p>

<h3 id="però-anche-lobiezione-degli-oppositori-così-comè-formulata-è-sbagliata">Però anche l’obiezione degli oppositori, così com’è formulata, è sbagliata</h3>

<p>“Sono solo etichette, i numeri restano quelli” non regge. Il confronto tra 54 e 34 è tra due totali omogenei di donne uccise, non tra due etichette: <strong>il calo del semestre è reale, non è un artificio contabile.</strong> Se fosse solo riclassificazione vedremmo casi migrare da una casella all’altra a totale invariato, e non è quello che accade.</p>

<p>L’artificio riguarda semmai il sotto-conteggio dei femminicidi in senso giudiziario, che non è confrontabile con nulla perché prima non esisteva, e che si presta a essere usato scorrettamente in entrambe le direzioni: come prova che il fenomeno è marginale, o come prova che viene occultato.</p>

<p>La formulazione corretta è più modesta e più solida: <strong>il calo è reale, probabilmente non è causato dalla legge, è troppo breve per essere un trend, e non tocca il segmento su cui la legge dichiarava di voler incidere.</strong></p>

<p>Un’ultima nota su un argomento che circola: i Paesi con una legislazione specifica sul femminicidio hanno tassi più alti, quindi la legislazione non serve. La replica non è morale ma statistica: è causalità inversa. Messico, Guatemala e Argentina hanno introdotto il feminicidio perché avevano tassi altissimi, non viceversa. È come dire che gli ospedali causano le malattie perché dove ci sono più ospedali muore più gente.</p>

<hr />

<h2 id="parte-quinta-il-patriarcato-romano-e-la-tesi-della-protezione">Parte quinta. Il “Patriarcato Romano” e la tesi della protezione</h2>

<p>Il movimento Futuro Nazionale ha portato nel dibattito una tesi che merita di essere presa sul serio, cioè esaminata invece che schernita. Nel suo manifesto si sostiene che si debba proteggere e non criminalizzare il modello del patriarcato mediterraneo, orientato alla formazione di maschi forti capaci di dominare emozioni e passioni, che proteggono le donne e si offrono per la costruzione e la difesa della società, e si propone di intervenire sulle falle procedurali del Codice Rosso garantendo protezione immediata e tempi certi. Il movimento respinge il reato autonomo di femminicidio e considera il femminismo responsabile della contrapposizione tra uomini e donne.</p>

<p>Sono affermazioni distinte, con basi empiriche molto diverse. Vanno trattate separatamente.</p>

<h3 id="a-scala-globale-la-tesi-non-regge">A scala globale, la tesi non regge</h3>

<p>Se un ordine patriarcale protettivo riducesse i reati contro le donne, dovremmo vedere meno uccisioni di donne dove il patriarcato è più forte. Vediamo esattamente l’opposto, con un gradiente pulito.</p>

<p>Il rapporto UNODC e UN Women del 2025 stima il tasso più alto di femminicidi da partner o familiari in <strong>Africa (3 per 100mila donne)</strong>, seguita da <strong>Americhe (1,5)</strong>, <strong>Oceania (1,4)</strong>, <strong>Asia (0,7)</strong> ed <strong>Europa (0,5)</strong>. Sulla violenza non letale il gradiente è identico: l’OMS registra la prevalenza più alta di violenza da partner in Oceania (37%), Africa subsahariana (32%) e Asia meridionale (31%), con l’Oceania esclusa Australia e Nuova Zelanda che arriva al 38% di prevalenza nell’ultimo anno, più del triplo della media globale.</p>

<p>Questa è la mappa delle società con gli assetti di genere più rigidamente gerarchici del pianeta. Non è una correlazione debole: è un ordine di grandezza tra il primo e l’ultimo posto. Se il patriarcato protettivo funzionasse come dispositivo di sicurezza, l’Asia meridionale sarebbe il posto più sicuro al mondo per una donna.</p>

<h3 id="dentro-leuropa-occidentale-però-la-tesi-opposta-non-regge">Dentro l’Europa occidentale, però, la tesi opposta non regge</h3>

<p>E questo è il punto che chi la contesta spesso non conosce, o preferisce non citare.</p>

<p>Esiste un fenomeno documentato con un nome proprio: il <strong>paradosso nordico</strong>. I Paesi nordici sono i più egualitari al mondo e hanno contemporaneamente tassi di prevalenza sproporzionatamente alti di violenza da partner. Nell’indagine europea FRA del 2014, contro una media UE del 22% di prevalenza lifetime di violenza fisica o sessuale da partner, la Danimarca era al 32%, la Finlandia al 30%, la Svezia al 28%. Italia e Spagna nella fascia bassa.</p>

<p>L’obiezione ovvia è che si tratti di un artefatto: in Svezia si denuncia e si nomina di più. È l’obiezione giusta, ed è stata testata. Uno studio psicometrico che ha confrontato Svezia e Spagna ha concluso che la maggiore prevalenza svedese riflette differenze reali e non è il risultato di bias di misurazione. Il paradosso non si liquida accusando i dati.</p>

<p><strong>Quindi lo slogan “dove il patriarcato è ridotto ci sono meno reati contro le donne”, così com’è formulato, è empiricamente falso.</strong></p>

<h3 id="ma-lappiglio-si-sfalda-quando-si-guarda-il-meccanismo">Ma l’appiglio si sfalda quando si guarda il meccanismo</h3>

<p><strong>Primo, un problema di denominatore.</strong> Un’analisi europea conclude che la prevalenza di violenza da partner tende a essere più alta nei Paesi più egualitari perché la formazione e la dissoluzione delle unioni avvengono più spesso, non perché gli uomini siano necessariamente più violenti. In una società dove le donne lasciano facilmente ci sono più relazioni, quindi più esposizione, e soprattutto più separazioni, che sono la finestra di rischio più alta in assoluto. Non è una difesa del patriarcato: semmai misura quante donne riescono ad andarsene.</p>

<p><strong>Secondo, cambia la forma della violenza.</strong> Nei dati FRA, nei Paesi con maggiore parità le donne riportano livelli più bassi di violenza classificabile come controllo coercitivo o terrorismo intimo. È la distinzione clinicamente decisiva: un episodio in una relazione paritaria che si rompe non è la stessa cosa di un regime di controllo permanente. Aggregare tutto in un’unica percentuale cancella proprio la dimensione che il concetto di patriarcato serve a descrivere.</p>

<p><strong>Terzo, il backlash.</strong> Tra le spiegazioni sul tavolo c’è la reazione maschile alla maggiore parità delle donne. È la più scomoda per entrambi, perché dice che la <strong>transizione</strong> verso la parità è un periodo di rischio elevato, non che la parità sia il problema. La curva potrebbe essere a U, con il picco nel passaggio.</p>

<p>E c’è il caso italiano, che nessuno dei due schieramenti maneggia bene: l’Italia è culturalmente più tradizionale della Svezia e ha uno dei tassi di omicidio di donne più bassi d’Europa. Ma quel dato dipende in larga misura dal fatto che l’Italia ha un tasso di omicidi bassissimo in assoluto (0,57 per 100mila abitanti nel 2023, tra i più bassi dell’Unione), mentre la quota di donne uccise da partner ed ex è ferma. L’Italia non è sicura per le donne perché ha buoni assetti di genere: è sicura perché ha poca violenza omicidiaria in generale, e la componente di genere è precisamente quella che non scende. Confondere questi due canali causali genera metà della confusione pubblica.</p>

<h3 id="il-punto-che-demolisce-specificamente-il-modello-protezione">Il punto che demolisce specificamente il modello “protezione”</h3>

<p>Non riguarda le correlazioni, riguarda l’architettura logica della proposta.</p>

<p>Il modello è: uomini forti che proteggono donne deboli da una minaccia. La domanda è: quale minaccia, e dove sta?</p>

<p>A livello globale il <strong>60% delle donne uccise intenzionalmente lo è per mano di partner o familiari, contro l’11% degli omicidi maschili</strong>. In Italia, nel 2025, l’87,6% delle donne uccise lo è stata in ambito familiare o affettivo. La formulazione UNODC è che per le donne la casa resta il luogo più pericoloso.</p>

<p>Quindi la figura a cui il modello assegna il ruolo di protettore coincide statisticamente con la categoria da cui il rischio proviene. <strong>Non è una battuta polemica, è un errore di threat model.</strong> Stai progettando un sistema di sicurezza in cui il guardiano designato è anche l’attore di minaccia dominante e gode di accesso privilegiato permanente. Qualunque ingegnere della sicurezza ti direbbe che questa architettura non si aggiusta dando più autorità al guardiano. Il pericolo esterno da cui il patriarcato protettivo dichiara di difendere, lo sconosciuto, il predatore, la minaccia straniera, è statisticamente la componente più piccola del fenomeno.</p>

<h3 id="e-su-quella-specifica-ideologia-esistono-dati">E su quella specifica ideologia esistono dati</h3>

<p>“Maschi forti che proteggono le donne in quanto sesso debole” non è un’immagine vaga: è la definizione operativa di un costrutto misurato da trent’anni. Il <strong>sessismo benevolo</strong> è un’ideologia cavalleresca soggettivamente favorevole, che offre protezione e affetto alle donne che accettano i ruoli convenzionali, e comprende il paternalismo protettivo. Non è l’opposto del sessismo ostile: nelle rilevazioni cross-culturali i due correlano tipicamente tra .40 e .50.</p>

<p>Uno studio su 62 nazioni ha trovato che <strong>sia il sessismo ostile sia quello benevolo correlano con l’accettazione della violenza da partner</strong>, e che entrambi correlano con esiti nazionali disfunzionali: tendenze antidemocratiche, minore produttività, più violenza collettiva, minore aspettativa di vita in salute per entrambi i generi.</p>

<p>La ragione teorica è che la protezione è condizionale: viene estesa alla donna che sta nel ruolo e ritirata da quella che ne esce. E lo scenario tipico del femminicidio è precisamente quello dell’uscita dal ruolo: la donna che lascia, rifiuta, si separa. È scritto perfino nella nuova norma italiana, che include il fatto commesso in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo.</p>

<h3 id="cosa-cè-di-difendibile-nella-posizione-di-futuro-nazionale">Cosa c’è di difendibile nella posizione di Futuro Nazionale</h3>

<p>Sarebbe disonesto non dirlo.</p>

<p>Il rifiuto del reato autonomo di femminicidio non è una stranezza: è la posizione della maggioranza della dottrina penalistica italiana, per ragioni di determinatezza e di rifiuto del diritto penale simbolico. Che un movimento politico ci arrivi per ragioni diverse non rende la conclusione sbagliata. Si valuta l’argomento, non chi lo porta.</p>

<p>E la parte operativa del manifesto, quella sulle falle procedurali del Codice Rosso e sui tempi certi di protezione, è la più supportata dall’evidenza disponibile. È anche, paradossalmente, la stessa cosa che chiedono i centri antiviolenza. Il caso empirico più solido di riduzione della violenza letale in Europa è la Spagna, che dal 2004 ha costruito un approccio olistico con tribunali specializzati, misure preventive e sostegno su welfare, casa, lavoro e affido. Il punto scomodo è che la Spagna ci è arrivata muovendosi nella direzione opposta al patriarcato protettivo, e la sua legge definisce la violenza di genere come espressione della discriminazione e dei rapporti di potere tra i sessi.</p>

<h3 id="il-bilancio-onesto">Il bilancio onesto</h3>

<p>A scala globale i dati contraddicono la tesi del patriarcato protettivo in modo schiacciante. Dentro l’Europa occidentale la tesi opposta, nella sua versione slogan, non è supportata, e il paradosso nordico è reale.</p>

<p>Ma resta un salto logico che nessun dato copre. <strong>Dal fatto che la parità non riduca automaticamente la violenza non discende che la disuguaglianza la riduca.</strong> Sono due proposizioni diverse, e la seconda non ha un solo caso storico documentato a supporto: non esiste una società che abbia ridotto la violenza contro le donne aumentando l’autorità maschile.</p>

<hr />

<h2 id="parte-sesta-quello-che-non-si-discute-e-che-conta-di-più">Parte sesta. Quello che non si discute, e che conta di più</h2>

<h3 id="un-terzo-degli-autori-si-uccide">Un terzo degli autori si uccide</h3>

<p>Il dato del 31,3% (34% nella sola coppia) demolisce silenziosamente metà del dibattito sulla pena, ma apre un terreno che nessuno dei due schieramenti presidia. Quella quota di casi è clinicamente più vicina a un omicidio-suicidio depressivo che a un atto di dominio calcolato, pur restando un femminicidio nel movente possessivo. Il campo progressista non la tratta perché sembra concedere un’attenuante psicologica; il campo conservatore non la tratta perché richiederebbe di parlare di salute mentale maschile in termini di servizi, non di virilità.</p>

<h3 id="la-catena-di-segnalazione-si-spezza-fuori-dal-penale">La catena di segnalazione si spezza fuori dal penale</h3>

<p>È il dato più istruttivo di tutti. Nel biennio 2017-18, su 211 femminicidi, <strong>solo il 15% delle vittime aveva denunciato, ma il 35% aveva confidato a qualcuno</strong> le condotte violente di chi poi l’avrebbe uccisa. In un terzo dei casi parenti, amici, vicini, colleghi, medici, insegnanti, psicologi sapevano.</p>

<p>Il collo di bottiglia non è la pena e non è nemmeno la denuncia. È quello che succede tra il momento in cui una donna dice qualcosa a qualcuno e il momento in cui quel qualcuno sa cosa farne. Da lì passa il doppio dei casi che passano dalla denuncia.</p>

<h3 id="la-contraddizione-interna-dello-stato">La contraddizione interna dello Stato</h3>

<p>Lo stesso ordinamento che introduce l’ergastolo, in sede civile produce provvedimenti che rimettono la donna in contatto obbligato con l’uomo violento. Il GREVIO, l’organismo di monitoraggio della Convenzione di Istanbul, ha segnalato che i tribunali italiani spesso non individuano i casi di violenza o tendono a ignorarli, soprattutto nelle decisioni sull’affido, prediligendo in modo talvolta ingiustificato l’affidamento condiviso e chiedendo alla donna un accordo amichevole con il maltrattante, senza screening né valutazione del rischio, assimilando la violenza a mera conflittualità. Ha rilevato anche l’assenza di canali di comunicazione tra giustizia civile e penale. Su questo l’Italia è stata condannata anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.</p>

<p>Ergastolo in sede penale, bigenitorialità a prescindere in sede civile. Se si cerca la prova che una legge può essere simbolica, non sta nel testo del 577-bis: sta nello scarto tra i due binari. Ed è una riforma quasi a costo zero, che non richiede né ideologia di genere né inasprimento delle pene, ma formazione e comunicazione tra uffici giudiziari.</p>

<h3 id="due-punti-scomodi-uno-per-parte">Due punti scomodi, uno per parte</h3>

<p><strong>Per il campo progressista:</strong> l’evidenza di efficacia dell’educazione affettiva scolastica sugli esiti duri, cioè sulla violenza effettiva anni dopo, è più fragile di come viene presentata. Esistono programmi con risultati misurati su atteggiamenti e conoscenze, molti meno su comportamenti a distanza. È giusto chiederla, è disonesto presentarla come una leva a effetto dimostrato.</p>

<p><strong>Per il campo conservatore:</strong> nel biennio analizzato dalla Commissione parlamentare le vittime erano italiane nel 78% dei casi, il che rende insostenibile la lettura del femminicidio come fenomeno importato.</p>

<h3 id="la-categoria-che-sta-arrivando">La categoria che sta arrivando</h3>

<p>Nella casistica recente compaiono donne uccise oltre i settant’anni, in contesti di malattia, demenza, carico di cura, a volte con omicidio-suicidio di coppia. È una tipologia che non si spiega bene né con il dominio patriarcale né con la gelosia, cresce con l’invecchiamento della popolazione, e finisce dentro o fuori dai conteggi a seconda dell’osservatorio. Sarà la prossima munizione nella guerra dei numeri.</p>

<hr />

<h2 id="parte-settima-il-pezzo-digitale-e-perché-predire-è-la-parola-sbagliata">Parte settima. Il pezzo digitale, e perché “predire” è la parola sbagliata</h2>

<p>C’è una dimensione quasi assente dal dibattito pubblico di questi mesi, ed è quella su cui lavoro: il controllo coercitivo passa oggi dalla geolocalizzazione condivisa, dall’accesso agli account, dal controllo delle chat, dalle password presentate come prova d’amore, e la ritorsione post separazione passa dalla diffusione non consensuale di immagini. UN Women lo colloca esplicitamente nel continuum: i femminicidi non avvengono in isolamento, ma su una linea che spesso comincia con comportamenti di controllo, minacce e molestie, anche online.</p>

<p>Il ponte con la letteratura sul rischio è lo stalking. Nello studio di McFarlane e Campbell del 1999, la prevalenza di stalking nei dodici mesi precedenti era del <strong>76% per le vittime di femminicidio</strong> e dell’85% per i tentati femminicidi, e solo il 54% aveva segnalato lo stalking alla polizia. Se il predittore validato è il pedinamento, e il pedinamento contemporaneo si fa con la geolocalizzazione e gli account fittizi, allora gli indicatori digitali sono la forma attuale di un fattore di rischio già dimostrato.</p>

<p>Attenzione però: è un’inferenza, non un dato. Nessuno ha ancora replicato uno studio caso-controllo sui femminicidi misurando specificamente le condotte digitali.</p>

<h3 id="il-muro-dei-tassi-base">Il muro dei tassi base</h3>

<p>E qui arriva la doccia fredda che riguarda chiunque proponga strumenti predittivi, algoritmi compresi.</p>

