CYBER
2026.08.17

CYBER — Settimana 17/08–23/08 2026

TL;DR

Martedì 18 agosto si aprono a Oakland le arringhe del processo di quattro procuratori generali contro Meta, e il primo testimone porta in aula la questione più clinica di tutte: l’azienda usava ‘problematic use’ dove la letteratura scientifica diceva addiction. Lo stesso giorno OpenAI lancia ChatGPT for Teens, un prodotto costruito esplicitamente per dis-agganciare invece che agganciare, e poche ore dopo annuncia l’espansione della pubblicità in Europa. La settimana mette in fila tre forme di prova che stanno convergendo: quella giudiziaria, quella sperimentale (lo studio NBER su 43.000 scuole) e quella regolatoria (i numeri australiani sul divieto under 16).

🛡️ CYBER — Settimana 17/08–23/08 2026

TL;DR: Martedì 18 agosto si aprono a Oakland le arringhe del processo di quattro procuratori generali contro Meta, e il primo testimone porta in aula la questione più clinica di tutte: l’azienda usava “problematic use” dove la letteratura scientifica diceva addiction. Lo stesso giorno OpenAI lancia ChatGPT for Teens, un prodotto costruito esplicitamente per dis-agganciare invece che agganciare, e poche ore dopo annuncia l’espansione della pubblicità in Europa. La settimana mette in fila tre forme di prova che stanno convergendo: quella giudiziaria, quella sperimentale (lo studio NBER su 43.000 scuole) e quella regolatoria (i numeri australiani sul divieto under 16).


🔴 Segnale forte

A Oakland si processa il design, e in aula entra il vocabolario clinico

Martedì 18 agosto, davanti alla giudice Yvonne Gonzalez Rogers e a una giuria consultiva di otto persone, si sono aperte le arringhe del processo che California, Colorado, Kentucky e New Jersey conducono contro Meta per conto di una coalizione bipartisan di 29 stati (NPR). La deputy attorney general Megan O’Neill ha riassunto l’accusa in quattro verbi: hook, hold, harvest, hide. Aggancia gli utenti, tienili il più a lungo possibile, raccogli i loro dati, nascondi la verità quando parli in pubblico.

La cosa importante per chi lavora con i minori non è la cifra (una stima iniziale, contestata da Meta, arriva a 1.400 miliardi di dollari, all’incirca l’intera capitalizzazione della società), ma l’architettura giuridica. Le piattaforme sono state finora protette dal Primo Emendamento e dalla Sezione 230 del Communications Decency Act, entrambi costruiti attorno alla responsabilità per il contenuto pubblicato da terzi. L’accusa qui aggira il problema spostandosi sul design: scorrimento infinito, filtri fotografici, pulsante “mi piace”, algoritmi che secondo gli stati “incoraggiano l’uso compulsivo”. Non è ciò che gli utenti pubblicano, è come il prodotto è costruito. È lo stesso schema che ha già funzionato due volte quest’anno: a marzo una giuria di Los Angeles ha ritenuto Meta e Google responsabili della depressione e ansia di una giovane donna, con 6 milioni di dollari di danni (NPR); un giudice del New Mexico ha ordinato a Meta di pagare 567 milioni e adottare nuove misure di sicurezza dopo che una giuria aveva accertato la mancata protezione dei minori dallo sfruttamento sessuale (PBS).

Il primo testimone degli stati è stato Arturo Béjar, ex ingegnere Meta con otto anni in product safety, che l’azienda aveva tentato di far escludere la settimana precedente. Béjar ha testimoniato di aver contribuito a studi interni in cui gli utenti riportavano l’esperienza diretta di contenuti dannosi (bullismo, autolesionismo, violenza). Su oltre 200.000 utenti intervistati, “abbiamo trovato che i più giovani riportavano tassi più alti per quasi ogni categoria”. Meta, invece di pubblicare quei dati, diffondeva metriche sulle violazioni delle policy di contenuto, che non equivalgono a danno: “quei numeri creano una falsa impressione di sicurezza”.

Poi il passaggio che dovrebbe interessare direttamente chi fa clinica o formazione. Béjar ha dichiarato che tra il 2019 e il 2021 l’azienda usava internamente l’eufemismo “problematic use” al posto di “addiction”, e che l’etichetta serviva a sotto-contare ciò che in parte della letteratura accademica è considerato dipendenza. Questo è il punto in cui il processo tocca il nostro lavoro quotidiano: la lite non è solo su quanto danno ci sia, è su quale parola ha il diritto di misurarlo. Chi in Italia compila un PDP, scrive una relazione clinica o parla a un collegio docenti conosce bene la differenza pratica tra “uso problematico” e “dipendenza”: cambia la soglia di intervento, cambia chi se ne fa carico, cambia se il ragazzo entra o no in un percorso. Vedere quella scelta lessicale trattata in tribunale come una decisione aziendale, e non come un dibattito neutro tra ricercatori, è un elemento che vale la pena portare in formazione.

