Perché succede
Resistere a un impulso non è una questione di carattere e non si ottiene con un richiamo. È una capacità che si allena, e si allena solo dove c’è qualcosa da perdere davvero. Finché i soldi sono i tuoi, non c’è nessun costo: chiede, tu dici sì o no, e la decisione resta tua. Nel momento in cui la somma è sua, comprare una cosa significa non comprarne un’altra, e quella è la prima volta in cui sente il peso di una scelta. Nella mia pratica vedo che è il peso, non il divieto, a insegnare a fermarsi.
Cosa puoi fare
- Chiedigli in anticipo come pensa di distribuire la settimana. Non per approvare il piano, per fargli fare il piano. Dire ad alta voce «questi li tengo per sabato» è già metà del lavoro.
- Prima di una spesa, metti in fila le opzioni con lui. «Con questa cifra puoi fare questo, oppure questo. Non tutti e due.» Poi taci e lascia decidere lui.
- Usa lo stesso ragionamento fuori dai soldi. Anche il pomeriggio è una risorsa che finisce: se gioca due ore, quella cosa che voleva fare non ci sta più. È lo stesso muscolo.
- Ogni tanto chiedigli di raccontarti una scelta andata bene. Ricordarsi di aver scelto bene una volta è ciò che rende possibile farlo la seconda.
Cosa evitare
Non decidere tu per evitargli l’errore e non fare la cronaca dei suoi acquisti sbagliati. Un figlio a cui viene ricordato ogni volta che spende male non impara a scegliere: impara a nascondere che ha speso.
Quando chiedere aiuto
Guarda cosa si dice dopo. Se «ho comprato una cosa che non mi serviva» diventa «tanto io non riesco a controllarmi, sono fatto così», e quella frase resta uguale per un mese o due anche quando le cose gli riescono, non stai più guardando un impulso. Il segnale che chiude il quadro è la rinuncia: dopo un errore comincia a evitare anche cose che con i soldi non c’entrano.