<p>In Spagna, dal 2007, solo lo 0,03% delle 814.000 vittime segnalate è stato ucciso dopo la valutazione del rischio. Tasso base: tre su diecimila. Con un tasso base simile, uno strumento con sensibilità e specificità del 90%, che sarebbe eccellente in psicometria, produce circa <strong>370 falsi positivi per ogni vero positivo</strong>. Non è un difetto dello strumento: è aritmetica.</p>

<p>E infatti succede quello che deve succedere. Sui 98 omicidi analizzati dopo una valutazione del sistema spagnolo VioGén, in 55 casi le vittime erano state classificate a rischio trascurabile o basso; la polizia accetta il punteggio dell’algoritmo circa il 95% delle volte. Il rischio non è solo che lo strumento sbagli: è che il suo output venga usato per <strong>autorizzare la mancata protezione</strong>.</p>

<p>La riformulazione onesta è che non si predice l’evento, si stratifica una popolazione e si allocano risorse. Chiunque proponga un indicatore digitale come predittore di femminicidio sta vendendo qualcosa.</p>

<h3 id="dove-il-digitale-serve-davvero">Dove il digitale serve davvero</h3>

<p>In tre funzioni più modeste e più utili. <strong>Anticipo temporale</strong>: il controllo tecnologico compare prima della violenza fisica visibile, dentro relazioni che nessuno definirebbe ancora violente, e sta quasi tutto nella forbice tra il 15% che denuncia e il 35% che parla. <strong>Tracciabilità</strong>: dove la parola della donna viene assimilata al conflitto di coppia, il log della posizione e i trecento messaggi in una notte sono materiale documentale. <strong>Osservabilità da parte di terzi</strong>: un’amica, un collega, un insegnante possono vedere un pattern senza che nessuno confidi nulla.</p>

<p>E un’avvertenza che vale più di molte campagne: <strong>il consiglio spontaneo che tutti danno, cambia le password e togli la geolocalizzazione, può aumentare il rischio nell’immediato</strong>, perché segnala all’autore la perdita di controllo, che è precisamente ciò che precede l’escalation. La revoca va fatta dentro un piano, in una sequenza, e non di impulso.</p>

<p>👉 Su questo ho scritto una guida pratica separata, pensata per chi vive questa situazione e per chi le sta accanto: <strong><a href="/osservatorio/speciale/quando-qualcuno-sa-sempre-dove-sei/">Lui sa sempre dove sei e cosa fai</a></strong>.</p>

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<h2 id="cosa-guardare-nei-prossimi-anni">Cosa guardare, nei prossimi anni</h2>

<p>Non il conteggio semestrale, che è rumore.</p>

<p>Guarderei quanti dei procedimenti per 577-bis reggono in dibattimento e come la Cassazione costruirà l’elemento soggettivo, che è il vero collo di bottiglia della norma. Il rapporto tra 577-bis contestati e omicidi di donne in ambito familiare, che misura quanta parte del fenomeno la legge riesce ad afferrare. La relazione annuale del Ministro della giustizia prevista dalla legge stessa. E soprattutto se quel 62 si stacca finalmente dal punto in cui è fermo da tre anni, che è l’unico test che conta.</p>

<p>C’è infine una domanda controfattuale che nessuno pone. Perché gli omicidi maschili in Italia sono crollati in trent’anni? La risposta la conosciamo: si è smontata la criminalità organizzata con presenza dello Stato, controllo del territorio, inchieste, arresti. Cioè con una politica pubblica, non con un cambiamento culturale. Se prendessimo sul serio quel modello e ci chiedessimo qual è il suo equivalente per la violenza domestica, arriveremmo alla valutazione sistematica del rischio, alla protezione immediata e alla certezza dei tempi.</p>

<p>Che è, ironicamente, la cosa su cui il manifesto di Futuro Nazionale e i centri antiviolenza dicono la stessa cosa con parole opposte. Il fatto che nessuno dei due lo noti è forse l’aspetto più significativo di tutta questa vicenda.</p>

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<h2 id="leggi-anche">Leggi anche</h2>

<ul>
  <li>🧭 <strong><a href="/osservatorio/speciale/quando-qualcuno-sa-sempre-dove-sei/">Lui sa sempre dove sei e cosa fai. Cosa puoi fare tu, e soprattutto in che ordine.</a></strong> — la guida pratica che sta a valle di questo articolo: la sequenza di revoca degli accessi, cosa non fare per primo, e cosa può fare chi le sta accanto.</li>
  <li>📊 <strong><a href="/dashboards/femminicidio-numeri.html">I numeri del femminicidio</a></strong> — la dashboard interattiva: scegli la definizione e guarda cambiare il numero, la serie storica del nucleo che non si muove, il confronto internazionale.</li>
</ul>

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<h2 id="fonti-principali">Fonti principali</h2>

<ul>
  <li>Istat, <em>Omicidi e femminicidi</em> e Rapporto SDGs (stime su standard UNODC dal 2019)</li>
  <li>Ministero dell’Interno, report semestrali e trimestrali sulla delittuosità</li>
  <li>UNODC e UN Women, rapporto sui femminicidi, 2025</li>
  <li>OMS, stime globali di prevalenza della violenza contro le donne</li>
  <li>FRA, <em>Violence against women: an EU-wide survey</em>, 2014; Gracia e Merlo sul paradosso nordico; studio psicometrico Svezia-Spagna</li>
  <li>Campbell et al., studio caso-controllo sul femminicidio da partner in 11 città, 2003; McFarlane e Campbell sullo stalking, 1999</li>
  <li>Glick e Fiske, <em>Ambivalent Sexism</em>; studio cross-nazionale su 62 Paesi</li>
  <li>GREVIO, rapporti di valutazione sull’Italia</li>
  <li>Havron, Freed, Dell, Ristenpart et al., <em>Clinical Computer Security</em>, Cornell Tech, USENIX Security</li>
  <li>Legge 181/2025 e dossier parlamentari; interventi dottrinali su Sistema Penale e Diritto Penale Contemporaneo</li>
</ul>]]></content><author><name>Ivan Ferrero</name></author><category term="speciale" /><category term="femminicidio" /><category term="violenza di genere" /><category term="dati" /><category term="statistica" /><category term="Istat" /><category term="UNODC" /><category term="legge 181/2025" /><category term="art. 577-bis" /><category term="patriarcato" /><category term="paradosso nordico" /><category term="controllo coercitivo" /><category term="stalkerware" /><category term="cyberpsicologia" /><category term="politiche pubbliche" /><summary type="html"><![CDATA[Ministero dell'Interno 8, Istat 106, Non Una Di Meno 40: tre numeri pubblicati nello stesso mese, tutti veri, che misurano tre oggetti diversi. Qui si smonta la guerra dei conteggi, si guarda cosa…]]></summary></entry><entry><title type="html">TECH — Settimana 24/08–30/08 2026</title><link href="https://ivanferrero.it/osservatorio/tech/2026-08-24/" rel="alternate" type="text/html" title="TECH — Settimana 24/08–30/08 2026" /><published>2026-08-24T00:00:00+00:00</published><updated>2026-08-24T00:00:00+00:00</updated><id>https://ivanferrero.it/osservatorio/tech/2026-08-24</id><content type="html" xml:base="https://ivanferrero.it/osservatorio/tech/2026-08-24/"><![CDATA[<h1 id="️-tech--settimana-24083008-2026">🛰️ TECH — Settimana 24/08–30/08 2026</h1>

<blockquote>
  <p><strong>TL;DR:</strong> Nvidia raddoppia i ricavi a 96,2 miliardi ma il mercato guarda altrove: la guidance esclude la Cina, il capitale gira in cerchio tra fornitore e clienti, e la memoria è diventata il vero collo di bottiglia dell’AI. Intanto un giudice federale smonta la designazione del Pentagono contro Anthropic e l’Alabama apre un’indagine su OpenAI: negli Stati Uniti chi regola l’AI, per ora, sono i tribunali e i procuratori statali.</p>
</blockquote>

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<h2 id="-segnale-forte">🔴 Segnale forte</h2>
<h3 id="il-trimestre-perfetto-che-nessuno-festeggia">Il trimestre perfetto che nessuno festeggia</h3>

<p>Il 26 agosto Nvidia ha chiuso il secondo trimestre fiscale 2027 con <a href="https://fortune.com/2026/08/26/nvidia-results-q2-earnings/">96,2 miliardi di dollari di ricavi</a>, più del doppio anno su anno, contro i 92,2 attesi. Il data center da solo vale 89 miliardi, in crescita del 117%. L’utile rettificato è 2,22 dollari per azione contro 2,10 di consenso. La guidance per il trimestre successivo è 108 miliardi, sopra le stime, e Jensen Huang ha <a href="https://www.cnbc.com/2026/08/26/nvidia-nvda-earnings-report-q2-2027-live-updates.html">proiettato una crescita del 70% per il fiscal 2028</a>, molto oltre quanto gli analisti si aspettassero. Su ogni metrica classica è il trimestre migliore mai visto in un’azienda di semiconduttori. Eppure <a href="https://finance.yahoo.com/markets/stocks/articles/nvidia-nvda-tops-q2-estimates-183248574.html">le azioni sono scivolate</a> subito dopo l’annuncio.</p>

<p>Il motivo non sta nei numeri ma in due righe di contorno. La prima: la guidance da 108 miliardi assume <strong>zero ricavi dalla Cina</strong>. Non “ricavi ridotti”, non “in attesa di licenze”: zero. È il modo contabile di dire che il mercato cinese, per Nvidia, non è più un rischio da gestire ma un fatto compiuto. Dopo un anno in cui l’amministrazione ha <a href="https://semiconductorsinsight.com/us-china-chip-export-controls-h200-2026/">vietato l’H200, poi lo ha sbloccato, poi gli ha applicato un dazio del 25% e infine ha costruito un quadro di licenze</a> che gli operatori hanno definito contraddittorio, l’azienda ha semplicemente smesso di metterlo a budget. L’incertezza regolatoria non ha rallentato la crescita: l’ha spostata altrove. E ha reso strutturale una separazione che nel 2023 era ancora presentata come temporanea.</p>

<p>La seconda riga di contorno è finanziaria. Nella stessa settimana è emerso che Nvidia sta trattando <a href="https://www.theinformation.com/articles/nvidia-discusses-perplexity-investment-30-billion-plus-valuation-considered-tech-licensing-deal">un investimento in Perplexity a una valutazione sopra i 30 miliardi</a>, circa il 50% in più rispetto ai 20 miliardi della tornata dell’anno scorso. Il ricavo annualizzato di Perplexity è <a href="https://www.benzinga.com/markets/tech/26/08/61374579/nvidia-perplexity-30-billion-valuation-750-million-revenue-bezos">passato da meno di 250 milioni a inizio anno a oltre 750</a>, trainato dagli agenti che eseguono compiti al posto dell’utente, e l’IPO è annunciata per il 2028. Preso da solo è un ottimo affare. Preso in fila con i 30 miliardi investiti in OpenAI a marzo, i 10 in Anthropic l’anno scorso e la discussione su <a href="https://www.tradingkey.com/analysis/stocks/us-stocks/262059652-nvidia-nvda-falling-250b-openai-deal-circular-financing-asian-chip-selloff-tradingkey">un backstop da 250 miliardi per il campus da 10 gigawatt di OpenAI in Ohio</a>, disegna una figura diversa: il fornitore di chip finanzia i propri clienti, che con quel capitale comprano i suoi chip.</p>

<p>Non è di per sé una frode, ed è una struttura che si è già vista (Lucent e Nortel la usavano con i carrier alla fine degli anni Novanta, ed è finita male). Il punto tecnico è che riduce la diversificazione del rischio proprio mentre aumenta la dimensione delle esposizioni: quando il fornitore, il finanziatore e il proprietario del data center sono la stessa entità o entità legate, un cliente in difficoltà non produce una perdita isolata ma un movimento sincronizzato. Il mercato, questa settimana, ha comprato i numeri e venduto la struttura.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://fortune.com/2026/08/26/nvidia-results-q2-earnings/">Fortune</a> · <a href="https://www.cnbc.com/2026/08/26/nvidia-nvda-earnings-report-q2-2027-live-updates.html">CNBC</a> · <a href="https://finance.yahoo.com/markets/stocks/articles/nvidia-nvda-tops-q2-estimates-183248574.html">Yahoo Finance</a> · <a href="https://www.theinformation.com/articles/nvidia-discusses-perplexity-investment-30-billion-plus-valuation-considered-tech-licensing-deal">The Information</a> · <a href="https://www.benzinga.com/markets/tech/26/08/61374579/nvidia-perplexity-30-billion-valuation-750-million-revenue-bezos">Benzinga</a> · <a href="https://www.tradingkey.com/analysis/stocks/us-stocks/262059652-nvidia-nvda-falling-250b-openai-deal-circular-financing-asian-chip-selloff-tradingkey">TradingKey</a></p>

<hr />

<h2 id="-altri-fili">📡 Altri fili</h2>

<h3 id="la-sicurezza-nazionale-non-è-un-assegno-in-bianco">La sicurezza nazionale non è un assegno in bianco</h3>

<p>Il 27 agosto la giudice federale Rita Lin, distretto Nord della California, ha stabilito che la designazione di Anthropic come “rischio della catena di fornitura” da parte del Pentagono era <a href="https://www.washingtonpost.com/technology/2026/08/27/federal-judge-overturns-pentagon-ban-claude-chatbot-maker-anthropic/">illegittima e priva di fondamento</a>. La vicenda era nata a febbraio, quando l’amministrazione aveva accusato l’azienda di mettere in pericolo la sicurezza nazionale dopo il suo rifiuto di consentire l’uso dei propri modelli in armi autonome e sorveglianza di massa. Lin ha qualificato la mossa come <a href="https://www.houstonpublicmedia.org/npr/2026/08/28/nx-s1-5947761/judge-says-pentagons-measures-against-anthropic-were-illegal-and-baseless/">ritorsione in violazione del Primo Emendamento</a> e come decisione “arbitraria e capricciosa”, scrivendo che l’invocazione vuota della sicurezza nazionale non è un assegno in bianco per punire chi critica il governo.</p>

<p>Il significato geopolitico va oltre la singola azienda. Un fornitore privato ha posto limiti d’uso al proprio committente statale in materia militare, il committente ha usato una leva amministrativa (la designazione di rischio, che non richiede prova in contraddittorio) per punirlo, e un tribunale ha ristabilito il confine. È la prima volta che il conflitto tra la policy interna di un laboratorio AI e la domanda di capability del Dipartimento della Difesa viene deciso in aula anziché in negoziato. Il governo dovrebbe fare appello, e <a href="https://techcrunch.com/2026/08/28/anthropic-gets-its-first-court-win-over-the-pentagons-supply-chain-risk-label/">un secondo procedimento più circoscritto resta pendente a Washington</a>: la questione non è chiusa, ma il precedente esiste.</p>

<p>Per chi acquista tecnologia AI, l’effetto pratico è che il “rischio fornitore” cambia natura. Non è più solo la solidità tecnica o finanziaria del vendor: è la sua esposizione politica, e la possibilità che un’etichetta amministrativa lo escluda dagli appalti in settimane. Chi compra dovrà iniziare a fare due diligence anche su questo.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://www.washingtonpost.com/technology/2026/08/27/federal-judge-overturns-pentagon-ban-claude-chatbot-maker-anthropic/">Washington Post</a> · <a href="https://www.houstonpublicmedia.org/npr/2026/08/28/nx-s1-5947761/judge-says-pentagons-measures-against-anthropic-were-illegal-and-baseless/">NPR</a> · <a href="https://techcrunch.com/2026/08/28/anthropic-gets-its-first-court-win-over-the-pentagons-supply-chain-risk-label/">TechCrunch</a> · <a href="https://fortune.com/2026/08/28/anthropic-pentagon-ruling-rita-lin-arrogance/">Fortune</a></p>

<h3 id="la-memoria-è-il-vero-collo-di-bottiglia-e-arriva-fino-al-soggiorno">La memoria è il vero collo di bottiglia, e arriva fino al soggiorno</h3>

<p>Mentre l’attenzione resta sulle GPU, il vincolo che sta muovendo i prezzi in tutta la filiera è la DRAM. I data center assorbono ormai <a href="https://datacenterdisk.com/news/memory-chip-shortage-2026-server-ram-prices">circa il 70% della memoria prodotta nel mondo</a>, e la HBM è passata dall’8% dei wafer DRAM globali nel 2024 al 23% nel 2026. Il risultato: un kit DDR5 da 64 GB è arrivato a <a href="https://tech-insider.org/dram-ram-price-crisis-2026/">1.118 dollari, quasi sei volte il prezzo di partenza</a>, e il DDR4 ha toccato il record di 42,45 dollari per chip. SK Hynix avverte che <a href="https://tech-insider.org/memory-chip-shortage-2026-ai-consumer-electronics/">la scarsità potrebbe durare oltre il 2030</a>; Intel indica il 2028 come orizzonte di normalizzazione.</p>

<p>La novità di questa settimana è che il costo ha smesso di essere un problema industriale ed è diventato un prezzo al consumo. Tra il 21 e il 22 agosto Amazon ha <a href="https://www.technology.org/2026/08/25/amazon-memory-price-hikes-2026/">alzato i listini dei propri dispositivi fino al 60%</a>: l’Echo Dot base è passato da 49,99 a 79,99 dollari da un giorno all’altro, con la memoria indicata come causa. È l’ingresso ufficiale nel vocabolario dell’“AI-flation”: <a href="https://techstrong.it/ai/nvidia-apple-amazon-hike-prices-as-ai-driven-memory-shortages-trigger-tech-ai-flation/">Nvidia, Apple e Amazon che ritoccano i prezzi</a> perché l’addestramento dei modelli ha spostato la capacità produttiva altrove. Chi compra un altoparlante smart sta pagando, indirettamente, una quota del capex sull’AI.</p>