Meta si difende sostenendo che gli stati stanno selezionando dati e studi fuori contesto. L’avvocato Paul Schmidt ha detto in apertura che l’azienda “ha parlato negli anni delle persone che faticano con i social media” e che molta di questa causa è, dal punto di vista di Meta, un disaccordo su come si comunicano gli sforzi di miglioramento. Il processo dovrebbe durare sei o sette settimane. Adam Mosseri è nella lista dei testimoni, Mark Zuckerberg è indicato per circa tre ore di deposizione, anche se gli stati martedì non avevano ancora deciso se chiamarlo. Qualunque sia l’esito, un appello è dato per probabile, potenzialmente fino alla Corte Suprema.

Fonti: NPR, 18/08/2026 · CNBC, 17/08/2026 · NBC News · California AG


📡 Altri fili

Lo stesso giorno, OpenAI pubblica un design che dichiara di voler dis-agganciare

Il 18 agosto, mentre a Oakland si discuteva di prodotti costruiti per trattenere, OpenAI ha annunciato il rollout globale di ChatGPT for Teens, esperienza dedicata ai 13-17 anni. Vale la pena leggere le specifiche perché sono, di fatto, una lista di contromisure ai comportamenti che sono sotto processo dall’altra parte della baia.

Il collocamento nell’esperienza teen non dipende solo dall’età dichiarata: si attiva anche quando il sistema di age prediction stima che l’utente sia minorenne, e in caso di incertezza il default è l’esperienza under 18, con la possibilità per gli adulti di dimostrare l’età per sbloccare le funzioni piene. È lo stesso spostamento infrastrutturale che avevamo visto emergere a inizio agosto: la verifica dell’età si sposta dall’autodichiarazione alla stima comportamentale.

Sul piano relazionale, l’Under-18 Model Spec va oltre il blocco del roleplay romantico o sessualizzato: il modello non deve usare linguaggio romantico, non deve incoraggiare dipendenza emotiva, non deve suggerire di avere sentimenti o coscienza. Ci sono promemoria di pausa, segnali di prodotto che ricordano costantemente che si sta parlando con una AI, avvisi prima del caricamento di immagini sensibili. I controlli parentali permettono di impostare Quiet Hours e Study Hours ma non di leggere le conversazioni, se non per informazioni limitate in rare situazioni di rischio serio, e si aggiungono notifiche relative ai disturbi alimentari. OpenAI ha inoltre iniziato a pubblicare valutazioni specifiche under 18 nelle system card su autolesionismo, disturbi alimentari, violenza, contenuti sessuali.

Due avvertenze, però. La prima: è un annuncio aziendale, non uno studio indipendente, e il rollout è graduale su circa due settimane. La seconda è più interessante. Lo stesso 18 agosto OpenAI ha annunciato l’espansione di ChatGPT Ads in Europa. Un prodotto che promette di non creare dipendenza emotiva e un modello di business che monetizza l’attenzione stanno crescendo nella stessa giornata. È esattamente la tensione che gli stati stanno chiedendo alla giuria di Oakland di riconoscere in Meta, dieci anni dopo. La differenza è che stavolta la si può osservare mentre accade.

Per la pratica: il divieto totale di targeting pubblicitario ai minori è già previsto dall’art. 26 del DSA, e il fatto che il perimetro dei “minori” dipenda ora da una stima algoritmica dell’età rende quel divieto tanto solido quanto lo è il classificatore che lo alimenta.

Fonti: OpenAI, ChatGPT for Teens, 18/08/2026 · OpenAI, approccio all’age prediction · OpenAI, ChatGPT Ads in Europa, 18/08/2026

I numeri sul divieto dei cellulari a scuola, tre settimane prima del settembre italiano

Nel ciclo mediatico di agosto è tornato con forza lo studio NBER w35132, The Effects of School Phone Bans: National Evidence from Lockable Pouches (Allcott, Baron, Dee, Duckworth, Gentzkow, Jacob), rilanciato da Axios il 18 agosto e da NBC News. È il lavoro più solido disponibile sul tema: oltre 43.000 scuole medie e superiori statunitensi, disegno difference-in-differences scaglionato, pre-registrato su OSF, con verifica indipendente della riduzione d’uso tramite ping GPS e questionari agli insegnanti.

