Comunicazione ogni età Una conversazione
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Parla con tuo figlio

Le domande a cui si risponde sì o no sono sbagliate?

Perché succede

Di per sé no. Una domanda chiusa è quella che si chiude con un sì, un no o una risposta secca, ed è perfetta quando ti serve un’informazione precisa: se hai mangiato, a che ora torni, di che colore è il muro. Il problema non è la domanda, è il contesto. Nella mia pratica vedo che in famiglia queste domande arrivano una dietro l’altra, e a quel punto smettono di raccogliere informazioni e cominciano a somigliare a un controllo. Tuo figlio capisce in fretta che gli basta una parola per togliersi il fastidio, e quella parola te la dà.

Cosa puoi fare

  1. Prima di aprire bocca, decidi che cosa vuoi. Un’informazione o una conversazione. Sono due mestieri diversi e chiedono due domande diverse.
  2. Se vuoi la conversazione, non offrirgli l’uscita. «Com’è andata?» si chiude con «bene». Una domanda che non si può liquidare in una parola tiene aperta la porta.
  3. Conta le domande che fai di fila. Oltre tre, per chi le riceve non è più un dialogo. Meglio una domanda e cinque minuti di silenzio che quattro domande in due minuti.
  4. Quando la risposta arriva secca, non rilanciare con un’altra chiusa. La catena incalzante nasce da lì, e finisce sempre con lui che si alza da tavola.

Cosa evitare

Non fare la domanda chiusa quando in realtà stai cercando una conferma: se la risposta che vuoi è evidente, lui la dà per chiudere e non ti ha detto niente di vero. Ed evita di leggere la risposta breve come maleducazione, perché quasi sempre è la forma che la tua domanda gli ha lasciato.

Quando chiedere aiuto

Il monosillabo con te, da solo, non dice molto. Comincia a dire qualcosa se lo stesso silenzio compare anche fuori casa e se, insieme, ha perso interesse per cose che prima gli piacevano, per due settimane quasi tutti i giorni. Guarda anche il modo in cui parla di sé: «che disastro oggi» è una giornata, «tanto io non ho niente da dire» è un’altra cosa. Nei ragazzi il segnale arriva spesso come irritabilità e non come tristezza.

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