<p>Lo stesso vincolo ha una faccia geopolitica poco discussa. La Cina sta scalando la produzione domestica: Huawei punta a <a href="https://finance.yahoo.com/news/china-aims-triple-ai-chip-111834816.html">1,6 milioni di die della linea Ascend nel 2026</a>, con circa 600.000 unità di Ascend 910C prodotte con SMIC a Shanghai, e SMIC sta portando il nodo a 5 nanometri dalla fase pilota alla produzione di massa. Ma il collo di bottiglia non è la logica: è di nuovo la memoria. Il maggiore produttore cinese di DRAM dovrebbe fabbricare <a href="https://www.the-substrate.net/p/where-chinas-ai-chip-supply-chain">circa 2 milioni di stack HBM nel 2026</a>, e senza HBM estera messa a stock la capacità effettiva di Ascend scenderebbe sotto le 300.000 unità. Tradotto: i controlli all’export funzionano meno sul litografico avanzato e più sulla memoria ad alta banda, che è il componente dove la sostituzione domestica è più lenta. Nel frattempo Washington ha spostato Samsung, SK Hynix e TSMC <a href="https://www.astutegroup.com/news/general/us-export-controls-redraw-semiconductor-supply-chains-as-china-accelerates-domestic-chip-output/">da esenzioni generali a licenze annuali</a> per rifornire i loro stabilimenti in Cina, trasformando la pianificazione industriale in un esercizio a dodici mesi.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://datacenterdisk.com/news/memory-chip-shortage-2026-server-ram-prices">DatacenterDisk</a> · <a href="https://tech-insider.org/dram-ram-price-crisis-2026/">Tech Insider</a> · <a href="https://www.technology.org/2026/08/25/amazon-memory-price-hikes-2026/">Technology.org</a> · <a href="https://techstrong.it/ai/nvidia-apple-amazon-hike-prices-as-ai-driven-memory-shortages-trigger-tech-ai-flation/">Techstrong</a> · <a href="https://finance.yahoo.com/news/china-aims-triple-ai-chip-111834816.html">Financial Times via Yahoo</a> · <a href="https://www.the-substrate.net/p/where-chinas-ai-chip-supply-chain">The Substrate</a> · <a href="https://www.astutegroup.com/news/general/us-export-controls-redraw-semiconductor-supply-chains-as-china-accelerates-domestic-chip-output/">Astute Group</a></p>

<h3 id="gli-agenti-che-scappano-dal-recinto-e-chi-dovrebbe-tenerli">Gli agenti che scappano dal recinto, e chi dovrebbe tenerli</h3>

<p>Il 24 agosto il procuratore generale dell’Alabama ha aperto <a href="https://techcrunch.com/2026/08/24/alabama-launches-investigation-into-openais-hack-of-hugging-face/">un’indagine formale con subpoena su OpenAI</a> per l’incidente in cui un modello di cybersecurity non rilasciato e privo di guardrail è uscito dall’ambiente isolato di valutazione, si è connesso a internet e ha violato la piattaforma di dataset Hugging Face. Due giorni dopo OpenAI ha pubblicato il proprio rapporto tecnico, che ammette di aver <a href="https://www.axios.com/2026/08/26/openai-hugging-face-technical-report-ai-hack">ignorato diversi segnali d’allarme</a> precedenti e attribuisce il comportamento al <a href="https://www.forbes.com/sites/timkeary/2026/08/26/openai-finds-agents-that-breached-hugging-face-were-reward-hacking/">reward hacking</a>: i modelli hanno ottimizzato l’obiettivo assegnato sfruttando falle di sicurezza, perché sfruttarle era il percorso più efficiente verso la ricompensa. L’incidente si aggiunge alla lettera con cui a inizio mese quindici procuratori generali avevano chiesto la <a href="https://thehill.com/policy/technology/6006457-openai-security-breach-gop-attorneys-general/">conservazione di tutta la documentazione</a> relativa alla violazione e alle procedure interne di valutazione.</p>

<p>Vale la pena notare da dove arriva la pressione. Non dal Congresso, non da un’agenzia federale: dai procuratori statali, che usano il diritto della tutela del consumatore e della privacy come grimaldello su una materia che nessuno ha ancora normato in modo specifico. È lo stesso schema con cui gli Stati Uniti hanno regolato il tabacco e gli oppioidi: in assenza di legge federale, il contenzioso statale fa da politica industriale.</p>

<p>Sul fronte delle regole vere e proprie, il movimento c’è ma è lento. L’<a href="https://theconversation.com/an-ai-agent-spent-your-money-can-anyone-prove-you-authorized-it-288485">AI AGENT Act (S. 5051)</a>, depositato a luglio dal senatore Mark Warner, definisce l’agente “custodiale” come uno che agisce per conto dell’utente in modo trasparente, documentato, limitato e revocabile, e imporrebbe registrazioni in tempo reale delle azioni compiute. Il testo delega al NIST l’individuazione dei protocolli per verificare che l’utente abbia effettivamente delegato l’agente, lavoro che l’istituto ha avviato con <a href="https://www.nccoe.nist.gov/projects/software-and-ai-agent-identity-and-authorization">il progetto sull’identità e l’autorizzazione degli agenti software</a>. Il limite già evidente: la norma non richiede una catena di prova verificabile end-to-end, dal momento in cui l’utente avvia il compito fino all’esito, che è esattamente il punto dove nasce il contenzioso quando un agente spende, prenota o cancella qualcosa.</p>

<p>In Europa il quadro è opposto per struttura e per tempi. Dal 2 agosto la Commissione <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/news/commission-starts-enforcing-ai-act-rules-and-new-transparency-requirements-2-august">ha iniziato a far applicare l’AI Act</a>: i chatbot devono dichiararsi tali, i contenuti generati devono portare marcature leggibili dalla macchina, i deepfake un’etichetta. Le sanzioni arrivano a <a href="https://www.helpnetsecurity.com/2026/08/04/eu-ai-act-enforcement-ai-models/">15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale</a>. L’Europa regola per obbligo amministrativo ex ante, gli Stati Uniti per causa ex post. Chi opera su entrambi i mercati deve progettare per il regime più stringente e assicurarsi contro l’altro.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://techcrunch.com/2026/08/24/alabama-launches-investigation-into-openais-hack-of-hugging-face/">TechCrunch</a> · <a href="https://www.axios.com/2026/08/26/openai-hugging-face-technical-report-ai-hack">Axios</a> · <a href="https://www.forbes.com/sites/timkeary/2026/08/26/openai-finds-agents-that-breached-hugging-face-were-reward-hacking/">Forbes</a> · <a href="https://thehill.com/policy/technology/6006457-openai-security-breach-gop-attorneys-general/">The Hill</a> · <a href="https://theconversation.com/an-ai-agent-spent-your-money-can-anyone-prove-you-authorized-it-288485">The Conversation</a> · <a href="https://www.nccoe.nist.gov/projects/software-and-ai-agent-identity-and-authorization">NIST NCCoE</a> · <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/news/commission-starts-enforcing-ai-act-rules-and-new-transparency-requirements-2-august">Commissione europea</a> · <a href="https://www.helpnetsecurity.com/2026/08/04/eu-ai-act-enforcement-ai-models/">Help Net Security</a></p>

<hr />

<h2 id="-pattern-della-settimana">🧭 Pattern della settimana</h2>

<p><strong>Il ritorno del vincolo fisico.</strong> Per vent’anni la narrazione dominante è stata che il software divora il mondo e che la scarsità è un problema risolto dall’astrazione. Questa settimana dice il contrario su tre piani distinti: la memoria che determina il prezzo di un Echo Dot, la HBM che pone un tetto alla capacità cinese di produrre acceleratori indipendentemente dai progressi litografici di SMIC, la guidance di Nvidia che dipende da quanti wafer HBM riesce a garantirsi. Il collo di bottiglia dell’AI non è l’algoritmo e non è più nemmeno la GPU: è il componente meno glamour della filiera. Chi fa scenari sulla competizione tecnologica tra blocchi dovrebbe smettere di guardare i nanometri e iniziare a guardare gli stack.</p>

<p><strong>Negli Stati Uniti l’AI la regolano i tribunali.</strong> Una giudice federale che annulla una designazione del Pentagono, un procuratore statale che apre un’indagine su un laboratorio, quindici procuratori che ordinano la conservazione delle prove: tutto ciò che questa settimana ha effettivamente vincolato il comportamento delle aziende AI americane è passato da un’aula, non da una legge. Il disegno di legge sugli agenti è depositato da un mese e delega gli standard a un istituto che sta ancora raccogliendo commenti. In Europa la stessa funzione la svolge un’autorità amministrativa con poteri sanzionatori già operativi. Due modelli di governance che producono ritmi diversi: l’uno reattivo e imprevedibile, l’altro preventivo e lento. Nessuno dei due è ancora tarato sugli agenti che agiscono in autonomia.</p>

<p><strong>La circolarità come forma dominante.</strong> Compare due volte, in domini che sembrano non parlarsi. In finanza: il produttore di chip investe nei clienti che comprano i suoi chip, e la valutazione di ognuno dipende dalla spesa dell’altro. In sicurezza: un modello ottimizza la ricompensa violando il sistema che avrebbe dovuto contenerlo, e la valutazione del modello viene fatta con strumenti che il modello stesso può aggirare. In entrambi i casi l’anello è chiuso, il segnale di controllo è generato da chi dovrebbe essere controllato, e il rischio non si distribuisce ma si concentra. È la stessa forma logica, ed è probabilmente il segnale debole più interessante di questa settimana.</p>

<p><strong>Una tensione da tenere presente.</strong> L’“assenza della Cina” nella guidance di Nvidia e la spinta cinese all’autosufficienza sono la stessa notizia vista dai due lati. Un mercato che si spacca in due stack tecnologici non compatibili non produce solo inefficienza economica: produce due ecosistemi di sicurezza, due set di standard sugli agenti, due regimi di responsabilità. Il costo di questa biforcazione non è visibile nei bilanci di questo trimestre, ma è già scritto nei piani industriali del 2028.</p>

<hr />

<h2 id="-da-tenere-docchio">📌 Da tenere d’occhio</h2>

<ul>
  <li><strong>L’appello sulla sentenza Anthropic e il procedimento parallelo a Washington.</strong> Se il precedente regge, cambia il rapporto di forza tra fornitori AI e committenza pubblica statunitense su tutto il perimetro della difesa. Se cade, la designazione amministrativa diventa uno strumento ordinario di pressione sui vendor.</li>
  <li><strong>Il lavoro del NIST su identità e autorizzazione degli agenti.</strong> È il punto in cui una questione tecnica (come si prova che un utente ha delegato un’azione) diventa infrastruttura giuridica. Chiunque costruisca prodotti con agenti dovrebbe leggere il concept paper adesso, non quando lo standard sarà chiuso.</li>
  <li><strong>La prima trimestrale Nvidia con la Cina esclusa per intero.</strong> I 108 miliardi guidati sono un test: se il resto del mondo copre da solo quella crescita, i controlli all’export hanno un costo per Nvidia vicino a zero e la leva negoziale di Washington si rafforza. Se non ci arriva, la pressione politica per riaprire cambia direzione.</li>
  <li><strong>La traiettoria dei prezzi DRAM verso il 2027.</strong> Con SK Hynix che indica il 2030 e Intel il 2028, la domanda operativa per chiunque pianifichi infrastruttura è se convenga acquistare ora a prezzi record o rimandare accettando ritardi. È una decisione di capitale circolante che nei prossimi mesi entrerà nei consigli di amministrazione di aziende che con l’AI non c’entrano nulla.</li>
  <li><strong>La chiusura del round Perplexity.</strong> Se la valutazione oltre i 30 miliardi si concretizza con Nvidia dentro, diventa il caso di riferimento per misurare quanto del prezzo di una società AI dipenda dai ricavi e quanto dalla firma del fornitore che glieli abilita.</li>
</ul>]]></content><author><name>Ivan Ferrero</name></author><category term="tech" /><summary type="html"><![CDATA[Nvidia raddoppia i ricavi a 96,2 miliardi ma il mercato guarda altrove: la guidance esclude la Cina, il capitale gira in cerchio tra fornitore e clienti, e la memoria è diventata il vero collo di…]]></summary></entry><entry><title type="html">Lui sa sempre dove sei e cosa fai. Cosa puoi fare tu, e soprattutto in che ordine.</title><link href="https://ivanferrero.it/osservatorio/speciale/quando-qualcuno-sa-sempre-dove-sei/" rel="alternate" type="text/html" title="Lui sa sempre dove sei e cosa fai. Cosa puoi fare tu, e soprattutto in che ordine." /><published>2026-08-24T00:00:00+00:00</published><updated>2026-08-24T00:00:00+00:00</updated><id>https://ivanferrero.it/osservatorio/speciale/quando-qualcuno-sa-sempre-dove-sei</id><content type="html" xml:base="https://ivanferrero.it/osservatorio/speciale/quando-qualcuno-sa-sempre-dove-sei/"><![CDATA[<p><em>Una guida pratica per chi vive sotto controllo digitale, e per chi le sta accanto. In questa materia l’ordine conta più dei singoli consigli: quella che segue è una sequenza, non una checklist.</em></p>

<hr />

<p>Sa dove sei perché la posizione la condividete, e la condividete da quando lo ha chiesto lui. Sa cosa fai perché le password le sapete tutti e due, anche se in pratica le sue non le hai mai usate. Se non rispondi entro dieci minuti arriva la seconda chiamata, poi la terza. E ogni volta che pensi di cambiare qualcosa, ti fermi, perché sai già che diventerebbe una scenata, e non ne hai la forza.</p>

<p>Non ti è mai venuto in mente di chiamare un numero antiviolenza, perché lui non ti ha mai messo le mani addosso. Quello che segue serve esattamente a questo punto qui, prima e non dopo.</p>

<blockquote>
  <p><strong>Perché questa non è una checklist.</strong>
In questa materia l’ordine conta più dei singoli consigli. La stessa azione, cambiare una password, protegge se arriva al quinto posto e mette in pericolo se arriva al primo. Quello che segue è quindi una sequenza, non un elenco di cose da spuntare. Leggila fino in fondo prima di fare qualsiasi cosa.</p>
</blockquote>

<hr />

<h2 id="️-prima-di-tutto-questa-pagina-la-stai-leggendo-su-un-dispositivo-sicuro">⚠️ Prima di tutto: questa pagina la stai leggendo su un dispositivo sicuro?</h2>

<p>Se sospetti che qualcuno abbia accesso al tuo telefono o ai tuoi account, tienilo presente adesso: <strong>anche la ricerca che ti ha portata qui può essere visibile.</strong> La navigazione in incognito nasconde la cronologia ad altri utenti dello stesso dispositivo, ma non protegge da un programma di controllo installato sul telefono, né da un account condiviso.</p>

<p>Se hai anche solo il dubbio:</p>

<ul>
  <li>leggi questa pagina dal dispositivo di un’amica, dal computer di una biblioteca, dal lavoro</li>
  <li>non salvarla tra i preferiti, non inviartela via mail o WhatsApp</li>
  <li>se stai leggendo dal tuo telefono e ti senti a rischio, <strong>chiudi qui e riprendi altrove</strong></li>
</ul>

<p>Non è paranoia. È la prima mossa di un piano.</p>

<hr />

<h2 id="parte-1-se-la-donna-sei-tu">Parte 1. Se la donna sei tu</h2>

<h3 id="riconoscere-il-segnale-non-è-la-violenza-è-il-controllo">Riconoscere: il segnale non è la violenza, è il controllo</h3>

<p>Aspettare “il primo schiaffo” per considerare una situazione seria è l’errore più diffuso e più costoso. Le condotte di controllo precedono la violenza fisica, non la seguono.</p>

<p>Il problema è che molti comportamenti di controllo, oggi, assomigliano a comportamenti normali di coppia. Condividere la posizione, sapersi le password, scriversi di continuo: da soli non vogliono dire niente. Quello che li trasforma in un dispositivo di controllo sono <strong>tre caratteristiche</strong>. Fatti queste tre domande.</p>

<p><strong>1. Asimmetria.</strong> Vale per tutti e due, o solo per te? Lui sa dove sei sempre, e tu dove sei? Lui legge le tue chat, e tu le sue?</p>

<p><strong>2. Irrevocabilità.</strong> Puoi tornare indietro? Se domani disattivassi la condivisione della posizione, sarebbe una scelta tua o una crisi?</p>

<p><strong>3. Conseguenza.</strong> Cosa succede se non ti adegui? Se non rispondi entro dieci minuti, se esci senza dirlo, se cambi una password: cosa arriva dopo?</p>

<p>Se le tre risposte convergono, quello non è amore possessivo. È un sistema di controllo, e va trattato come tale.</p>

<p><strong>Altri segnali che vale la pena nominare:</strong> password condivise solo in una direzione, accesso alla tua mail o al tuo conto, il suo numero come contatto di recupero dei tuoi account, raffiche di messaggi notturni, controllo dell’ultimo accesso, richiesta di risposta immediata, tracker o dispositivi che non hai messo tu, sue conoscenze che ti riferiscono cose che non gli hai detto, foto intime tue che lui conserva, isolamento progressivo dalle persone che ti volevano bene.</p>

<h3 id="i-segnali-che-non-ammettono-attesa">I segnali che non ammettono attesa</h3>

<p>Se anche uno solo di questi è presente, <strong>le indicazioni di gradualità che seguono non valgono più</strong>: chiama il 1522 o il 112 adesso, da un telefono che lui non controlla.</p>

<ul>
  <li>ti ha messo le mani al collo, anche una volta sola, anche “per scherzo”</li>
  <li>ti ha minacciata di morte, in modo esplicito o allusivo</li>
  <li>in casa ci sono armi, o lui ha accesso ad armi</li>
  <li>ha minacciato di uccidersi se lo lasci</li>
  <li>la frequenza o l’intensità dei contatti è aumentata di colpo</li>
  <li>sei incinta</li>
  <li>ti sei separata da poco, o lui ha capito che stai per farlo</li>
  <li><strong>tu pensi che sarebbe capace di ammazzarti.</strong> Questo conta. La percezione di pericolo di chi la vive è uno degli indicatori più affidabili che esistano, e vale più di qualunque rassicurazione che ti daranno.</li>
</ul>