I risultati, dal paper e dal comunicato Stanford:

Il timing conta. In Italia il divieto di smartphone si estende alle superiori e il MIM ha avviato il monitoraggio dell’applicazione, con formazione docenti annunciata per settembre in collaborazione con INDIRE (Informazione Scuola, Orizzonte Scuola). La circolare mantiene le deroghe per PEI e PDP e per gli usi didattici progettuali.

Come dirlo a un collegio docenti senza sbagliare misura: la misura funziona, ma non è un interruttore. Se un istituto valuta il divieto sui risultati del primo quadrimestre lo dichiarerà fallito, perché il primo anno è per costruzione il peggiore. Se non fa nulla oltre a togliere il telefono, ha ridotto una distrazione e basta: l’effetto sul cyberbullismo percepito è nullo, e questo non sorprende, perché il cyberbullismo non accade in gran parte durante le ore di lezione. La finestra che il divieto apre (intervalli, mense, corridoi senza schermi) è la variabile su cui la scuola può intervenire, ed è probabilmente lì che si genera il miglioramento di benessere al terzo anno. Le uscite di questa settimana sono un buon materiale da mettere in mano ai docenti prima che il dibattito di settembre si polarizzi.

Fonti: NBER w35132 · Stanford GSE · NBC News · MIM, monitoraggio divieto

Australia: il divieto sposta gli account, non ancora i comportamenti

I dati che l’eSafety Commissioner australiano ha diffuso tra fine luglio e inizio agosto continuano a circolare, e restano la migliore evidenza al mondo su cosa produce un divieto per età applicato davvero. A tre mesi dall’entrata in vigore (10 dicembre 2025), l’uso delle piattaforme soggette a restrizione tra i 10-15enni è sceso dall’85,9% all’81,5% e la titolarità di un account dal 52% circa al 42%. Ma la frequenza d’uso è quasi immobile: circa il 58% dichiara un uso quotidiano contro il 60% precedente (Al Jazeera, The Conversation).

Il dettaglio più istruttivo riguarda i controlli: più della metà dei ragazzi riferisce di non aver subito alcuna verifica dell’età, il 18% è stato classificato come sedicenne o più, il 37% ha semplicemente dichiarato un’età superiore. eSafety ha aperto istruttorie per possibile non conformità su Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e YouTube; nessuna sanzione al momento (eSafety).

La lettura da tenere: il divieto ha inciso sulla titolarità formale dell’account più che sull’esposizione. Dieci punti di account in meno e due punti di uso quotidiano in meno significa che una quota consistente di ragazzi continua a stare sulle stesse piattaforme, ma con un account che nessun adulto sa di poter supervisionare. Per i genitori è un peggioramento netto della visibilità, non un miglioramento. È il rischio che i clinici segnalavano da un anno, e ora ha dei numeri.

Fonti: eSafety Commissioner · Al Jazeera, 01/08/2026 · The Conversation

Sextortion generativa: il Secret Service porta il tema alla prevenzione, i numeri britannici confermano la curva

Ad agosto lo US Secret Service ha pubblicato un intervento divulgativo su Sextortion in the Age of AI, segno che il fenomeno è passato dall’indagine alla prevenzione. Il quadro quantitativo è coerente su più fonti indipendenti: la CyberTipline di NCMEC ha registrato nel 2025 una media di 137 segnalazioni al giorno di sextortion finanziaria, +37% sul 2024, e oltre 7.000 segnalazioni in due anni legate a materiale generato da AI (NCMEC).

Nel Regno Unito il servizio Report Remove (Internet Watch Foundation e NSPCC) ha ricevuto nei primi sei mesi del 2026 420 segnalazioni da minori che ritenevano che immagini che li ritraevano fossero state manipolate per renderle sessualmente esplicite: più di tutte le 397 dell’intero 2025. Sul versante della produzione, IWF ha valutato nel 2025 8.029 tra immagini e video di abuso sessuale su minori generati da AI, di cui 3.443 video, con il 65% dei video classificato in Categoria A, la massima gravità (IWF). NCMEC ha aderito insieme a oltre cento organizzazioni alla richiesta di un divieto globale delle app di “nudify”.

