Abitudini ogni età Una conversazione
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro 96 giorni per capire tuo figlio

Come lego una sensazione positiva a un comportamento che voglio incoraggiare?

Perché succede

Quello che si può fare davvero è più semplice di come suona: far sì che una cosa buona che tuo figlio fa venga notata, subito e per nome. Nella mia pratica vedo che i comportamenti che spariscono non sono quelli puniti, sono quelli che nessuno registra. Un ragazzo che apparecchia senza che glielo si chieda e non riceve niente impara che apparecchiare è invisibile, e smette. Il riconoscimento funziona quando ha tre caratteristiche: arriva vicino al momento, dice esattamente di che cosa si tratta, e non è un premio da contrattare.

Cosa puoi fare

  1. Scegli un comportamento preciso. Non «essere più responsabile», ma una cosa che si vede: fare i compiti senza che tu lo ricordi, salutare quando entra, avvisare se fa tardi. Uno alla volta.
  2. Riconoscilo subito. Nel momento in cui accade, non alla fine della settimana. La distanza fra il gesto e il riconoscimento è ciò che decide se il collegamento si forma o no.
  3. Di’ ad alta voce di che cosa si tratta. Non «bravo», ma «hai finito i compiti senza che te lo ricordassi, e non è scontato». Un complimento generico non insegna niente perché non indica niente.
  4. Accompagnalo con un gesto tuo, sempre lo stesso. Un cinque, una pacca, un modo di guardarlo. Purché sia una cosa che a lui va bene: se un abbraccio lo mette in imbarazzo, il gesto ha già fallito.
  5. Prima di un momento che pesa, tieni un piccolo rituale. L’interrogazione, la gara, la conversazione che rimandate da giorni: qualcosa di breve e uguale ogni volta, fatto insieme. Serve a entrarci con un appiglio invece che a freddo.

Cosa evitare

Non sostituire il gesto con un premio materiale o con del tempo in più sullo schermo: sposta l’attenzione sul prezzo e trasforma un riconoscimento in una trattativa che poi va rilanciata. Ed evita di riconoscere solo i risultati: se l’unica cosa che noti sono i voti e le vittorie, tutto il resto smette di esistere.

Quando chiedere aiuto

Guarda come reagisce quando una cosa non gli riesce. Il segnale è il passaggio dall’episodio all’identità: «ho sbagliato» diventa «sono fatto così», e resta anche davanti a prove contrarie. La durata indicativa è uno o due mesi, ma conta di più la generalizzazione, cioè che dopo un fallimento in un’area cominci a evitarne altre che non c’entrano. Senza urgenza, ma senza rimandare oltre il trimestre.

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