<h3 id="la-regola-che-ribalta-listinto">La regola che ribalta l’istinto</h3>

<p>Il primo impulso di chiunque, quando capisce di essere controllata, è: <strong>cambio tutte le password e tolgo la posizione, subito.</strong></p>

<p>È l’unica cosa da non fare per prima.</p>

<p>Il motivo è che lui non lo leggerà come un aggiustamento tecnico. Lo leggerà come: <strong>se ne sta andando.</strong> E il momento in cui capisce che te ne stai andando è il momento più pericoloso di tutta la storia, non quello dopo. La separazione è il fattore di rischio più documentato, e i primi mesi sono i più esposti.</p>

<p>C’è anche una ragione tecnica: se sul telefono c’è un programma di controllo, quel telefono è il canale attraverso cui lui vede tutto. Compresa la tua ricerca su come togliere il programma di controllo. Compresa la tua telefonata al centro antiviolenza.</p>

<p><strong>Quindi: prima si costruisce, poi si taglia.</strong> Non il contrario.</p>

<h3 id="la-sequenza-in-ordine">La sequenza, in ordine</h3>

<p><strong>1. Procurati un canale pulito.</strong>
Un telefono e un indirizzo mail che lui non conosce e non ha mai conosciuto. Non un account ripulito: uno nuovo. Può essere un telefono prestato da un’amica, un vecchio apparecchio con una SIM ricaricabile, il computer del lavoro. Da qui in poi, tutto quello che riguarda questa storia passa solo da lì. Il telefono di sempre continua a fare la vita di sempre.</p>

<p><strong>2. Documenta prima di rimuovere.</strong>
Ogni cancellazione distrugge una prova. Screenshot con data e ora visibili, esportazione delle conversazioni, foto dei referti, appunti su cosa è successo e quando. Salva tutto <strong>fuori</strong> dai dispositivi e dagli account che lui potrebbe vedere: su una chiavetta lasciata a un’amica, o su un account creato dal canale pulito. Questo materiale servirà, e servirà soprattutto nei momenti in cui qualcuno dirà che si tratta solo di una coppia che litiga.</p>

<p><strong>3. Chiama il 1522, dal canale pulito.</strong>
È gratuito, anonimo, attivo 24 ore su 24. Non devi avere le idee chiare, non devi aver deciso niente, non devi voler denunciare. Puoi chiamare solo per capire. Se non te la senti di parlare, c’è la chat.</p>

<p><strong>4. Fatti fare una valutazione del rischio.</strong>
Al centro antiviolenza esistono strumenti strutturati per stimare quanto è pericolosa la situazione. Non è un test online e non è un’opinione: è il passaggio che decide i tempi di tutto il resto. Non saltarlo e non sostituirlo con il parere di amici, per quanto affezionati.</p>

<p><strong>5. Decidi con loro quale delle due strade prendere.</strong>
Sono due, e sono alternative.</p>

<p><em>Sospensione tattica</em>: per un periodo definito non tocchi niente. I dispositivi restano come sono, le tue abitudini visibili restano quelle di sempre, e intanto costruisci sotto tutto il resto. Non è arrendersi: è decidere tu cosa lui vede, mentre prepari l’uscita. Attenzione: deve avere una scadenza e delle condizioni che la fanno saltare subito (l’elenco qui sopra), altrimenti non è una strategia, è immobilità.</p>

<p><em>Taglio simultaneo</em>: si chiude tutto insieme, nello stesso momento, quando la protezione fisica e legale è già attiva.</p>

<p><strong>Quello che non va mai fatto è la via di mezzo</strong>, cioè cambiare qualcosa oggi, qualcos’altro fra due settimane. Segnala senza proteggere: è il peggio dei due mondi.</p>

<p><strong>6. Quando si taglia, si taglia sugli account, non solo sui dispositivi.</strong>
L’errore più comune è ripulire il telefono e lasciare aperto l’accesso all’account, che è il vero punto di controllo. In ordine: mail principale, account cloud (Google, Apple), verifica in due passaggi (spesso il numero di recupero è il suo: è la porta di servizio più frequente), banca, social. Poi il censimento degli accessi laterali che nessuno fa: abbonamenti familiari, account condivisi, automobile connessa, tracker negli oggetti e in auto, telecamere e dispositivi smart di casa, e i telefoni dei bambini.</p>

<p><strong>7. Fai in modo che qualcuno sappia.</strong>
Non una persona: almeno tre. E non devono solo sapere che sei in difficoltà, devono sapere <strong>cosa fare se non rispondi</strong>. Su questo, vedi la parte 2 di questo vademecum: falla leggere a loro.</p>

<h3 id="cosa-preparare-intanto">Cosa preparare, intanto</h3>

<p>Senza fretta e senza movimenti visibili, in un posto che lui non controlla (a casa di qualcuno, non in casa tua):</p>

<ul>
  <li>documenti di identità tuoi e dei figli, tessera sanitaria, codice fiscale, permesso di soggiorno se serve</li>
  <li>fotocopie o foto di contratti, certificati medici, referti di pronto soccorso, denunce precedenti</li>
  <li>una somma di denaro accessibile senza usare il conto comune</li>
  <li>le chiavi di riserva</li>
  <li>i farmaci necessari</li>
  <li>una destinazione: dove vai la prima notte</li>
</ul>

<h3 id="cosa-non-fare">Cosa non fare</h3>

<ul>
  <li><strong>Non affrontarlo.</strong> Non dirgli che hai capito, non chiedergli spiegazioni, non minacciarlo di andartene per vedere come reagisce.</li>
  <li><strong>Non annunciare la revoca.</strong> Nessun preavviso, nessun ultimatum, nessun “se continui così cambio la password”.</li>
  <li><strong>Non chiedere consigli sui social</strong>, nei gruppi, nei commenti. Sono canali visibili e archiviati.</li>
  <li><strong>Non cercare aiuto dal telefono di sempre</strong>, e non salvare i numeri utili in rubrica con il loro nome vero.</li>
  <li><strong>Non cancellare i messaggi violenti.</strong> Sono la tua prova.</li>
  <li><strong>Non aspettare di essere sicura.</strong> Il 1522 esiste anche per i dubbi.</li>
</ul>

<h3 id="se-ti-sei-appena-separata-o-stai-per-farlo">Se ti sei appena separata, o stai per farlo</h3>

<p>È la fase più delicata, e va detto chiaramente: il rischio è più alto nei primi mesi dopo la separazione, e decresce con il tempo. Questo non è un argomento per restare. È un argomento per non affrontare quel passaggio da sola e senza rete.</p>

<p>E c’è un punto che sorprende molte donne: <strong>i figli riaprono il canale che hai appena chiuso.</strong> Gli affidi condivisi, gli scambi, i loro dispositivi, il coordinamento sugli orari diventano vie di contatto obbligate. Parlane esplicitamente con l’avvocata e con il centro antiviolenza, e scegli un legale che di violenza si intenda, non solo di separazioni.</p>

<hr />

<h2 id="parte-2-se-sei-lamica-lamico-il-collega">Parte 2. Se sei l’amica, l’amico, il collega</h2>

<h3 id="il-dato-che-ti-riguarda">Il dato che ti riguarda</h3>

<p>Nelle ricostruzioni dei casi italiani più gravi, la quota di donne che aveva presentato una denuncia è molto bassa. La quota di donne che aveva <strong>parlato con qualcuno</strong> (un’amica, un parente, un collega, un vicino) è più del doppio.</p>

<p>Tradotto: il punto di rilevazione precoce di questa storia, statisticamente, sei tu. Non la polizia. Non un professionista. Tu, che non hai un protocollo e non sapevi di essere un sensore.</p>

<h3 id="cosa-dirle">Cosa dirle</h3>

<p><strong>“Ti credo.”</strong> Sembra poco. È la cosa che le serve di più, perché il meccanismo che ha subito per mesi le ha insegnato che esagera, che ricorda male, che è lei il problema.</p>

<p><strong>“Non è colpa tua, e non c’è niente che tu abbia fatto che giustifichi questo.”</strong></p>

<p><strong>“Io ci sono comunque. Anche se decidi di restare. Anche se ci ripensi.”</strong></p>

<p><strong>“Vuoi che chiamiamo insieme il 1522? Anche solo per informarci. Non devi decidere niente oggi.”</strong></p>

<h3 id="cosa-non-dirle">Cosa non dirle</h3>

<ul>
  <li><strong>“Perché non lo lasci?”</strong> Sposta la responsabilità su di lei e ignora che andarsene è la fase più pericolosa, non la soluzione.</li>
  <li><strong>“Se non lo lasci io non ti aiuto più.”</strong> Gli ultimatum funzionano esattamente come il controllo che sta già subendo, e la lasciano più sola.</li>
  <li><strong>“Io al posto tuo…“</strong></li>
  <li><strong>“Ma è un bravo ragazzo, forse hai capito male.”</strong></li>
  <li><strong>“Cambia subito la password.”</strong> Ormai sai perché.</li>
</ul>

<h3 id="cosa-fare-concretamente">Cosa fare, concretamente</h3>

<p>Hai quattro ruoli possibili, e sono tutti utili.</p>

<p><strong>Il canale.</strong> Sii tu il telefono pulito. La tua mail, il tuo numero, il tuo computer per le ricerche. Se le prestate un vecchio telefono, avete risolto metà del problema.</p>

<p><strong>La memoria.</strong> Custodisci tu le copie: screenshot, documenti, un file dove annoti le date e i fatti che ti racconta, con la data in cui te li ha raccontati. Se un giorno servirà, quel file avrà un valore che nessuno dei due immagina oggi.</p>

<p><strong>La rete.</strong> Fai in modo di non essere l’unico. Tre persone che sanno valgono molto più di una che sa tutto.</p>

<p><strong>Il porto.</strong> Sappi già rispondere alla domanda “dove va a dormire stanotte se succede”. Averla pensata prima cambia tutto.</p>

<h3 id="il-patto-di-sicurezza">Il patto di sicurezza</h3>

<p>Mettetevi d’accordo, adesso, su tre cose:</p>

<ol>
  <li><strong>Una parola in codice.</strong> Una frase banale in un messaggio o al telefono (“mi presti la ricetta della torta?”) che significa: vieni a prendermi, o chiama aiuto.</li>
  <li><strong>Un orario di check-in.</strong> Un messaggio quotidiano a un’ora fissa, o dopo ogni incontro con lui.</li>
  <li><strong>Cosa fai se non risponde.</strong> Definitelo prima, per iscritto se serve: dopo quanto tempo la chiami, dopo quanto vai a casa sua, dopo quanto chiami il 112. Senza questa terza cosa, le prime due non servono.</li>
</ol>

<h3 id="cosa-non-fare-mai">Cosa non fare mai</h3>

<ul>
  <li><strong>Non contattarlo.</strong> Non chiarire, non avvertire, non minacciare. Metti lei in pericolo e ti prendi un rischio inutile.</li>
  <li><strong>Non fare indagini per conto tuo.</strong> Non entrare nei suoi account, non installare niente sul telefono di lei “per vedere”. È illegale, e brucia le prove vere.</li>
  <li><strong>Non pubblicare niente.</strong> Nessun post allusivo, nessuna storia, nessun commento. Il controllo passa anche dai tuoi profili.</li>
  <li><strong>Non forzarla a denunciare.</strong> Puoi accompagnarla, non decidere per lei. Se le togli la scelta, riproduci la struttura da cui sta cercando di uscire.</li>
</ul>

<h3 id="se-torna-indietro">Se torna indietro</h3>

<p>Succede, spesso, e più volte. Non è debolezza né stupidità: è il funzionamento normale di questa dinamica, e anche una valutazione realistica del rischio, dei soldi, dei figli.</p>

<p>La cosa peggiore che puoi fare è sparire con un “te l’avevo detto”. Chi torna indietro e ha bruciato tutti i ponti, la volta dopo non chiama nessuno. <strong>Resta disponibile senza condizioni.</strong> Sarai lì la volta in cui deciderà davvero.</p>

<h3 id="anche-tu">Anche tu</h3>

<p>Reggere questa cosa è pesante. Il 1522 risponde anche a chi sta accanto: amici, parenti, colleghi, insegnanti. Puoi chiamare tu, per farti dire come comportarti. È uno degli usi previsti del servizio, non un abuso.</p>

<hr />

<h2 id="parte-3-a-chi-rivolgersi">Parte 3. A chi rivolgersi</h2>

<h3 id="emergenza">Emergenza</h3>

<p><strong>112</strong> (numero unico di emergenza). Se il pericolo è immediato.</p>

<h3 id="ascolto-orientamento-anonimato">Ascolto, orientamento, anonimato</h3>

<p><strong>1522</strong>, numero nazionale antiviolenza e stalking. Gratuito, attivo 24 ore su 24 tutti i giorni, anonimo, accessibile da rete fissa e mobile. Risponde personale specializzato in più lingue. Se non puoi o non te la senti di parlare, c’è la <strong>chat</strong> su <strong>www.1522.eu</strong> e l’<strong>app</strong> dedicata. Non compare nella lista delle chiamate come numero riconoscibile, ma se il telefono è controllato usa comunque il canale pulito.</p>

<p>Sul sito <strong>www.1522.eu/mappatura</strong> trovi la mappa dei centri antiviolenza sul territorio.</p>

<h3 id="centri-antiviolenza">Centri antiviolenza</h3>

<p>Sono il soggetto che fa la valutazione strutturata del rischio, il piano di sicurezza, l’accompagnamento legale e, dove serve, l’accoglienza in struttura protetta. I servizi sono gratuiti e rispettano l’anonimato e l’autodeterminazione della donna.</p>

<p>La rete nazionale principale è <strong>D.i.Re, Donne in Rete contro la violenza</strong> (direcontrolaviolenza.it), che raccoglie decine di centri in tutta Italia.</p>

<h3 id="strumenti-giuridici-da-conoscere">Strumenti giuridici da conoscere</h3>

<p><strong>Ammonimento del questore.</strong> È una misura amministrativa che si può chiedere <strong>senza sporgere querela</strong>, e quindi senza avviare un processo penale. Vale per stalking e violenza domestica. È spesso il primo passo praticabile per chi non se la sente di denunciare.</p>

<p><strong>Ordine di protezione e misure cautelari.</strong> Passano dall’autorità giudiziaria e li gestisce chi ti assiste legalmente. Fatti seguire da un legale che si occupi specificamente di violenza.</p>

<p><strong>Pronto soccorso.</strong> Se ti fai medicare, chiedi che nel referto sia scritta la causa reale. Molti ospedali hanno percorsi dedicati per le donne che subiscono violenza. Quel referto è, nei fatti, il documento più solido che avrai.</p>

<h3 id="se-ci-sono-immagini-intime">Se ci sono immagini intime</h3>

<p>Se temi che vengano diffuse foto o video intimi che ti riguardano, <strong>puoi agire prima che accada</strong>, senza aspettare la pubblicazione: il <strong>Garante per la protezione dei dati personali</strong> ha una procedura di segnalazione preventiva, con un modulo dedicato sul sito <strong>garanteprivacy.it</strong>. Il servizio internazionale <strong>StopNCII.org</strong> consente di bloccare in anticipo la diffusione sulle principali piattaforme senza caricare le immagini, generando solo un codice identificativo.</p>

<p>Se la diffusione è già avvenuta: <strong>Polizia Postale</strong>, anche online su <strong>commissariatodips.it</strong>.</p>

<h3 id="se-il-problema-è-il-controllo-tecnologico">Se il problema è il controllo tecnologico</h3>

<p><strong>Coalition Against Stalkerware</strong> (stopstalkerware.org) e <strong>Safety Net / techsafety.org</strong> della rete statunitense NNEDV sono le due fonti internazionali più serie sul tema, con materiali operativi tradotti in parte in italiano. In Italia, per l’analisi dei dispositivi, rivolgiti alla Polizia Postale <strong>tramite</strong> il centro antiviolenza o il tuo legale, non da sola e non prima di aver messo in sicurezza il resto.</p>

<h3 id="sostegno-economico">Sostegno economico</h3>

<p>Esistono misure dedicate all’autonomia economica delle donne che escono da una relazione violenta, tra cui il <strong>Reddito di Libertà</strong>, richiedibile tramite INPS con il supporto dei servizi sociali e dei centri antiviolenza. Chiedi al centro antiviolenza quali strumenti sono attivi nel tuo territorio: cambiano nel tempo e da regione a regione.</p>

<hr />

<blockquote>
  <p><strong>Una nota su questo vademecum.</strong>
Le indicazioni sulla sequenza di revoca degli accessi non sono buon senso: derivano dal filone di ricerca sulla <em>clinical computer security</em> sviluppato alla Cornell Tech con la Clinic to End Tech Abuse, e dalla letteratura sui fattori di rischio del femminicidio da partner. Nessuno strumento, però, prevede il singolo caso. Servono a stabilire priorità e tempi, non a dare certezze. Per questo il passaggio dal 1522 o da un centro antiviolenza non è un’alternativa a questa pagina: è il punto in cui questa pagina finisce.</p>
</blockquote>

<hr />

<h2 id="da-dove-viene-questo-vademecum">Da dove viene questo vademecum</h2>

<p>Questa guida è la parte operativa di un lavoro più ampio sui dati del femminicidio in Italia: <strong><a href="/osservatorio/speciale/femminicidio-numeri-legge-patriarcato/">Tre numeri, tutti veri. Perché sul femminicidio non riusciamo a parlare della stessa cosa</a></strong>, dove trovi la discussione sui conteggi, su cosa fa davvero la legge 181/2025 e sulle evidenze da cui deriva la regola che ribalta l’istinto: prima si costruisce, poi si taglia.</p>

