Autonomia 14-18 anni Guardare meglio
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Dietro il silenzio

Mio figlio si lascia vivere e non decide mai niente

Perché succede

Perché non decidere è a sua volta una decisione, ed è quella che costa meno. Finché non sceglie niente, non sbaglia niente e resta tutto teoricamente possibile. Nella mia pratica vedo che la passività non è mai vuota: dentro c’è di solito la convinzione di non avere gli strumenti per scegliere bene, e la sensazione che chiunque intorno stia andando da qualche parte mentre lui è fermo. Le giornate si assomigliano, e più si assomigliano meno gli sembra di poterle cambiare.

Cosa puoi fare

  1. Conta i tentativi che nessuno ha contato. Nell’ultimo anno qualcosa ha provato, anche solo per due settimane, anche male. Elencarglielo ad alta voce cambia la storia che si sta raccontando su di sé, ed è il primo passo perché una scelta gli sembri possibile.
  2. Non contraddire il «tanto non cambia niente». Se lo smonti, te lo dimostra. Accoglilo e affiancagli un’altra possibilità senza sostituirla: «può darsi, e intanto quella cosa a marzo l’hai cambiata tu».
  3. Non decidere al posto suo per sbloccarlo. È la tentazione più forte e la mossa che chiude il cerchio: ogni decisione che prendi tu gli conferma la ragione per cui non decide, cioè che tanto qualcuno lo farà.
  4. Rimetti la passività alla sua misura. «In questo periodo sei fermo» è una descrizione e può cambiare. «Sei uno che non si muove» è un’identità, e non ha nessuna via d’uscita.

Cosa evitare

Non usare il confronto con fratelli, cugini o compagni: la passività non si vince aumentando la vergogna, si aggrava. Ed evita le scadenze a effetto («o decidi entro giugno o…»): una decisione presa per paura di te non è la sua, e la abbandonerà appena può.

Quando chiedere aiuto

La domanda da farsi è se qualcosa gli dà ancora piacere. Fermo e contento è una fase, fermo e senza più niente che gli interessi è un’altra cosa. Il segnale è che smetta di interessargli anche ciò che prima gli piaceva, per due settimane continuative, quasi tutti i giorni e per gran parte della giornata. Nei ragazzi si presenta spesso come irritabilità, non come tristezza. Guarda anche il sonno, l’appetito, gli amici che si diradano.

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Dietro il silenzio

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