Implicazione operativa, e va detta con precisione perché cambia il colloquio: quando l’immagine è sintetica, il ragazzo o la ragazza non ha commesso l’atto di cui l’immagine è prova apparente. La leva del ricattatore non è più la vergogna per ciò che si è fatto ma la vergogna per ciò che gli altri crederanno. Chi accoglie questi casi (docente, psicologo scolastico, genitore) dovrebbe poter dire per prima cosa “questa cosa non è successa e si può dimostrare”, perché è la frase che disinnesca il meccanismo. La finestra di intervento in questi casi si misura in ore.

Fonti: US Secret Service, 08/2026 · NCMEC, Generative AI · IWF, AI CSAM Report 2026 · NCMEC, No to Nudify

Sette anni di coorte, e un effetto dose che va letto per quello che è

Su Pediatrics Open Science (American Academy of Pediatrics) è uscito ad agosto lo studio di Jeff Temple e colleghi (UTHealth Houston) che segue oltre 1.000 partecipanti dai 12 anni, con rilevazioni annuali dal 2018 al 2025 (paper, comunicato). Chi usa i social più di sei ore al giorno ha odds di ansia più che doppie e odds di ideazione suicidaria più che triple rispetto a chi ne usa meno di una. Le ragazze riportano un uso quotidiano maggiore e un legame più marcato tra esposizione e ansia.

Serve la solita cautela, e serve dirla proprio quando i numeri sono grossi: è uno studio osservazionale e autoriportato. La direzione causale non è stabilita, e l’ipotesi che un adolescente in sofferenza si ritiri progressivamente nello schermo è compatibile con gli stessi dati quanto l’ipotesi opposta. Il valore aggiunto qui è la lunghezza della coorte e la forma dose-risposta, non la prova di causalità. Va anche tenuto presente il contrappeso: una revisione sistematica su 182 studi trova associazioni piccole ma significative tra uso dei social, depressione e ansia, e nei dati Pew il 74% degli adolescenti dichiara che queste piattaforme li fanno sentire più connessi agli amici (Pew Research Center). La soglia delle sei ore descrive una minoranza in cui l’uso è già indicatore di qualcos’altro. È esattamente la popolazione su cui vale la pena guardare, ed è la ragione per cui l’espressione “uso problematico” andrebbe usata per quello che è (una descrizione di un pattern), non come sinonimo di un quadro clinico.

Fonti: Pediatrics Open Science · UTHealth Houston · Pew Research Center


⚖️ Monitor normativo

Unione Europea. Restano aperte le preliminary findings che la Commissione ha notificato a TikTok il 24 luglio 2026: gli account dei minori non rispetterebbero gli standard di sicurezza del DSA, perché contenuti e profili restano troppo ampiamente visibili, anche ad adulti e a non iscritti. La posizione preliminare della Commissione è che gli account dei minori debbano essere visibili per default solo ai contatti accettati e che TikTok debba smettere di raccomandare contenuti di minori nel For You Feed. Se confermata, la non conformità può costare fino al 6% del fatturato globale annuo (Commissione Europea, 5Rights). Le linee guida sulla protezione dei minori ex art. 28 DSA, pubblicate a luglio, restano non vincolanti ma fissano lo standard interpretativo su age assurance, impostazioni di default e meccanismi di segnalazione. Sul fronte legislativo, la risoluzione del Parlamento del novembre 2025 (483 voti a favore) chiede un’età digitale minima armonizzata a 16 anni per social, piattaforme video e compagni AI, con accesso dai 13 con consenso dei genitori; la proposta della Commissione è attesa per l’inizio dell’autunno (Parlamento Europeo).

Italia. Resta in attuazione la delibera AGCOM 96/25/CONS sulla verifica dell’età, con il modello a doppia fase (identificazione presso terza parte certificata via SPID, CIE o passaporto elettronico; autenticazione anonima che trasmette solo la prova del requisito d’età). AGCOM ha già disposto blocchi per mancato adeguamento. Garante Privacy e AGCOM proseguono il tavolo congiunto per un codice di condotta sulla tutela dei minori online (Federprivacy). Sul fronte scuola, il MIM ha attivato il monitoraggio sull’applicazione del divieto di smartphone esteso alle superiori.

Gaming. Da giugno 2026 il sistema PEGI classifica automaticamente almeno PEGI 16 ogni gioco che includa loot box, fino a PEGI 18 quando il meccanismo è invasivo o centrale nell’esperienza, e introduce quattro nuove categorie di rischio interattivo (loot box, acquisti in-game, meccaniche di ingaggio temporizzato, sicurezza delle chat) (Agenda Digitale). È il primo sistema di rating europeo che classifica il comportamento indotto e non solo il contenuto rappresentato: la stessa logica che gli stati americani stanno portando davanti alla giuria di Oakland.