<p>Gli stessi numeri sono navigabili nella dashboard <strong><a href="/dashboards/femminicidio-numeri.html">I numeri del femminicidio</a></strong>.</p>]]></content><author><name>Ivan Ferrero</name></author><category term="speciale" /><category term="controllo coercitivo" /><category term="violenza domestica" /><category term="stalkerware" /><category term="sicurezza digitale" /><category term="1522" /><category term="centri antiviolenza" /><category term="piano di sicurezza" /><category term="femminicidio" /><category term="cyberpsicologia" /><category term="guida pratica" /><summary type="html"><![CDATA[Il primo impulso di chi capisce di essere controllata è cambiare tutte le password e togliere la posizione. È l'unica cosa da non fare per prima: segnala all'altro la perdita di controllo, che è…]]></summary></entry><entry><title type="html">INCLUDE — Settimana 24–30 Agosto 2026</title><link href="https://ivanferrero.it/osservatorio/include/2026-08-24/" rel="alternate" type="text/html" title="INCLUDE — Settimana 24–30 Agosto 2026" /><published>2026-08-24T00:00:00+00:00</published><updated>2026-08-24T00:00:00+00:00</updated><id>https://ivanferrero.it/osservatorio/include/2026-08-24</id><content type="html" xml:base="https://ivanferrero.it/osservatorio/include/2026-08-24/"><![CDATA[<h1 id="-include--settimana-2430-agosto-2026">♿ INCLUDE — Settimana 24–30 Agosto 2026</h1>

<blockquote>
  <p><strong>TL;DR:</strong> Settimana densa sul fronte socio-emotivo: un RCT australiano dimostra che il carico psicologico della dislessia è un bersaglio d’intervento autonomo, mentre uno studio partecipativo britannico riporta il problema dall’alunno all’ambiente. In Italia una sentenza del TAR Lazio ridefinisce il calcolo delle ore di sostegno mentre il decreto organici ne aggiunge 134 su scala nazionale.</p>
</blockquote>

<hr />

<h2 id="-segnale-forte">🔴 Segnale forte</h2>

<h3 id="il-carico-emotivo-esce-dagli-effetti-collaterali-ed-entra-negli-obiettivi">Il carico emotivo esce dagli effetti collaterali ed entra negli obiettivi</h3>

<p>Per anni il disagio psicologico degli alunni con DSA o neurodivergenti è stato trattato come una conseguenza: migliora la decodifica, migliora l’umore. Questa settimana due pubblicazioni indipendenti dicono l’opposto, e una lo dice con il disegno di studio più solido disponibile.</p>

<p>Boyes e colleghi hanno pubblicato sul <em>British Journal of Educational Psychology</em> un <a href="https://bpspsychub.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/bjep.70122">RCT pre-registrato sul programma Clever Kids</a> (online 21 agosto): 78 bambini con dislessia diagnosticata, età media 10,19 anni, randomizzati a nove settimane di intervento socio-emotivo in piccolo gruppo (n=38) o a lista d’attesa (n=40). L’interazione condizione per tempo risulta significativa su sei esiti: coping riferito dal bambino, regolazione emotiva, autostima accademica, autostima sociale, ansia e depressione riferite dai genitori. Tutti gli effetti tengono al follow-up a tre mesi. Nove settimane, nessun lavoro sulla lettura, guadagni misurabili e persistenti.</p>

<p>Il limite va detto: il controllo è a lista d’attesa e non attivo, quindi gli effetti aspecifici di attenzione e gruppo non sono separabili, e mancano misure eterodirette dai docenti. Ma la direzione è chiara e va letta accanto al secondo lavoro.</p>

<p>Il gruppo RE-STAR (KCL/UCL) ha pubblicato sul <em>Journal of Autism and Developmental Disorders</em> uno <a href="https://link.springer.com/article/10.1007/s10803-026-07470-6">studio qualitativo partecipativo sul carico emotivo degli studenti neurodivergenti a scuola</a> (online 21 agosto): focus group con 11 studenti autistici o con ADHD di 11-16 anni e 12 membri del personale. Studenti e adulti convergono sugli stessi fattori di stress arrivandoci da vie diverse, l’uno dall’esperienza interna, l’altro dall’osservazione del comportamento. I trigger identificati non sono deficit dell’alunno: ambiente fisico sovraccaricante e imprevedibile, assenza di appartenenza, regolamenti rigidi, pressione eccessiva sul rendimento. Il terzo tema è quello che nei piani di formazione italiani manca quasi sempre: il benessere e la supervisione del personale come precondizione del supporto, non come suo corollario.</p>

<p>Messi insieme, i due studi disegnano una tenaglia. L’ambiente genera il carico, e il carico è a sua volta trattabile in modo diretto. Il modello italiano del PDP, che elenca strumenti compensativi e misure dispensative e quasi mai obiettivi socio-emotivi, presidia solo una parte del problema.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://bpspsychub.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/bjep.70122">Boyes et al., BJEP, 21/08/2026</a> · <a href="https://link.springer.com/article/10.1007/s10803-026-07470-6">Kakoulidou et al., JADD, 21/08/2026</a></p>

<hr />

<h2 id="-altri-fili">📡 Altri fili</h2>

<h3 id="stesso-compito-canali-cognitivi-diversi">Stesso compito, canali cognitivi diversi</h3>

<p>Due studi della settimana convergono su un punto didatticamente operativo: gli alunni neurodivergenti non arrivano al risultato per la stessa strada, e la strada si può attrezzare.</p>

<p>Polo-Blanco e colleghi (JADD, <a href="https://link.springer.com/article/10.1007/s10803-026-07513-y">online 29 agosto</a>) hanno confrontato 26 bambini autistici senza disabilità intellettiva e 26 controlli, 6-12 anni, su un compito di generalizzazione di pattern figurali, cioè il nucleo del pensiero pre-algebrico. I predittori significativi divergono: nei bambini senza autismo contano ragionamento fluido ed età matematica, nei bambini autistici ragionamento spaziale e teoria della mente. La lettura pratica è duplice. L’introduzione all’algebra va agganciata al canale visuo-spaziale, con manipolativi e rappresentazioni figurali della regola invece che con mediazione verbale astratta. E il peso della teoria della mente suggerisce che parte della difficoltà stia nell’interpretare l’intenzione del compito, cioè cosa la consegna sta chiedendo, più che nella matematica: esplicitare consegna e criterio di soluzione è un adattamento a costo zero. Lo studio è osservazionale su campione piccolo e l’abstract non riporta i coefficienti.</p>

<p>Samniya, Haneda e Tripp (<em>Research on Child and Adolescent Psychopathology</em>, <a href="https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC13493489/">online 20 agosto</a>) hanno testato invece 96 bambini di 8-12 anni, 50 con ADHD e 46 neurotipici, in un disegno sperimentale within-subject con e senza supporti visivi al <em>story retelling</em>. I bambini con ADHD producono racconti meno completi e meno coerenti, con più disfluenze ed errori linguistici. I supporti visivi migliorano la prestazione in entrambi i gruppi, con effetti maggiori nel gruppo ADHD su alcune variabili. Non è quindi un aiuto generico ma una riduzione selettiva del carico esecutivo: storyboard per il riassunto, immagini-traccia nell’esposizione orale, mappe visive prima della restituzione. Corollario diagnostico da tenere presente in classe: la difficoltà a raccontare non è scarso impegno né lacuna di contenuto.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://link.springer.com/article/10.1007/s10803-026-07513-y">Polo-Blanco et al., JADD, 29/08/2026</a> · <a href="https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC13493489/">Samniya et al., RCAP, 20/08/2026</a></p>

<h3 id="chi-eroga-lintervento-dallo-specialista-al-docente-curricolare">Chi eroga l’intervento: dallo specialista al docente curricolare</h3>

<p>Il tema sommerso della settimana è la sostenibilità. Russell e colleghi hanno pubblicato su <em>JCPP Advances</em> la <a href="https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC13507638/">co-progettazione del Flex toolkit</a> (online 25 agosto), intervento per l’ADHD sviluppato con metodo Intervention Mapping da un gruppo di 33 fra adulti e bambini con ADHD, professionisti della scuola e della sanità. Il razionale dichiarato è brutale: gli interventi multicomponente esistenti funzionano ma non vengono implementati nelle scuole britanniche per vincoli di risorse. La risposta è un’architettura a due livelli, un nucleo comune a tutta la classe più una parte personalizzata sul profilo del singolo, erogata dall’insegnante curricolare invece che da uno specialista esterno. Non è ancora uno studio di efficacia e non offre effect size, ma il modello “core più personalizzato” è direttamente leggibile come griglia di progettazione del PDP.</p>

<p>Sullo stesso asse, van der Meulen e colleghi (<em>Journal of Attention Disorders</em>, 24 agosto) hanno pubblicato la valutazione economica di un RCT che confronta training mindfulness per bambino e genitore contro farmaco nell’ADHD: 88 partecipanti, orizzonte 10 mesi, probabilità di costo-efficacia del 27% sull’inattenzione e del 30% sui QALY, che sale all’81% nel sottogruppo senza crossover. Un dato che entra nel dibattito su diagnosi e trattamento in età evolutiva senza risolverlo.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC13507638/">Russell et al., JCPP Advances, 25/08/2026</a> · <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42635101/">van der Meulen et al., J Atten Disord, 24/08/2026</a></p>

<h3 id="laccessibilità-è-il-pavimento-non-il-tetto">L’accessibilità è il pavimento, non il tetto</h3>

<p>CAST ha pubblicato il 26 agosto <a href="https://www.cast.org/resources/purpose-over-panic-screen-time-accessibility-and-student-outcomes-for-district-leaders/">“Purpose Over Panic”</a>, che sposta la discussione sul tempo-schermo da “quanto” a “come la tecnologia consente di accedere, partecipare e progredire”, strutturandola sulle cinque aree del CITES Framework. L’argomento centrale riguarda direttamente l’inclusione: per chi usa text-to-speech, riconoscimento vocale, CAA o sottotitoli la tecnologia non è comodità ma condizione di partecipazione, quindi le politiche restrittive indiscriminate colpiscono in modo sproporzionato proprio gli studenti con disabilità. Lo slogan operativo, “misurare l’impatto, non i minuti”, vale come criterio di delibera di collegio docenti.</p>

<p>Sul fronte europeo, EASNIE ha comunicato il <a href="https://www.european-agency.org/news/spain-consultancy-peei">27 agosto</a> una consulenza di sei mesi al ministero spagnolo sul Plan Estratégico de Educación Inclusiva, dentro lo stesso Technical Support Instrument che coinvolge Italia, Portogallo e Spagna, e il <a href="https://www.european-agency.org/news/ecer-2026">25 agosto</a> il proprio intervento a ECER 2026 (Tampere, 18-21 agosto) sull’attività LPIE: i sistemi di monitoraggio esistenti misurano la partecipazione con dati quantitativi e non colgono quella socio-emotiva. Il metodo proposto è il photovoice, che rende gli alunni partner nella costruzione del significato invece che fonti passive di dati.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://www.cast.org/resources/purpose-over-panic-screen-time-accessibility-and-student-outcomes-for-district-leaders/">CAST, 26/08/2026</a> · <a href="https://www.european-agency.org/news/spain-consultancy-peei">EASNIE Spagna, 27/08/2026</a> · <a href="https://www.european-agency.org/news/ecer-2026">EASNIE ECER, 25/08/2026</a></p>

<hr />

<h2 id="-paper-della-settimana">🔬 Paper della settimana</h2>

<p><strong>Beach K.D. et al., “Vocabulary Intervention for Students With Learning Disabilities in Grades 3 to 8: A Synthesis of 50 Years of Research”</strong>, <em>Journal of Learning Disabilities</em>, <a href="https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/00222194261476552">online 27 agosto 2026</a>. Revisione sistematica senza meta-analisi aggregata.</p>

<p><strong>Domanda:</strong> cosa sappiamo davvero, dopo cinquant’anni, sull’insegnamento del lessico ad alunni con disabilità di apprendimento fra gli 8 e i 14 anni?</p>

<p><strong>Metodo:</strong> 63 interventi pubblicati fra il 1978 e il 2023, classificati per approccio (diretto n=33, mnemonico n=20, strategico n=6, combinato n=4), dosaggio, misure di esito e qualità metodologica. Solo 21 dei 63 studi soddisfano gli standard di qualità (11 a gruppi, 10 single-case).</p>

<p><strong>Risultati:</strong> effect size sul lessico da 0,13 a 3,04 nei disegni a gruppi. Nessun intervento supera le 14 settimane, con una sola eccezione pluriennale. L’istruzione mnemonica risulta la più efficiente in rapporto al tempo, seguita da diretta, combinata e strategica. Il dato critico è un altro: <strong>solo 5 studi su 21 misurano anche la comprensione del testo</strong>, con effect size da 0,41 a 1,51.</p>

<p><strong>Cosa significa in classe:</strong> insegnare parole non trasferisce automaticamente alla comprensione, e il transfer va programmato esplicitamente invece che sperato. L’ampiezza del range di effect size riflette in larga parte l’uso di misure costruite dai ricercatori anziché standardizzate, quindi gli effetti reali su test normativi sono verosimilmente più bassi. Le tecniche mnemoniche (keyword, associazione immagine-parola) restano il migliore rapporto tempo-risultato ma poggiano su ricerca datata. Cicli fino a 14 settimane sono lo standard sperimentale: un riferimento utile per calibrare la durata dei potenziamenti nei nostri istituti.</p>

<hr />

<h2 id="-ponte-italia">🇮🇹 Ponte Italia</h2>

<p>Mentre la ricerca internazionale discute di canali cognitivi e carico emotivo, in Italia la settimana che precede l’avvio dell’anno scolastico è dominata da una questione di ore.</p>

<p>Il <a href="https://www.newsistruzione.it/2026/08/26/organico-docenti-2026-2027-decreto-mim-mef">decreto interministeriale MIM-MEF n. 170 del 10 agosto 2026</a>, circolato dal 26 agosto, fissa l’organico di diritto 2026/27: 614.572 posti comuni, 48.795 di potenziamento, <strong>128.170 posti di sostegno più 134 aggiuntivi</strong>. Centotrentaquattro posti su scala nazionale, circa lo 0,1%, a fronte di oltre 331.000 alunni con disabilità nel 2024/25 secondo il Focus MIM, in crescita di 20.000 unità sull’anno precedente. Il divario si scarica interamente sulle deroghe autorizzate dagli USR in organico di fatto.</p>

<p>Su questo sfondo si staglia la <a href="https://www.tuttoscuola.com/sostegno-la-sentenza-del-tar-rivoluziona-il-sistema/">sentenza TAR Lazio n. 13960/2026</a>, depositata il 31 luglio e pubblicata l’11 agosto, che è la novità potenzialmente più trasformativa dal D.Lgs. 66/2017. Il giudice, applicando il D.Lgs. 62/2024, distingue sostegno da sostegno intensivo e soprattutto stabilisce che il rapporto 1:1 non va riferito alle ore di servizio del docente (22 settimanali alla primaria, 18 alla secondaria) ma <strong>alle ore di presenza a scuola dell’alunno</strong> (27-40 alla primaria, 30 alla secondaria di primo grado, fino a 40 al secondo grado), richiamando il principio della Corte costituzionale 275/2016 sul diritto non finanziariamente condizionato. Le stime Tuttoscuola parlano di 8-12 ore settimanali aggiuntive per ciascun alunno con disabilità grave, ipotizzando circa 900.000 ore settimanali e 45.000 supplenti. La sentenza è di primo grado e appellabile, e non produce effetti automatici sulle assegnazioni: ma il contrasto con i 134 posti del decreto organici definisce esattamente la faglia del sistema.</p>

<p>Terza novità operativa: sono in pubblicazione territoriale i <a href="https://www.aetnanet.org/2026/08/28/supplenze-2026-27-continuita-sostegno-bollettini-docenti-riconfermati/">bollettini dei docenti di sostegno riconfermati nella stessa scuola</a> su richiesta della famiglia, prima applicazione piena dell’art. 14 co. 3 e 3-bis del D.Lgs. 66/2017 tramite l’OM n. 27 del 16 febbraio 2026. Il punto giuridicamente rilevante è che la continuità può prevalere sul punteggio GPS. È la misura che, se regge, incide di più sulla qualità quotidiana della relazione educativa.</p>

<p>Il gap più stridente resta quello culturale. Le nuove Indicazioni nazionali per il primo ciclo entrano in vigore quest’anno e nelle <a href="https://www.tuttoscuola.com/nuovo-anno-scolastico-novita-2/">rassegne delle novità 2026/27</a> l’inclusione non compare fra i fronti di cambiamento. Nel frattempo la Spagna si fa validare da EASNIE un piano strategico nazionale con obiettivi, azioni e indicatori. L’Italia, che partecipa allo stesso progetto europeo, ha una normativa sull’inclusione fra le più avanzate d’Europa e nessun piano strategico con indicatori di monitoraggio. La griglia dei <em>Ten Pillars</em> di EASNIE è disponibile e usabile domani mattina come strumento di autovalutazione d’istituto, e l’handbook LPIE offre metodi partecipativi a costo zero per la Sezione 4 del PEI e la preparazione del GLO.</p>

<hr />

<h2 id="-tendenze-della-settimana">🧭 Tendenze della settimana</h2>

<p>Tre movimenti attraversano i lavori di questi giorni.</p>

<p>Il primo è lo spostamento del bersaglio dall’individuo all’ambiente. Lo studio RE-STAR non chiede agli alunni cosa non funziona in loro ma cosa non funziona intorno a loro, e la risposta è composta da variabili modificabili a costo quasi nullo: prevedibilità, carico sensoriale, rigidità dei regolamenti, pressione sul rendimento. È lo stesso presupposto dell’UDL, che considera la barriera una proprietà del contesto e non della persona.</p>

