Perché succede
Nella sua testa esiste una tabella di marcia: a una certa età la prima festa, a un’altra il primo bacio, a un’altra ancora un gruppo di amici stabile. Nella mia pratica vedo che dirgli che il calendario non esiste non serve quasi a niente, perché lui lo sente esistere. Serve invece farglielo tirare fuori e guardare.
Cosa puoi fare
- Fatti dire le tappe, una per una. Quali sono le cose che secondo lui andavano fatte, e a che età. Scritte in fila su un foglio, quasi sempre sono tre o quattro, ed è la prima volta che le vede fuori dalla propria testa.
- Chiedi da dove viene ciascuna scadenza. Chi l’ha stabilita, dove l’ha letta, chi conosce che l’ha rispettata davvero. Le scadenze reggono finché restano anonime, e quasi nessuna sopravvive alla domanda su chi le ha fissate.
- Distingui le poche cose che hanno una finestra dalle molte che non ce l’hanno. Un’iscrizione ha una data, il resto no. È un’informazione, non una consolazione, e nessuno gliel’ha mai data in modo esplicito.
- Racconta un tuo fuori tempo, senza il finale rassicurante. Una cosa che hai fatto molto dopo degli altri, o che non hai fatto affatto. Non serve la morale in fondo: serve che esista almeno una persona vicina a lui che non ha rispettato la tabella.
- Chiudi su questo mese, non sul recupero. «Che cosa ti piacerebbe fare nelle prossime settimane» è una domanda con una risposta possibile. «Come recuperi gli anni persi» non lo è.
Cosa evitare
Non smontare le sue tappe una per una con la logica: le difende, e ogni difesa gliele rende più solide.
Quando chiedere aiuto
Sentirsi in ritardo a quell’età è comune. Il segnale che cambia il quadro è il passaggio dall’episodio all’identità: quando «quella cosa non l’ho fatta» diventa «sono uno che resta indietro» e resta anche davanti a prove contrarie. Guarda soprattutto la generalizzazione: se dopo un ritardo o una delusione in un’ambito comincia a tirarsi fuori anche da altri che non c’entrano, sport, studio, uscite, non aspettare oltre il trimestre.