Perché succede
Sì, ma non perché lo faccia sentire grande. Il sentirsi capaci non nasce dai complimenti: nasce dall’aver ottenuto qualcosa con le proprie forze, e per ottenere qualcosa serve che ci fosse la possibilità concreta di non riuscirci. La paghetta offre esattamente questo, in una misura piccola e in un contesto in cui sbagliare non fa danni veri. Nella mia pratica vedo che il messaggio che arriva a un bambino quando gli affidi una somma da gestire non è «ho dei soldi», è «mi considerano uno che può decidere». Quel messaggio pesa più della cifra.
Cosa puoi fare
- Nomina il risultato appena accade. Non a fine mese e non davanti a tutti. Nel momento in cui ce l’ha fatta, e con una frase sola.
- Di’ che cosa ha fatto bene, non che è bravo. «Hai messo da parte un po’ ogni settimana e ci sei arrivato» gli lascia uno strumento. «Bravo» non lascia niente.
- Non intervenire proprio nel momento in cui potrebbe farcela da solo. È la tentazione più forte e il danno più silenzioso: se arrivi tu un attimo prima, il risultato non è più suo.
- Allarga il perimetro per gradi. Prima una spesa più grande, poi un budget mensile invece che settimanale, poi un risparmio da tenere da parte, poi una decisione di famiglia adatta alla sua età.
Cosa evitare
Non trasformare i suoi risultati in una storia che racconti agli altri: da lì in avanti risparmierà per te. Ed evita di alzare l’asticella subito dopo un traguardo, perché gli dici che quello raggiunto non contava.
Quando chiedere aiuto
Il segnale che conta non è che si senta incapace con i soldi. È che smetta di provarci, e non solo lì. Se per due settimane quasi tutti i giorni non gli interessa più niente di quello che prima gli piaceva, se lascia sport e attività, se il sonno o l’appetito cambiano senza motivo, guarda meglio. Nei ragazzi questo si presenta spesso come irritabilità, non come tristezza.