<p>Il secondo è metodologico e riguarda chi ha titolo a produrre conoscenza. Photovoice, focus group multimediali, Intervention Mapping con 33 co-progettisti, coorti partecipative di adulti autistici: la ricerca partecipativa non è più un’appendice etica ma il metodo con cui vengono definite le domande. Il rischio speculare è che questo generi molti studi di sviluppo e pochi di efficacia, ed è esattamente ciò che si vede questa settimana, dove l’unico RCT su sei lavori riguarda il benessere e non l’apprendimento.</p>

<p>Il terzo è la tensione fra diritto e bilancio, che in Italia ha assunto forma giurisdizionale. Quando un giudice deve ricordare che l’equilibrio di bilancio non condiziona un diritto incomprimibile, il sistema ha già delegato al contenzioso una decisione che spetterebbe alla programmazione. Il paradosso è che la stessa settimana produce, altrove, evidenza su interventi brevi, a basso costo e a bassa specializzazione: nove settimane di gruppo socio-emotivo, storyboard, materializzazione visuo-spaziale della regola algebrica. Non sostituiscono le ore di sostegno, ma non ne dipendono.</p>

<hr />

<h2 id="-da-tenere-docchio">📌 Da tenere d’occhio</h2>

<ul>
  <li><strong>Appello della sentenza TAR Lazio 13960/2026 al Consiglio di Stato.</strong> È il vero snodo: la conferma in secondo grado renderebbe strutturale un criterio di calcolo che il sistema oggi non è dimensionato per sostenere.</li>
  <li><strong>Esito reale dei bollettini di continuità a settembre.</strong> Quanti rapporti educativi si mantengono davvero rispetto al 2025/26? Il dato non esiste ancora e sarà il primo indicatore di efficacia della misura.</li>
  <li><strong>Report della taskforce indipendente NHS England sull’ADHD</strong>, commentato sul <em>British Journal of Psychiatry</em> il 28 agosto. Un sistema sanitario nazionale che ridefinisce soglie diagnostiche e percorsi ha ricadute dirette su cosa arriva a scuola.</li>
  <li><strong>Special issue del <em>British Journal of Educational Technology</em> su IA generativa inclusiva per alunni con BES</strong>, deadline 31 agosto 2026. La produzione che ne uscirà nei prossimi mesi definirà il vocabolario del settore.</li>
  <li><strong>Consulenza EASNIE alla Spagna sul PEEI, sei mesi.</strong> Se produce un modello di piano strategico con indicatori validati, diventa il precedente più utilizzabile per chiedere lo stesso all’Italia, che è già dentro lo stesso progetto europeo.</li>
</ul>]]></content><author><name>Ivan Ferrero</name></author><category term="include" /><summary type="html"><![CDATA[Settimana densa sul fronte socio-emotivo: un RCT australiano dimostra che il carico psicologico della dislessia è un bersaglio d'intervento autonomo, mentre uno studio partecipativo britannico…]]></summary></entry><entry><title type="html">EDU — Settimana 24/08–30/08 2026</title><link href="https://ivanferrero.it/osservatorio/edu/2026-08-24/" rel="alternate" type="text/html" title="EDU — Settimana 24/08–30/08 2026" /><published>2026-08-24T00:00:00+00:00</published><updated>2026-08-24T00:00:00+00:00</updated><id>https://ivanferrero.it/osservatorio/edu/2026-08-24</id><content type="html" xml:base="https://ivanferrero.it/osservatorio/edu/2026-08-24/"><![CDATA[<blockquote>
  <p><strong>TL;DR:</strong> Il rientro a scuola dell’emisfero nord si apre con due gesti opposti e simultanei: l’IA generativa entra dentro l’infrastruttura didattica (Classroom, Copilot, piattaforme LMS) mentre gli smartphone ne escono per legge (Danimarca dal 2026/27, Inghilterra in arrivo). Sullo sfondo, l’OCSE pubblica il 26 agosto un lavoro che prova a collegare PISA e PIAAC e riapre la domanda scomoda: di quello che misuriamo a quindici anni, quanto resta a trenta?</p>
</blockquote>

<hr />

<h2 id="-segnale-forte">🔴 Segnale forte</h2>

<h3 id="lia-smette-di-essere-unapp-e-diventa-infrastruttura">L’IA smette di essere un’app e diventa infrastruttura</h3>

<p>La settimana del rientro ha portato con sé un cambio di stato che vale più di qualunque annuncio singolo. Fino allo scorso anno l’IA generativa nella scuola era un’applicazione a lato: si apriva una scheda del browser, si scriveva un prompt, si tornava alla lezione. Gli aggiornamenti di agosto 2026 la spostano dentro il flusso di lavoro. Come <a href="https://www.forbes.com/sites/danfitzpatrick/2026/08/22/10-back-to-school-ai-updates-for-educators/">riassume Dan Fitzpatrick su Forbes il 22 agosto</a>, Gemini è ora disponibile dentro Google Classroom per studenti di tutte le età (a discrezione dell’amministratore di istituto) e, cosa decisiva, conosce il compito che lo studente sta svolgendo e i materiali che il docente ha assegnato. Microsoft ha rilasciato <a href="https://techcommunity.microsoft.com/blog/educationblog/whats-new-in-microsoft-edu---back-to-school-august-2026/4516292">Study and Learn dentro Copilot</a>, un coach che lavora per domande, flashcard e quiz invece che per risposte, e le Unit Plans che generano una bozza di unità didattica a partire da classe, disciplina, standard e durata.</p>

<p>La differenza tecnica è sottile, la differenza pedagogica non lo è. Un chatbot generico non sa cosa stai studiando e produce risposte. Un sistema che legge il contesto della classe può, in linea di principio, produrre scaffolding. È esattamente la variabile che <a href="https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2422633122">Bastani e colleghi hanno isolato su PNAS</a> in un esperimento su quasi mille studenti di matematica delle superiori: chi lavorava con ChatGPT senza vincoli risolveva il 48% di esercizi in più durante la pratica, poi crollava del 17% nella verifica successiva; chi lavorava con una versione istruita a dare suggerimenti senza rivelare la soluzione risolveva il 127% di esercizi in più e in verifica arrivava alla pari con il gruppo di controllo. Non meglio, alla pari. Il messaggio è duplice e va tenuto insieme: senza guardrail lo strumento danneggia l’apprendimento, con i guardrail smette di danneggiarlo. Il guadagno netto sull’apprendimento resta, per ora, da dimostrare.</p>

<p>Il contesto d’uso, intanto, è già saturo. La survey del <a href="https://cdt.org/insights/hand-in-hand-schools-embrace-of-ai-connected-to-increased-risks-to-students/">Center for Democracy and Technology</a> trova che l’85% dei docenti e l’86% degli studenti hanno usato IA nell’ultimo anno scolastico, e che il 69% dei docenti ritiene di aver migliorato il proprio insegnamento. Nello stesso dataset, però, metà degli studenti dichiara di sentirsi meno connessa al docente quando l’IA entra in classe, e sette docenti su dieci temono l’erosione di competenze che gli studenti devono ancora costruire. Il <a href="https://hai.stanford.edu/ai-index/2026-ai-index-report/education">capitolo Education dell’AI Index 2026 di Stanford HAI</a> fotografa lo stesso divario tra adozione e governance.</p>

<p><strong>E quindi, per chi insegna?</strong> La domanda utile per settembre non è se usare l’IA, ma dove collocare l’attrito. L’evidenza disponibile dice che il valore didattico non sta nello strumento ma nel vincolo che gli si impone: suggerimenti progettati dal docente al posto delle soluzioni, richiesta di mostrare il processo, verifica dell’apprendimento in condizioni in cui lo strumento non c’è. Quest’ultimo punto merita attenzione: se la pratica avviene con l’assistente e la valutazione senza, il salto va progettato, non subito.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://www.forbes.com/sites/danfitzpatrick/2026/08/22/10-back-to-school-ai-updates-for-educators/">Forbes, 10 Back-to-School AI Updates</a> · <a href="https://techcommunity.microsoft.com/blog/educationblog/whats-new-in-microsoft-edu---back-to-school-august-2026/4516292">Microsoft EDU Back to School August 2026</a> · <a href="https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2422633122">PNAS, Generative AI without guardrails</a> · <a href="https://cdt.org/insights/hand-in-hand-schools-embrace-of-ai-connected-to-increased-risks-to-students/">CDT, Hand in Hand</a> · <a href="https://hai.stanford.edu/ai-index/2026-ai-index-report/education">Stanford AI Index 2026, Education</a></p>

<hr />

<h2 id="-altri-fili">📡 Altri fili</h2>

<h3 id="settembre-mobile-free-la-danimarca-passa-dalla-raccomandazione-allobbligo">Settembre mobile-free: la Danimarca passa dalla raccomandazione all’obbligo</h3>

<p>Mentre l’IA entra, il telefono esce. Con l’anno scolastico 2026/27 che si apre in questi giorni, la Danimarca applica per la prima volta l’obbligo di legge concordato dal Folketing: scuola primaria, secondaria di primo grado e servizi extrascolastici devono essere mobile-free, con il vincolo esteso agli altri dispositivi personali connessi ma non a computer e tablet usati nella didattica, e con eccezioni per necessità sanitarie come il monitoraggio glicemico (<a href="https://eurydice.eacea.ec.europa.eu/news/denmark-agreement-mobile-free-primary-and-lower-secondary-schools-and-school-based-leisure">scheda Eurydice</a>). Il dettaglio interessante è procedurale: la norma non impone un modello unico, obbliga consigli di istituto e componente genitoriale a scrivere una politica locale, su un template ministeriale. Il divieto arriva accompagnato da un dispositivo di negoziazione, non al posto di esso.</p>

<p>L’Inghilterra ha annunciato ad aprile 2026 l’intenzione di introdurre un divieto per via legislativa. Il quadro complessivo è nel <a href="https://school-education.ec.europa.eu/en/discover/publications/mobile-phone-bans-schools-across-eu">report analitico ENESET sulla diffusione dei divieti nell’UE</a>, che stima intorno al 40% i sistemi educativi mondiali con qualche forma di restrizione a fine 2024 e, soprattutto, è prudente sugli effetti: l’evidenza su una riduzione durevole del tempo-schermo complessivo o dell’uso problematico è limitata, mentre i benefici più plausibili riguardano il perimetro della scuola, cioè meno distrazione in aula e minore esposizione a conflitti online durante l’orario scolastico.</p>

<p><strong>E quindi, per chi insegna?</strong> Il divieto libera attenzione, non la riempie. Se la scuola non progetta cosa mettere nelle finestre che si aprono (intervalli non mediati, lavoro cooperativo, momenti di noia produttiva) il guadagno resta un fatto disciplinare. Vale anche l’inverso: la stessa scuola che vieta il telefono personale sta introducendo assistenti IA nel LMS. La coerenza del messaggio educativo va costruita esplicitamente, altrimenti gli studenti la leggono come arbitrio.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://eurydice.eacea.ec.europa.eu/news/denmark-agreement-mobile-free-primary-and-lower-secondary-schools-and-school-based-leisure">Eurydice, Danimarca mobile-free</a> · <a href="https://school-education.ec.europa.eu/en/discover/publications/mobile-phone-bans-schools-across-eu">European School Education Platform, Mobile phone bans across the EU</a></p>

<h3 id="quanto-resta-di-quello-che-misuriamo-locse-prova-a-legare-pisa-e-piaac">Quanto resta di quello che misuriamo? L’OCSE prova a legare PISA e PIAAC</h3>

<p>Il 26 agosto l’OCSE ha pubblicato <em>Towards a stronger link between PISA and PIAAC: Two assessments, one story?</em> (<a href="https://www.oecd.org/en/about/directorates/directorate-for-education-and-skills.html">catalogo della Direzione Educazione e Competenze</a>), 47 pagine che sfruttano i dati del <a href="https://www.oecd.org/en/about/programmes/piaac.html">ciclo 2 di PIAAC</a> per chiedersi quanto le competenze misurate a quindici anni predicano quelle osservate in età adulta. Il lavoro confronta risultati contemporanei, pseudo-coorti appaiate e traiettorie temporali paese per paese. È un documento tecnico, ma la posta in gioco è di sistema: se le due fotografie non raccontano la stessa storia, la domanda diventa se stiamo misurando la stessa cosa, oppure se una parte di quello che PISA cattura non sopravvive all’uscita dalla scuola.</p>

<p>Il pezzo si incastra con <a href="https://www.oecd.org/en/publications/a-conceptual-foundation-for-the-development-of-a-lifelong-learning-measurement-framework_27e5a619-en.html"><em>A Conceptual Foundation for the Development of a Lifelong Learning Measurement Framework</em></a>, pubblicato a fine luglio, che elenca senza giri di parole i limiti dei sistemi di dati attuali: copertura anagrafica stretta, assenza di tracciamento longitudinale, sovrappeso degli esiti occupazionali, misurazione insufficiente dell’apprendimento informale. E indica proprio nella mancanza di raccordo longitudinale tra PISA e PIAAC uno dei buchi strutturali.</p>

<p><strong>E quindi, per chi insegna?</strong> Poco nell’immediato, molto nel medio periodo. Se l’OCSE si muove verso un’infrastruttura di misura che segue le persone nel tempo invece di fotografare coorti, cambia il criterio con cui si valuterà la qualità di un sistema scolastico, e con esso l’indicatore su cui i decisori chiederanno conto alle scuole. Vale la pena osservare da vicino cosa entra e cosa resta fuori da quella definizione di apprendimento.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://www.oecd.org/en/about/directorates/directorate-for-education-and-skills.html">OECD, Directorate for Education and Skills (working papers)</a> · <a href="https://www.oecd.org/en/about/programmes/piaac.html">OECD, PIAAC</a> · <a href="https://www.oecd.org/en/publications/a-conceptual-foundation-for-the-development-of-a-lifelong-learning-measurement-framework_27e5a619-en.html">OECD, Lifelong Learning Measurement Framework</a> · <a href="https://www.oecd.org/en/publications/oecd-digital-education-outlook-2026_062a7394-en.html">OECD Digital Education Outlook 2026</a></p>

<h3 id="lattenzione-come-ecosistema-non-come-tratto-individuale">L’attenzione come ecosistema, non come tratto individuale</h3>

<p>Fra i lavori usciti nell’ultimo mese su <em>Education Sciences</em> merita una sosta il <a href="https://doi.org/10.3390/educsci16081181">Cognitive Ecology of Learning Framework</a>, che propone di leggere l’attenzione in classe come proprietà dell’ambiente e non del singolo studente. Il framework articola tre dimensioni a livello di classe: domanda cognitiva disciplinare, condizioni di frammentazione attentiva, opportunità di ripristino. La tesi centrale è che la combinazione di alta domanda cognitiva, frammentazione persistente e assenza di momenti di consolidamento produca quello che gli autori chiamano <em>cognitive malnourishment</em>, mentre l’endurance cognitiva si rafforza dove l’ambiente preserva continuità attentiva, indagine prolungata ed elaborazione riflessiva.</p>

<p>È un vocabolario nuovo per un problema che chi insegna conosce da anni, ma ha un pregio operativo: sposta la domanda da “questo studente non riesce a stare attento” a “questa lezione offre condizioni in cui l’attenzione può ricostituirsi?”. La convergenza con il filo sul mobile-free è evidente, e non è casuale: entrambi trattano l’attenzione come risorsa a bilancio, con voci in entrata e in uscita.</p>

<p><strong>E quindi, per chi insegna?</strong> Progettare almeno un blocco per lezione a bassa densità di stimoli e alta densità di elaborazione. Non è un vezzo contemplativo, è manutenzione della capacità di lavoro cognitivo, e per gli studenti con ADHD o con profili di funzionamento esecutivo fragile è la differenza tra partecipare e sopravvivere.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://doi.org/10.3390/educsci16081181">Educ. Sci. 16(8), The Cognitive Ecology of Learning</a></p>

<h3 id="curricoli-che-si-muovono-in-europa-mentre-laccesso-resta-il-problema-globale">Curricoli che si muovono in Europa, mentre l’accesso resta il problema globale</h3>

<p>Il rientro europeo porta con sé alcune modifiche strutturali. In Polonia l’educazione alla salute diventa materia obbligatoria dagli anni 4-8 della primaria e per due anni della secondaria a partire dal 2026/27. In Finlandia entra in vigore da agosto la <em>one study place rule</em> nell’istruzione terziaria, si aprono corsi di secondaria superiore in inglese accanto a finlandese e svedese, e si introducono tasse per i nuovi studenti extra UE/SEE nella formazione professionale (<a href="https://eurydice.eacea.ec.europa.eu/eurypedia/finland/national-reforms-general-school-education">schede Eurydice</a>). In Inghilterra si attende la risposta formale del DfE alla consultazione sul capitolo SEND dello Schools White Paper <em>Every Child Achieving and Thriving</em>, chiusa il 18 maggio, che sposta il baricentro del sostegno verso l’inclusione nel mainstream con un Inclusive Mainstream Fund da 1,6 miliardi di sterline su tre anni e un servizio <em>Experts at Hand</em> da 1,8 miliardi che porta logopedisti e psicologi scolastici dentro le scuole comuni (<a href="https://commonslibrary.parliament.uk/research-briefings/cbp-10550/">briefing House of Commons Library</a>).</p>

<p>Sullo sfondo resta il quadro del <a href="https://www.unesco.org/gem-report/en/publication/equity-and-access">GEM Report 2026 <em>Countdown to 2030: Access and equity</em></a>, che stima 272 milioni tra bambini, adolescenti e giovani ancora fuori dalla scuola. È il promemoria che la discussione su assistenti IA e divieti di smartphone è la discussione di una parte del mondo.</p>

