Perché succede
Una cosa che costa tanto è lontana due volte: nel prezzo e nel tempo. Per un bambino la seconda distanza pesa più della prima, perché non ha ancora un modo per vedere il tempo che passa. Nella mia pratica vedo che il risparmio tiene quando l’obiettivo diventa qualcosa che si guarda, non qualcosa che si ricorda.
Cosa puoi fare
- Parti dall’oggetto esatto, con il prezzo esatto. Non «risparmiare per un gioco» ma quel gioco, quel modello, quella cifra. Scrivetela. Un obiettivo generico non si può raggiungere perché non si sa mai quando è raggiunto.
- Fate il conto insieme, sul foglio. Quanto mette da parte a settimana, quante settimane servono, quando arriva la data. È la parte che dà a un bambino la misura del tempo che gli manca.
- Appendete il percorso dove lo vede ogni giorno. Una striscia con le tappe da colorare a ogni versamento, in camera sua e non in un cassetto. Serve a lui, non a te: è quello che sostituisce la memoria nei giorni in cui l’obiettivo sembra svanito.
- Decidete prima cosa succede ai soldi straordinari. Il regalo dei nonni, la mancia del compleanno: quale quota va sull’obiettivo, stabilita in anticipo. Deciderlo mentre li ha in mano è un’altra cosa e finisce quasi sempre allo stesso modo.
- Fissate due momenti di riconoscimento lungo la strada. A un terzo e a metà, senza comprare niente: si conta insieme quello che c’è e si dice ad alta voce quanto manca. È lì che quasi tutti mollano, ed è lì che serve una tappa.
Cosa evitare
Non completare tu la cifra mancante per accorciare l’attesa, nemmeno all’ultimo: da quel momento l’obiettivo non è più suo e il risparmio successivo non partirà.
Quando chiedere aiuto
Che cambi idea sull’obiettivo o che si stanchi rientra nella normalità. Il segnale diverso è quando dopo un tentativo andato male smette di provare del tutto, e la frase non è più «non ce l’ho fatta» ma «tanto non ci arrivo mai». Se in uno o due mesi questa rinuncia comincia ad allargarsi ad altre cose che non c’entrano con i soldi, conviene guardarla entro il trimestre.