Perché succede
Fuori casa il denaro smette di essere un fatto pratico e diventa un fatto sociale. Nel gruppo si guarda che cosa comprano gli altri, si offre, si presta, si mette insieme per un regalo, e ogni gesto dice qualcosa sul proprio posto lì dentro. Nella mia pratica vedo due profili opposti, e nessuno dei due è un difetto di carattere: c’è chi paga per restare dentro e chi si tira indietro per non dover spiegare. Tuo figlio, con i soldi in mano davanti agli amici, sta imparando una cosa più grande dell’educazione finanziaria: quanto può dire di no e restare nel gruppo.
Cosa puoi fare
- Quando ci sono spese comuni, chiedi come si è deciso. Non quanto ha speso: chi ha proposto, se andava bene anche a lui, se qualcuno ha detto no e cosa è successo dopo.
- Aiutalo a preparare una frase per dire no. Corta e senza giustificazioni: «questa volta no». Averla pronta prima è ciò che gli permette di usarla.
- Se torna con qualcosa che non condividi, chiedi che cosa lo ha convinto. Non perché lo ha comprato. La prima domanda apre, la seconda lo mette sulla difensiva.
- Raccontagli una volta in cui hai speso per non sfigurare. Ti serve per dirgli che la pressione del gruppo esiste anche da adulti, e che si può nominare senza vergognarsene.
Cosa evitare
Non liquidare i suoi amici come approfittatori: chiudi il discorso e la prossima volta non ti racconta niente. Ed evita di aumentargli la paghetta perché stia al passo con gli altri: il problema si sposta più in alto, non si risolve.
Quando chiedere aiuto
Se paga sempre lui, se presta e non gli torna indietro niente, se compra per essere invitato, non è generosità: è il prezzo che sta pagando per stare lì. Con tre mesi di questo quadro vale la pena parlarne. Se invece scopri che lo escludono, lo prendono in giro o gli chiedono soldi con la minaccia di lasciarlo fuori, non aspettare nulla: si interviene subito, e anche con la scuola.