Perché succede
Perché lo squilibrio non si corregge da solo: da una parte c’è una cosa disponibile sempre, che non chiede niente e non delude, dall’altra ci sono attività che vanno organizzate, in cui bisogna essere presenti e si può fare brutta figura. A parità di stanchezza vince sempre la prima. Nella mia pratica vedo che i ragazzi lo sanno e spesso vorrebbero uscirne: quello che manca non è la volontà, sono le condizioni che rendono l’offline meno faticoso.
Cosa puoi fare
- Costruite l’accordo insieme e mettetelo per iscritto. Fasce, giorni, eccezioni. Un accordo che ha contribuito a scrivere regge, uno che ha subito lo aggira, e imparerà soprattutto ad aggirare.
- Fai in modo che valga anche per te. Se le regole riguardano solo i minori, le leggerà come una misura contro di lui. La cena senza telefoni vale per tutti quelli che sono seduti a quel tavolo.
- Parti da un pezzo piccolo e ridicolo. Non «un’ora in meno al giorno», ma i venti minuti della cena, o l’ultima mezz’ora prima di dormire. Un pezzo che riesce vale più di un piano che salta al terzo giorno.
- Quando sfora, rinegozia invece di punire. Non trattarlo né da malato né da colpevole: chiedete insieme perché quella fascia non ha funzionato e cambiatela. Un accordo che si aggiusta resta vivo, uno che si applica muore.
Cosa evitare
Non usare la connessione come moneta di scambio per il resto (voti, ordine in camera, umore): la trasformi nella cosa più preziosa che ha, e ogni conversazione diventa una trattativa. Ed evita di annunciare regole nuove dopo un litigio: nascono già come punizione e come tali verranno trattate.
Quando chiedere aiuto
Il segnale da guardare non è quante ore sfora, è se qualcosa gli dà ancora piacere fuori dallo schermo. Quando smette di interessargli anche ciò che prima gli piaceva, e la cosa dura due settimane quasi tutti i giorni e per gran parte della giornata, non è più una questione di equilibrio da negoziare. Guarda anche il sonno, l’appetito, il rendimento che cala senza una ragione e gli amici che si diradano. Nei ragazzi questo periodo si presenta spesso come irritabilità, non come tristezza.