Stati Uniti. Il quadro resta frammentato: in vigore almeno parzialmente Florida HB 3 (con il divieto under 14 sospeso), Mississippi HB 1126, Tennessee HB 1891, New York SAFE for Kids Act; bloccate o inibite in via definitiva le leggi di Arkansas, Utah, Ohio, Texas (SCOPE Act) e Louisiana, quasi tutte per motivi di Primo Emendamento sotto il quadro Moody v. NetChoice. A luglio 2026 la Corte Suprema ha lasciato al Texas la strada libera per applicare l’App Store Accountability Act, che impone agli app store la verifica dell’età e il consenso dei genitori per il download di app da parte di minori (Al Jazeera).

Regno Unito. Ofcom ha avviato dal marzo 2025 cinque programmi di enforcement e 21 istruttorie su 69 tra siti e app, con priorità su efficacia degli age check e protezione dei minori da adescamento e materiale di abuso; è aperta un’istruttoria su TikTok relativa agli obblighi ex sezione 12 (Ofcom).

Piattaforme di gioco. Roblox ha superato i 35 milioni di dollari complessivi in accordi transattivi con vari stati americani, mentre nell’MDL federale 3166 le cause depositate hanno superato quota 170. A luglio il sistema di stima facciale dell’età della piattaforma ha classificato come adulta una quindicenne del New Jersey, che è poi stata esposta a comunicazioni sessualmente esplicite: un promemoria concreto che l’age estimation biometrica ha un tasso d’errore, e che l’errore non è simmetrico nelle conseguenze.


🧭 Pattern della settimana

Tre forme di prova stanno convergendo sulla stessa conclusione, e nessuna delle tre è quella che il dibattito pubblico si aspettava. La prova giudiziaria (Oakland) dice che il problema perseguibile è il design, non il contenuto. La prova sperimentale (NBER) dice che togliere il dispositivo funziona, ma lentamente e senza toccare il cyberbullismo. La prova regolatoria (Australia) dice che vietare l’account non riduce l’esposizione, riduce la visibilità che gli adulti hanno su quell’esposizione. Tutte e tre puntano nella stessa direzione: il livello efficace di intervento non è l’accesso, è l’architettura. Ed è precisamente il livello su cui nessuna delle norme approvate finora agisce direttamente.

Il vocabolario è diventato un oggetto giuridico. La testimonianza di Béjar su “problematic use” contro “addiction” non è un dettaglio da tribunale: è la dimostrazione che la scelta di come nominare un fenomeno può essere una decisione aziendale con effetti sulla misurazione. Vale la pena tenerlo presente quando in un collegio docenti o in un colloquio si sceglie una parola: la parola determina la soglia, la soglia determina chi interviene. Il fatto che il PEGI da giugno classifichi il comportamento indotto e non il contenuto rappresentato è lo stesso spostamento visto dal lato della prevenzione.

Lo scollamento tra ricerca e percezione ha cambiato segno. Per anni la ricerca frenava un dibattito pubblico allarmista. Ora accade qualcosa di diverso: la ricerca produce risultati articolati (l’effetto c’è ma è piccolo, arriva ma arriva tardi, si vede su alcune sottopopolazioni e non su altre) mentre il dibattito pubblico e le norme chiedono risposte binarie, vietato o permesso. Lo studio NBER è il caso esemplare: chiunque voglia usarlo per dire “i divieti funzionano” o “i divieti non funzionano” trova nel paper la frase che gli serve. Chi lavora sul campo dovrebbe imparare a usare gli intervalli temporali come argomento, non solo i risultati: “il primo anno andrà peggio” è un’informazione più utile di qualsiasi effect size.

Il baricentro industriale continua a scendere di livello. Dopo lo spostamento dalla piattaforma al sistema operativo osservato a inizio agosto, questa settimana l’age prediction di OpenAI porta la questione ancora più in basso, dentro il modello. Chi determina se sei minorenne non è più l’utente che dichiara, né lo store che verifica, ma un classificatore che stima. Questo risolve un problema di privacy (non serve un documento) e ne crea uno di accountability: un falso negativo su un classificatore d’età non è un’imprecisione statistica, è un quindicenne dentro un’esperienza adulta, come il caso Roblox di luglio ricorda con precisione sgradevole.


📌 Da tenere d’occhio