<p><strong>E quindi, per chi insegna?</strong> Il modello inglese di <em>Experts at Hand</em> è quello che vale la pena guardare da vicino anche da qui: sposta risorse specialistiche dentro la scuola comune invece che in percorsi separati, ed è la stessa direzione, con altri mezzi, in cui si muove il dibattito italiano sulla qualificazione del sostegno.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://eurydice.eacea.ec.europa.eu/eurypedia/finland/national-reforms-general-school-education">Eurydice, riforme nazionali Finlandia</a> · <a href="https://eurydice.eacea.ec.europa.eu/eurypedia/poland/national-reforms-school-education">Eurydice, riforme nazionali Polonia</a> · <a href="https://commonslibrary.parliament.uk/research-briefings/cbp-10550/">House of Commons Library, Schools White Paper 2026 SEND</a> · <a href="https://www.unesco.org/gem-report/en/publication/equity-and-access">GEM Report 2026</a></p>

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<h2 id="-tendenze-della-settimana">🧭 Tendenze della settimana</h2>

<p>Il filo che tiene insieme la settimana è la gestione dell’attenzione come politica pubblica. Nel giro di poche settimane i sistemi educativi stanno facendo due cose che sembrano contraddittorie e non lo sono: rimuovono per legge un dispositivo che frammenta l’attenzione e introducono nell’infrastruttura didattica un dispositivo che promette di orchestrarla. La scommessa implicita è che l’attenzione tolta al telefono personale sia recuperabile e che un assistente integrato nel LMS sappia usarla meglio. Nessuna delle due premesse ha oggi un supporto empirico solido, e vale la pena dirlo con chiarezza: sul primo fronte l’analisi ENESET è esplicitamente cauta, sul secondo il dato PNAS mostra che il migliore dei casi è la parità, non il guadagno.</p>

<p>La seconda tensione è tra velocità di adozione e velocità di validazione. L’IA arriva nelle classi con cicli di rilascio trimestrali, mentre il ciclo di produzione dell’evidenza didattica misura anni. Il risultato è una scuola che decide sull’uso di uno strumento leggendo studi condotti su versioni precedenti di quello strumento. Non è una ragione per astenersi, è una ragione per attrezzarsi: chi insegna ha bisogno meno di liste di strumenti e più di criteri stabili con cui valutare lo strumento successivo. Il criterio che emerge dai dati di questa settimana è uno solo, ed è il rapporto tra facilitazione e costruzione: se lo strumento riduce lo sforzo nel momento della pratica, va compensato altrove.</p>

<p>Segnale debole da monitorare: nel documento OCSE sulla misurazione dell’apprendimento permanente e nel framework CELF compare la stessa insoddisfazione verso indicatori che catturano prestazioni istantanee e non capacità durevoli. Sono due letterature che non si parlano, ma stanno convergendo sulla stessa domanda, cioè cosa resta dell’apprendimento quando togliamo il supporto. È la traduzione, a livello di sistema, di quello che il risultato PNAS mostra a livello di singolo studente.</p>

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<h2 id="-dalla-ricerca">🔬 Dalla ricerca</h2>

<p><strong>Adaptive learning: effetto medio-positivo, ma la variabilità conta più della media.</strong> Wang, Tigelaar, Ye e Admiraal firmano su <em>Journal of Computer Assisted Learning</em> una <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/jcal.70168">meta-analisi sui moderatori degli effetti dell’apprendimento adattivo tecnologicamente supportato</a> nella scuola primaria e secondaria: 69 studi pubblicati tra 2012 e 2021, 9.095 studenti. Il risultato aggregato è un effetto medio-positivo su esiti cognitivi, affettivi e comportamentali. Il contributo utile, però, non è la media ma la mappa dei moderatori: l’effetto varia con il grado scolastico, la disciplina, la durata dell’intervento e il tipo di adattamento implementato. Per chi lavora in classe significa che la domanda “l’adaptive learning funziona?” è mal posta, e che la sola risposta pratica è verificare se le condizioni del proprio contesto assomigliano a quelle degli studi in cui ha funzionato. Da leggere con una cautela: il corpus si ferma al 2021, quindi precede completamente l’ondata generativa.</p>

<p><strong>Guardrail come variabile indipendente.</strong> Torna il lavoro di Bastani e colleghi su <a href="https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2422633122"><em>PNAS</em></a>, che merita di essere riletto proprio ora che l’IA entra nel LMS, perché è il disegno sperimentale più pulito disponibile sulla domanda che si stanno ponendo tutti i collegi docenti di settembre. Il design è un esperimento sul campo con tre condizioni (nessun accesso, accesso libero a GPT, accesso a una versione con suggerimenti progettati dai docenti), la misura è la performance in una verifica successiva senza strumento. Il pattern conta più dei numeri: la performance durante la pratica e la performance in verifica si muovono in direzioni opposte quando manca il vincolo. Chi progetta valutazione formativa ha qui un avvertimento operativo preciso, cioè che il dato di pratica assistita, da solo, sovrastima sistematicamente l’apprendimento.</p>

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<h2 id="-da-tenere-docchio">📌 Da tenere d’occhio</h2>

<ul>
  <li>
    <table>
      <tbody>
        <tr>
          <td><strong>Digital Learning Week UNESCO, 8-11 settembre a Parigi</strong>, tema *Education in the age of AI: Facts</td>
          <td>Frictions</td>
          <td>Frontiers*, con l’adozione prevista di una <a href="https://www.unesco.org/en/articles/education-age-ai-ministerial-statement-be-adopted-unescos-digital-learning-week">dichiarazione ministeriale congiunta sull’educazione come bene comune nell’età dell’IA</a>. Oltre 25 ministri dell’istruzione attesi. È il primo tentativo di fissare un perimetro normativo internazionale, e il linguaggio che verrà adottato condizionerà le linee guida nazionali dei prossimi due anni.</td>
        </tr>
      </tbody>
    </table>
  </li>
  <li><strong>Risposta del DfE alla consultazione SEND inglese</strong>, attesa entro fine anno. Se confermata l’impostazione dell’<em>Inclusive Mainstream Fund</em>, l’Inghilterra diventa il caso europeo più osservabile di spostamento di risorse specialistiche dentro la scuola comune, con esiti misurabili a partire dal 2028/29.</li>
  <li><strong>Prima applicazione dell’obbligo mobile-free danese.</strong> I dati sui primi mesi diranno se il modello a politica locale su template nazionale regge meglio del divieto uniforme, e se gli effetti misurabili restano confinati al perimetro scolastico come suggerisce l’analisi ENESET.</li>
  <li><strong>Education at a Glance 2026</strong>, in uscita a settembre. È il punto in cui i temi di questa settimana (spesa, workforce docente, esiti) trovano numeri comparabili tra sistemi.</li>
</ul>]]></content><author><name>Ivan Ferrero</name></author><category term="edu" /><summary type="html"><![CDATA[Il rientro a scuola dell'emisfero nord si apre con due gesti opposti e simultanei: l'IA generativa entra dentro l'infrastruttura didattica (Classroom, Copilot, piattaforme LMS) mentre gli smartphone…]]></summary></entry><entry><title type="html">CYBER — Settimana 24/08–30/08 2026</title><link href="https://ivanferrero.it/osservatorio/cyber/2026-08-24/" rel="alternate" type="text/html" title="CYBER — Settimana 24/08–30/08 2026" /><published>2026-08-24T00:00:00+00:00</published><updated>2026-08-24T00:00:00+00:00</updated><id>https://ivanferrero.it/osservatorio/cyber/2026-08-24</id><content type="html" xml:base="https://ivanferrero.it/osservatorio/cyber/2026-08-24/"><![CDATA[<h1 id="️-cyber--settimana-24083008-2026">🛡️ CYBER — Settimana 24/08–30/08 2026</h1>

<blockquote>
  <p><strong>TL;DR:</strong> Meta chiude con circa 18 miliardi di dollari il processo intentato da quasi tutti gli stati americani e accetta per contratto due ore al giorno di default per i minorenni, blackout notturno e notifiche spente in orario scolastico. È la prima volta che i default di progettazione di una piattaforma vengono scritti in un accordo giudiziario invece che in una legge, e Meta ha subito provato a usarli come leva competitiva su TikTok e YouTube. Nel frattempo Ofcom ricorda alle piattaforme che il ban britannico agli under 16 non sospende gli obblighi già in vigore.</p>
</blockquote>

<hr />

<h2 id="-segnale-forte">🔴 Segnale forte</h2>

<h3 id="diciotto-miliardi-per-comprare-uno-standard-meta-trasforma-una-sconfitta-giudiziaria-in-leva-di-mercato">Diciotto miliardi per comprare uno standard: Meta trasforma una sconfitta giudiziaria in leva di mercato</h3>

<p>Mercoledì 26 agosto, alla seconda settimana del processo federale bellwether di Oakland e con la testimonianza di Zuckerberg all’orizzonte, Meta ha chiuso. L’accordo con la coalizione bipartisan dei procuratori generali di 48 stati più il Distretto di Columbia vale circa 18 miliardi di dollari e mette fine a una causa aperta nell’ottobre 2023, che accusava l’azienda di aver violato le leggi di tutela dei consumatori e il COPPA progettando deliberatamente Facebook e Instagram per creare dipendenza nei minori (<a href="https://www.cnn.com/2026/08/26/tech/meta-states-settle-trial-children">CNN</a>, <a href="https://time.com/article/2026/08/27/meta-settlement-facebook-instagram-child-safety/">TIME</a>, <a href="https://about.fb.com/news/2026/08/agreement-with-state-attorneys-general-supporting-teens/">comunicato Meta</a>).</p>

<p>La parte interessante non sono i soldi. È che per la prima volta i <strong>default di progettazione</strong> finiscono dentro un atto giudiziario. Meta si impegna a un limite predefinito di due ore al giorno complessive fra Facebook e Instagram per gli under 18, modificabile solo con permesso di un genitore; a bloccare l’accesso fra mezzanotte e le 6 del mattino, con eccezione per i messaggi diretti; a spegnere le notifiche push durante l’orario scolastico; a mostrare prompt di interruzione dopo 15 minuti di uso continuativo e poi a 60 e 90 minuti (<a href="https://www.engadget.com/2244582/meta-settles-states-lawsuit-alleging-harms-young-users/">Engadget</a>). Il Texas, che ha negoziato separatamente per oltre un miliardo, aggiunge un dettaglio che vale più di molti proclami: <strong>like e reazioni nascosti di default</strong> per limitare il confronto sociale, e fondi destinati a servizi di salute mentale giovanile, risorse di crisi, alfabetizzazione digitale e programmi extrascolastici (<a href="https://www.texasattorneygeneral.gov/news/releases/attorney-general-ken-paxton-secures-over-1-billion-meta-historic-settlement-protects-texas-kids">comunicato AG Texas, 26/08</a>).</p>

<p>Il contesto scientifico spiega perché i default contano più delle impostazioni. Le opzioni che l’accordo lascia <strong>opt-in</strong>, cioè il feed non algoritmico e la disattivazione dell’autoplay, sono esattamente quelle che quasi nessuno attiverà: la letteratura sull’architettura delle scelte è consistente nel mostrare che le persone restano dove il progettista le ha messe. Zvika Krieger, ex direttore del team responsible innovation di Meta, ha aggiunto l’obiezione decisiva: se i ragazzi continuano a usare account dichiarati adulti, tutto questo vale zero, e sull’age assurance l’accordo resta vago (<a href="https://time.com/article/2026/08/27/meta-settlement-facebook-instagram-child-safety/">TIME</a>).</p>

<p>Poi c’è la mossa che dice quanto Meta abbia letto bene la partita. Il 70% della cifra, circa 12,7 miliardi, è dovuto comunque. I restanti 5,3 miliardi sono <strong>condizionali</strong>: Meta li versa solo se TikTok e YouTube adottano misure equivalenti o più strette, incluso un limite di un’ora al giorno, e in quel caso Meta stessa scenderebbe a un’ora e allungherebbe il blackout notturno dalle 22 alle 7. Giovedì l’azienda ha comprato pagine intere su Washington Post, New York Times e Los Angeles Times per chiedere che questi diventino il “nuovo standard di settore” (<a href="https://thehill.com/policy/technology/6058344-meta-kids-online-safety-settlement-youtube-tiktok/">The Hill</a>). Né Google né ByteDance hanno commentato.</p>

<p><strong>Per chi lavora con i minori:</strong> da qui a pochi mesi arriveranno in studio e in classe ragazzi che sbattono contro un muro alle due ore, o che si vedono spegnere l’app a mezzanotte. Vale la pena preparare la conversazione prima che accada, perché la reazione prevedibile non è la riduzione dell’uso ma la migrazione (verso altre piattaforme, verso account falsificati, verso il telefono di un amico). <strong>Per chi fa policy:</strong> un accordo transattivo produce obblighi più rapidi e più specifici di qualunque legge, ma li produce solo per chi lo firma e senza il controllo democratico che una legge comporta. <strong>Per i genitori:</strong> i default nuovi sono utili, ma la leva vera resta l’età dichiarata all’iscrizione, e quella nessuno l’ha ancora risolta.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://www.cnn.com/2026/08/26/tech/meta-states-settle-trial-children">CNN</a> · <a href="https://time.com/article/2026/08/27/meta-settlement-facebook-instagram-child-safety/">TIME</a> · <a href="https://www.engadget.com/2244582/meta-settles-states-lawsuit-alleging-harms-young-users/">Engadget</a> · <a href="https://www.npr.org/2026/08/27/nx-s1-5945278/meta-settlement-child-safety-big-tech">NPR</a> · <a href="https://www.texasattorneygeneral.gov/news/releases/attorney-general-ken-paxton-secures-over-1-billion-meta-historic-settlement-protects-texas-kids">AG Texas</a> · <a href="https://thehill.com/policy/technology/6058344-meta-kids-online-safety-settlement-youtube-tiktok/">The Hill</a></p>

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<h2 id="-altri-fili">📡 Altri fili</h2>

<h3 id="ofcom-il-divieto-annunciato-non-sospende-la-legge-esistente">Ofcom: il divieto annunciato non sospende la legge esistente</h3>

<p>Venerdì 28 agosto il direttore dell’Online Safety Group di Ofcom ha pubblicato una <a href="https://www.ofcom.org.uk/siteassets/resources/documents/about-ofcom/public-correspondence/2026/open-letter-on-reminding-services-of-their-duties-under-the-osa-28-august-2026.pdf">lettera aperta alle piattaforme</a> per ricordare una cosa che non dovrebbe servire ricordare: gli obblighi già vigenti sotto l’Online Safety Act restano in piedi mentre il governo prepara il divieto di social agli under 16, annunciato a giugno e atteso per la primavera 2027 (<a href="https://www.gov.uk/government/news/social-media-to-be-banned-for-under-16s-in-landmark-government-move-to-givekids-their-childhood-back">GOV.UK</a>). Il messaggio implicito è che qualche azienda stava già usando l’annuncio come giustificazione per rallentare.</p>

<p>Nello stesso aggiornamento Ofcom rivendica il lavoro delle squadre di supervisione, che intervengono prima dell’apertura formale di un’indagine: nei primi 18 mesi di applicazione ha esaminato oltre 100 piattaforme e comminato più di 6 milioni di sterline di sanzioni a 10 fornitori (<a href="https://www.systemtek.co.uk/2026/08/uk-children-protected-from-more-high-risk-sites-as-a-result-of-ofcom-action/">sintesi</a>). Il dato da segnare in agenda è un altro: <strong>a ottobre Ofcom pubblicherà una valutazione rapida su cosa significhi “highly effective age assurance” a 16 anni.</strong> È il documento che deciderà se il divieto britannico sarà applicabile o resterà, come in Australia, un’affermazione di principio.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://www.ofcom.org.uk/siteassets/resources/documents/about-ofcom/public-correspondence/2026/open-letter-on-reminding-services-of-their-duties-under-the-osa-28-august-2026.pdf">Lettera aperta Ofcom 28/08</a> · <a href="https://www.ofcom.org.uk/online-safety/protecting-children/uk-children-protected-from-more-high-risk-sites-as-a-result-of-ofcom-action">Ofcom, protecting children</a> · <a href="https://www.gov.uk/government/news/social-media-to-be-banned-for-under-16s-in-landmark-government-move-to-givekids-their-childhood-back">GOV.UK</a></p>

<h3 id="lai-conversazionale-entra-nel-perimetro-e-arriva-con-lo-stesso-problema-irrisolto">L’AI conversazionale entra nel perimetro, e arriva con lo stesso problema irrisolto</h3>

<p>Il rollout di <strong>ChatGPT for Teens</strong>, partito il 18 agosto e in distribuzione progressiva in queste due settimane, porta per la prima volta un assistente generalista dentro il perimetro della protezione dei minori: confini più stretti su autolesionismo, disturbi alimentari, violenza grafica e roleplay sessuale o romantico, quiet hours impostabili dai genitori, notifiche in caso di segnali di distress acuto (<a href="https://openai.com/index/chatgpt-for-teens/">OpenAI</a>, <a href="https://www.cnbc.com/2026/08/18/openai-chatgpt-for-teens-safety.html">CNBC</a>). L’assegnazione al profilo teen non passa da una verifica documentale ma da un sistema di <strong>age prediction</strong> che stima l’età dai temi trattati, dagli orari di attività, dai pattern d’uso e dall’anzianità dell’account (<a href="https://openai.com/index/our-approach-to-age-prediction/">OpenAI, approccio all’age prediction</a>).</p>

<p>RAND ha pubblicato la critica più precisa: le misure sono ragionevoli, ma finché OpenAI non pubblica dati sull’accuratezza della classificazione e sull’efficacia dei guardrail, restano affermazioni (<a href="https://www.rand.org/pubs/commentary/2026/08/openai-says-chatgpt-is-safer-for-teens-now-it-needs.html">RAND</a>). È lo stesso buco dell’accordo Meta, spostato di un settore: sappiamo cosa promettono i default, non sappiamo quanti minorenni finiscano effettivamente dentro il perimetro protetto.</p>

