Autonomia ogni età Una decisione
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Il giorno della paghetta

Intervengo per rimediare o lo lascio sbagliare?

Perché succede

La domanda arriva sempre in fretta e sempre nella stessa forma: vedo dove sta andando a finire e potrei fermarlo adesso. Il punto è che le competenze di cui parliamo (valutare, rinunciare a una cosa per un’altra, reggere una conseguenza) non si trasmettono a parole, si imparano solo facendo. Nella mia pratica vedo che il rischio vero non è l’errore, è arrivare a diciotto anni senza averne mai commesso uno abbastanza proprio da ricordarselo.

Cosa puoi fare

  1. Decidi in base a che cosa è reversibile. Il criterio non è se sbaglierà, è se l’errore si può riparare. Soldi finiti male, una consegna in ritardo, un pomeriggio buttato sono reversibili e vanno lasciati vivere. Salute, sicurezza, cose che riguardano la legge o che restano online non lo sono, e lì si interviene senza aprire il dibattito.
  2. Prima della scelta fai una domanda, non un avvertimento. «Cosa pensi che succederà se scegli così?», e poi fermati. L’avvertimento gli lascia il compito di smentirti, la domanda gli lascia il problema in mano.
  3. Se va male, la tua prima frase non è «te l’avevo detto». È «immagino che sia una rottura». La tua delusione occupa lo spazio dove dovrebbe stare la sua, e se lo occupi lui esce dalla stanza con un problema con te invece che con la scelta che ha fatto.
  4. Fatti raccontare il procedimento, non il risultato. Perché hai deciso così, come ti sei sentito dopo, che cosa cambieresti, che cosa farai la prossima volta. Quattro domande fatte con curiosità e a distanza di un giorno, non a caldo e non come interrogatorio.
  5. Riconosci il tentativo di rimediare anche quando riesce a metà. Chi prova a riparare e non viene visto smette di provarci e comincia a nascondere.

Cosa evitare

Non risolvergli le cose in silenzio (rimetterci i soldi tu, telefonare tu all’insegnante): gli togli l’unica informazione utile e gli lasci l’idea che qualcuno arriverà comunque. Ed evita di farlo pagare due volte, cioè aggiungere una punizione a una conseguenza che è già arrivata da sola: la seconda cancella la prima.

Quando chiedere aiuto

Un errore, anche grosso, non è un problema clinico. Lo diventa quando passa dall’episodio all’identità: «ho sbagliato» si trasforma in «sono fatto così» e resta anche davanti a prove contrarie. Guarda soprattutto la generalizzazione, cioè se dopo un fallimento in un’area comincia a evitarne altre che non c’entrano niente. Uno o due mesi così non sono un’urgenza, ma non vanno rimandati oltre il trimestre.

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