Perché succede
Questa scheda dà per acquisita una paghetta già avviata, con una cifra e una cadenza stabili. Se stai ancora decidendo quanto e ogni quanto, parti da quello: le decisioni si affidano dentro una regola, non al posto della regola.
La capacità di decidere non arriva tutta insieme a un’età precisa: cresce per gradini. All’inizio la scelta è pura curiosità, e la lezione è che esistono alternative. Poi diventa valutazione: comincia a pesare, a rinunciare a qualcosa oggi per avere qualcosa dopo. Più tardi tiene insieme criteri diversi nello stesso momento. Nella mia pratica vedo che gli errori dei genitori sono simmetrici: chiedere una scelta complessa a chi è al primo gradino, oppure continuare a scegliere per uno che è già due gradini più su.
Cosa puoi fare
- Ai più piccoli, due opzioni alla volta e visibili. Questo o questo, entrambi in mano, non «scegli quello che vuoi»: davanti a tutto lo scaffale non sceglie, si perde.
- Verso gli otto o dieci anni, introduci il costo differito. Se lo compri oggi, con che cosa arrivi a sabato? È il primo momento in cui una scelta ha un prezzo che si vede dopo.
- In adolescenza, decisioni con più criteri insieme. Il videogioco adesso o la gita con gli amici tra due mesi: qui entrano soldi, tempo e persone nella stessa scelta, e la fatica del confronto è il punto.
- Guarda i segnali, non la data di nascita. Il gradino l’ha salito quando comincia a spiegarti perché ha scelto così, invece di dirti solo che cosa vuole.
Cosa evitare
Non tornare indietro di un gradino dopo un errore: togliere una decisione già affidata insegna solo che sbagliare fa perdere terreno. Ed evita di dargli una scelta che in realtà è già presa, perché ci mette poco a capirlo e smette di prenderle sul serio.
Quando chiedere aiuto
Il segnale non è la scelta sbagliata, è quando scegliere non lo interessa più. Se davanti a qualunque decisione dice che gli è indifferente, se ha perso interesse anche per le cose che prima gli piacevano, e se questo dura due settimane quasi tutti i giorni, non è pigrizia. Nei ragazzi si presenta spesso come irritabilità continua più che come tristezza: guarda anche il sonno, l’appetito e le attività che ha lasciato.