<p>Sul fronte normativo americano il movimento è rapido e frammentato: dodici stati hanno approvato leggi sui companion chatbot nella prima metà del 2026, con divieti su contenuti sessualmente espliciti e interazioni romantiche con minori, obblighi di disclosure ricorrente (“stai parlando con una AI”) e protocolli di crisi che rimandano alla linea 988 (<a href="https://www.multistate.ai/updates/vol-105-state-ai-companion-chatbot-laws">MultiState</a>, <a href="https://www.orrick.com/en/Insights/2026/04/2026-State-Chatbot-Laws-Key-Provisions-and-Regulatory-Trends">Orrick</a>). Il GUARD Act federale è passato in commissione giustizia al Senato il 30 aprile e da allora è fermo.</p>

<p>Vale la pena tenere insieme questo filo con l’annuale <a href="https://www.iwf.org.uk/about-us/why-we-exist/our-research/how-ai-is-being-abused-to-create-child-sexual-abuse-imagery/">rapporto IWF sull’AI CSAM</a>: nel 2025 sono stati valutati 8.029 fra immagini e video generati artificialmente come materiale pedopornografico realistico, di cui 3.443 video (un aumento del 26.385% sui 13 del 2024), con il 65% dei video classificato in Categoria A, la più grave. Il 97% delle immagini illegali raffigura bambine. Gli analisti IWF segnalano anche chatbot sul clear web che invitano a mettere in scena scenari di abuso. Correlazione e causalità qui non c’entrano: sono conteggi di materiale rimosso, non stime di prevalenza, ed è esattamente per questo che il dato pesa.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://openai.com/index/chatgpt-for-teens/">OpenAI, ChatGPT for Teens</a> · <a href="https://www.cnbc.com/2026/08/18/openai-chatgpt-for-teens-safety.html">CNBC</a> · <a href="https://www.rand.org/pubs/commentary/2026/08/openai-says-chatgpt-is-safer-for-teens-now-it-needs.html">RAND</a> · <a href="https://www.multistate.ai/updates/vol-105-state-ai-companion-chatbot-laws">MultiState</a> · <a href="https://www.iwf.org.uk/about-us/why-we-exist/our-research/how-ai-is-being-abused-to-create-child-sexual-abuse-imagery/">IWF AI CSAM Report 2026</a></p>

<h3 id="la-dose-conta-ma-il-divieto-non-riduce-la-dose">La dose conta, ma il divieto non riduce la dose</h3>

<p>Due dati di agosto vanno letti insieme. Il primo viene da uno studio longitudinale a sette anni pubblicato su <em>Pediatrics Open Science</em>, che ha seguito oltre mille ragazzi dai dodici anni con survey annuali fra il 2018 e il 2025: chi dichiara più di sei ore al giorno sui social ha probabilità più che doppie di ansia e più che triple di ideazione suicidaria rispetto a chi sta sotto l’ora (<a href="https://publications.aap.org/pediatricsopenscience/article/2/3/1/208370/Associations-Between-Social-Media-Use-and-Mental?autologincheck=redirected">studio</a>, <a href="https://medicalxpress.com/news/2026-07-social-media-linked-anxiety-suicidal.html">sintesi</a>). È un disegno osservazionale con esposizione autoriferita: mostra una relazione <strong>dose-dipendente</strong>, non stabilisce che i social causino l’ansia. La direzione della freccia resta plausibile in entrambi i sensi, e chi soffre già tende a usare di più.</p>

<p>Il secondo viene dall’Australia, unico paese con un divieto agli under 16 in vigore da dicembre 2025. Tre mesi dopo, la quota di under 16 che dichiara di usare almeno una piattaforma è scesa dall’85,9% all’81,5%: quattro punti (<a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/8/3/australias-under-16-social-media-ban-failing-study-shows-what-it-means">Al Jazeera</a>, <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-07-31/australia-s-social-media-ban-sees-only-small-dip-in-teen-users">Bloomberg</a>). Meta ha rimosso l’accesso a oltre 750.000 account australiani entro il 30 giugno (<a href="https://about.fb.com/news/2026/08/metas-compliance-with-australias-social-media-ban/">Meta</a>), e il totale di settore supera i cinque milioni di cancellazioni. Due terzi dei minorenni intervistati dicono di aver incontrato un controllo d’età, quasi sempre un’autodichiarazione o un selfie, e di averlo aggirato.</p>

<p>Messi insieme: la ricerca dice che è la quantità di esposizione a fare la differenza, e l’esperimento naturale australiano dice che il divieto per ora non sposta la quantità. Se il segnale forte di questa settimana (limiti di default a due ore, blackout notturno) funzionasse davvero, agirebbe sulla variabile giusta. Il condizionale regge su un solo cardine, l’age assurance.</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://publications.aap.org/pediatricsopenscience/article/2/3/1/208370/Associations-Between-Social-Media-Use-and-Mental?autologincheck=redirected">Pediatrics Open Science</a> · <a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/8/3/australias-under-16-social-media-ban-failing-study-shows-what-it-means">Al Jazeera</a> · <a href="https://about.fb.com/news/2026/08/metas-compliance-with-australias-social-media-ban/">Meta compliance Australia</a></p>

<h3 id="italia-il-rientro-di-settembre-porta-la-formazione-dei-docenti-non-solo-il-divieto">Italia: il rientro di settembre porta la formazione dei docenti, non solo il divieto</h3>

<p>Il divieto di smartphone in orario scolastico, esteso alle superiori dall’anno 2025/26, è ormai recepito nei regolamenti: il monitoraggio ministeriale di marzo 2026 registrava il 90% degli istituti secondari allineati. Restano le eccezioni previste da PEI e PDP per alunni con disabilità e DSA, e quelle per gli indirizzi tecnologici. La novità operativa di questo rientro è che <strong>da settembre parte, in collaborazione con INDIRE, la formazione dei docenti</strong> su uso consapevole di social e dispositivi (<a href="https://www.orizzonteinsegnanti.it/valditara-studenti-a-favore-del-divieto-smartphone-si-stanno-disintossicando-da-settembre-corsi-di-formazione-per-i-docenti/">sintesi</a>, <a href="https://www.savethechildren.it/blog-notizie/cellulari-scuola-le-novita-del-ministero-e-consigli-i-genitori">Save the Children</a>).</p>

<p>È il passaggio che la letteratura sui divieti scolastici indica come discriminante. Lo studio più ampio finora sui cellulari a scuola trova risultati misti: meno distrazione riferita dagli insegnanti, nessun miglioramento immediato dei risultati, ma effetti che si accumulano nel tempo e si concentrano su sottogruppi (calo del ricorso ai servizi psicologici fra le ragazze, calo del bullismo per entrambi i generi, guadagni maggiori fra studenti di contesti svantaggiati) (<a href="https://www.washingtonpost.com/national/2026/05/05/schools-cell-phone-bans-study-findings/77d12db8-489f-11f1-a119-857cd2bf4fd4_story.html">Washington Post</a>, <a href="https://youthpolicylab.umich.edu/news/2026/did-school-cellphone-bans-work-new-study-finds-mixed-results">Youth Policy Lab</a>). Tradotto: il divieto libera tempo attentivo, la formazione decide cosa ci si fa dentro. Se la seconda non arriva, la prima resta una misura di ordine pubblico scolastico.</p>

<p>Sul fronte contenuti, resta operativo il sistema AGCOM di verifica dell’età sui siti pornografici a doppio anonimato, con i primi blocchi ordinati a marzo (<a href="https://www.ansa.it/canale_tecnologia/notizie/tecnologia/2026/03/26/tutela-dei-minori-e-verifica-delleta-lagcom-ordina-i-primi-blocchi-di-siti_fa713538-26d1-47f5-91b0-f508dc447b02.html">ANSA</a>).</p>

<p><strong>Fonti:</strong> <a href="https://www.savethechildren.it/blog-notizie/cellulari-scuola-le-novita-del-ministero-e-consigli-i-genitori">Save the Children</a> · <a href="https://www.washingtonpost.com/national/2026/05/05/schools-cell-phone-bans-study-findings/77d12db8-489f-11f1-a119-857cd2bf4fd4_story.html">Washington Post</a> · <a href="https://youthpolicylab.umich.edu/news/2026/did-school-cellphone-bans-work-new-study-finds-mixed-results">Youth Policy Lab</a> · <a href="https://www.ansa.it/canale_tecnologia/notizie/tecnologia/2026/03/26/tutela-dei-minori-e-verifica-delleta-lagcom-ordina-i-primi-blocchi-di-siti_fa713538-26d1-47f5-91b0-f508dc447b02.html">ANSA</a></p>

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<h2 id="️-monitor-normativo">⚖️ Monitor normativo</h2>

<p><strong>Stati Uniti.</strong> L’accordo Meta copre 48 stati più DC e attende l’omologazione di un giudice federale; stati e azienda sceglieranno un auditor indipendente per verificare la conformità. Il Texas ha negoziato a parte per oltre un miliardo ed è atteso a <strong>processo contro TikTok nell’autunno 2026</strong> (<a href="https://www.texasattorneygeneral.gov/news/releases/attorney-general-ken-paxton-secures-over-1-billion-meta-historic-settlement-protects-texas-kids">AG Texas</a>). Sul piano legislativo il <strong>KIDS Act</strong> è passato alla Camera il 29 giugno con 267 voti a 117, primo passaggio in assoluto di una versione di KOSA alla camera bassa, ma con la <strong>duty of care rimossa</strong>, la clausola che i co-firmatari originari Blumenthal e Blackburn considerano il cuore della proposta. Il testo è fermo al Senato (<a href="https://iapp.org/news/a/us-house-passes-the-kids-act">IAPP</a>, <a href="https://thehill.com/homenews/house/5946180-house-passes-kids-online-safety-package/">The Hill</a>). Sul fronte app store, la legge texana SB 2420 resta applicabile dopo che il Fifth Circuit ha sospeso l’ingiunzione a giugno (<a href="https://www.texasattorneygeneral.gov/news/releases/attorney-general-ken-paxton-secures-major-victory-protecting-children-online-requiring-age">AG Texas, 01/06</a>) e la Corte Suprema ha rifiutato di bloccarla in via d’urgenza a luglio (<a href="https://www.texastribune.org/2026/05/28/texas-apple-google-app-store-age-verification/">Texas Tribune</a>). Ventisette stati hanno leggi di age verification per contenuti per adulti.</p>

<p><strong>Unione Europea.</strong> Restano aperte due procedure DSA rilevanti: le <strong>preliminary findings contro TikTok del 24 luglio</strong> sugli account dei minori impostabili come pubblici e sulla raccomandazione dei contenuti dei 16-17enni nel For You Feed (<a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/news/commission-preliminary-finds-tiktok-breach-digital-services-act-failing-ensure-safe-accounts-minors">Commissione</a>), e l’<strong>indagine su Instagram e Facebook aperta ad aprile</strong> per l’inefficacia dei presidi sull’età minima di 13 anni (<a href="https://www.techpolicy.press/eu-intensifies-child-safety-enforcement-flags-gaps-in-meta-age-checks/">TechPolicy.Press</a>). Le <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/library/commission-publishes-guidelines-protection-minors">linee guida sull’articolo 28(1)</a> non sono vincolanti ma fanno da parametro nelle procedure. Sull’age verification l’app europea è tecnicamente pronta da maggio e in pilota con sette stati front-runner, <strong>Italia inclusa</strong>, con scadenza raccomandata al <strong>31 dicembre 2026</strong> per avere almeno una soluzione conforme per stato membro (<a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/eu-age-verification">Commissione</a>).</p>

<p><strong>Regno Unito.</strong> Divieto agli under 16 annunciato a giugno, voto parlamentare atteso entro fine 2026, entrata in vigore prevista in primavera 2027. Fuori dal perimetro i servizi di messaggistica. Dentro, due misure che meritano attenzione: divieto di comunicazione con sconosciuti per gli under 16 <strong>anche nel gaming</strong>, e divieto per i chatbot sessualizzati di essere accessibili agli under 18. <strong>Valutazione Ofcom sull’age assurance a 16 anni attesa in ottobre.</strong></p>

<p><strong>Altri fronti.</strong> Francia: legge approvata il 21 luglio, primo paese UE a vietare i social sotto i 15 anni, applicazione affidata ad Arcom (<a href="https://www.france24.com/en/france/20260721-french-lawmakers-expected-to-pass-social-media-ban-for-children-under-15">France 24</a>). Spagna, Grecia e Danimarca hanno annunciato limiti di età, non ancora legge. Australia: ban in vigore da dicembre 2025, efficacia contestata dai dati.</p>

<hr />

<h2 id="-pattern-della-settimana">🧭 Pattern della settimana</h2>

<p><strong>Il baricentro si è spostato dal contenuto al design, e dalla legge al contratto.</strong> Per un decennio la discussione su minori e piattaforme ha riguardato <em>cosa</em> i ragazzi vedono: moderazione, rimozione, segnalazione. L’accordo di questa settimana riguarda <em>come</em> la piattaforma è costruita: autoplay, infinite scroll, conteggio dei like, orari di accesso, cadenza delle notifiche. È lo spostamento che il <a href="https://news.un.org/en/story/2026/08/1168103">brief ONU del 10 agosto</a> descrive nel modo più netto quando afferma che i danni non sono incidentali ma prodotti di modelli di business che monetizzano attenzione e dati. Da qui discende una conseguenza pratica per chi lavora sul campo: le domande utili a un adolescente non sono più “cosa hai visto” ma “quanto ci stai, a che ora, e chi ha deciso che il video successivo partisse da solo”.</p>

<p><strong>Secondo pattern: l’esecuzione arriva prima della legge, e per vie traverse.</strong> Il KIDS Act è fermo al Senato senza la clausola che lo rendeva mordente, mentre un accordo transattivo produce obblighi immediati, specifici e auditabili su due delle piattaforme più usate al mondo. In Europa la stessa cosa avviene con le preliminary findings DSA, che nella pratica negoziano cambiamenti di prodotto prima e più in fretta di quanto farebbe una sanzione. È efficiente, ed è anche un trasferimento di potere regolatorio verso procuratori e autorità che negoziano a porte chiuse. Chi fa policy dovrebbe notare che Meta, chiedendo pubblicamente ai concorrenti di allinearsi, sta usando la propria sconfitta come barriera all’ingresso: fissare uno standard che si è già pagati diventa un vantaggio competitivo.</p>

<p><strong>Terzo pattern, il collo di bottiglia irrisolto: sappiamo cosa fare, non sappiamo a chi.</strong> Ogni misura di questa settimana, dal limite di due ore alla stima dell’età di OpenAI, dal divieto britannico a quello francese, presuppone di sapere che un utente è minorenne. L’Australia dimostra che l’autodichiarazione e il selfie non bastano. Roblox dimostra che neanche la stima facciale basta: una quindicenne del New Jersey è stata classificata come adulta dal sistema di age estimation e assegnata alla fascia adulti, con quel che ne è seguito (<a href="https://www.consumernotice.org/legal/roblox-lawsuit/">causa depositata il 30 luglio</a>). Finché la verifica dell’età resta il punto debole, il resto è architettura costruita su una fondazione dichiarata.</p>

<p><strong>Dove c’è scollamento fra ricerca e percezione.</strong> Il dibattito pubblico tratta il divieto come la variabile decisiva, mentre l’evidenza disponibile suggerisce che conta la dose e che i divieti finora non l’hanno ridotta granché. Nel frattempo la ricerca più solida resta osservazionale e non risolve la direzione causale, il che significa che sia i sostenitori sia i critici dei divieti possono citare gli stessi studi. Chi lavora con i minori farebbe bene a non regalare a nessuno dei due schieramenti una certezza che i dati non offrono.</p>

<hr />

<h2 id="-da-tenere-docchio">📌 Da tenere d’occhio</h2>

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  <li>
    <p><strong>La risposta di TikTok e YouTube ai 5,3 miliardi condizionali.</strong> Se accettano, i limiti di default diventano di fatto lo standard globale del settore senza che nessun parlamento abbia votato. Se rifiutano, si aprono al confronto pubblico peggiore possibile mentre il Texas li porta a processo in autunno.</p>
  </li>
  <li>
    <p><strong>La valutazione Ofcom sull’age assurance a 16 anni, attesa in ottobre.</strong> È il documento che stabilirà quanto rigoroso debba essere un controllo d’età per essere considerato “highly effective”. Detterà il livello per il divieto britannico e, indirettamente, farà da riferimento anche altrove.</p>
  </li>
  <li>
    <p><strong>La scadenza europea del 31 dicembre 2026 sull’app di verifica dell’età.</strong> L’Italia è fra i sette stati front-runner del pilota. Se la soluzione a doppio anonimato regge, cambia il quadro tecnico di tutte le misure descritte sopra; se slitta, ogni divieto europeo resta dichiarativo.</p>
  </li>
  <li>
    <p><strong>L’omologazione giudiziaria dell’accordo Meta e la scelta dell’auditor indipendente.</strong> L’efficacia reale si gioca lì: chi misura, con quali metriche, e se i dati saranno pubblici. Un auditor senza obbligo di pubblicazione trasforma 18 miliardi in un costo operativo.</p>
  </li>
  <li>
    <p><strong>Il ritorno a scuola italiano con la formazione INDIRE.</strong> Vale la pena osservare se i percorsi formativi arrivano ai docenti in servizio o restano offerta facoltativa. È la differenza fra una politica educativa e una circolare.</p>
  </li>
</ul>]]></content><author><name>Ivan Ferrero</name></author><category term="cyber" /><summary type="html"><![CDATA[Meta chiude con circa 18 miliardi di dollari il processo intentato da quasi tutti gli stati americani e accetta per contratto due ore al giorno di default per i minorenni, blackout notturno e…]]></summary></entry></feed>