Perché succede
Un ragazzo si fa un’idea di che cosa sia la vita adulta guardando gli adulti che ha intorno. Se quello che sente a tavola, in macchina e alle cene con gli amici è un elenco di lamentele sul lavoro, sul capo e sui giorni che mancano al weekend, la conclusione a cui arriva è ragionevole: se il futuro è quello, meglio non arrivarci. Nella mia pratica vedo che a quel punto smette di fare domande sul futuro, e il silenzio viene scambiato per disinteresse quando invece è paura.
Cosa puoi fare
- Non contestare la previsione. «Vedrai che troverai qualcosa che ti piace» conferma solo che quella conversazione con te non si può fare. Comincia riconoscendo che quello che ha visto è reale, perché lo è.
- Affianca invece di sostituire. «È vero, molti odiano il lavoro che fanno. Ed è anche vero che qualcuno lo ha cambiato a quarant’anni.» Una possibilità in più accanto alla sua, non al posto della sua.
- Racconta la tua giornata per intero. Non solo la parte che pesa: anche i venti minuti in cui la cosa ti riesce bene, la persona con cui ti trovi, il problema che sei contento di aver risolto. Se in casa passa solo la lamentela, quella diventa l’unica informazione disponibile.
- Portagli persone, non discorsi. Un tuo amico che fa un mestiere che gli piace, mezz’ora a parlarci davvero. Una persona in carne e ossa smonta una previsione meglio di qualunque cosa possiate dirvi voi due.
- Riportalo al passo piccolo. Non «cosa vuoi fare nella vita», che è la domanda che lo blocca: che cosa vuole provare nei prossimi tre mesi, con la libertà di cambiare idea dopo.
Cosa evitare
Non usarlo come platea per il tuo sfogo sul lavoro, nemmeno tra adulti mentre lui è nella stanza accanto: quello che sente per caso pesa più di quello che gli dici apposta. Ed evita l’ottimismo di facciata, perché su questo tema riconosce il falso al primo tentativo e poi non torna.
Quando chiedere aiuto
Qui il segnale è che comincia a evitare, non solo a temere: salta le conversazioni sul futuro, poi le occasioni, poi le persone. Il criterio dei sei mesi è una trappola perché a sei mesi il ritiro si è consolidato: guarda molto prima, un mese di rifiuto della scuola oppure tre mesi in cui le uscite si riducono e il ritmo del sonno si rovescia. Il ritiro si autoalimenta, non aspettare che passi.