Perché succede
La frequenza non è un dettaglio organizzativo: decide che cosa tuo figlio impara. La settimana insegna a far durare, il mese insegna a distribuire, e sono due competenze diverse. Nella mia pratica vedo che i passaggi al mese fatti troppo presto finiscono quasi sempre allo stesso modo, con la somma esaurita in pochi giorni e tre settimane di richieste, che è esattamente ciò che si voleva evitare.
Cosa puoi fare
- Fino ai dieci anni resta sulla settimana. Un bambino misura il tempo in settimane, perché lo fanno la scuola e il fine settimana. Un mese, per lui, è un’unità che non riesce ancora a vedere per intero, e quello che non vede non può pianificarlo.
- Quando passi al mese, fermati prima a metà strada. Prova qualche mese con la cadenza ogni due settimane. È il passaggio che rende il salto sostenibile, perché dimezza la distanza da coprire senza togliere l’esercizio.
- Prima della prima paghetta mensile, fate insieme il calendario delle spese. Su un foglio, le cose che sa già che ci saranno in quelle quattro settimane e quanto costano. Non serve che sia preciso: serve che si accorga che il mese contiene più cose di quante ne aveva in testa.
- Decidi in anticipo che cosa succede se finiscono prima. La risposta non è anticipare la paghetta successiva, che cancella la lezione appena arrivata. È aspettare, oppure guadagnare la differenza con un lavoro straordinario, oppure attingere a quello che aveva messo da parte. Dirlo prima evita di doverlo decidere quando siete già tutti e due nervosi.
Cosa evitare
Non passare al mese come premio per un compleanno o una promozione: il cambio va fatto quando la settimana è diventata facile, non quando è arrivata una data. Ed evita di tenere due canali aperti insieme, la paghetta mensile più i piccoli extra a richiesta, perché il mensile smette di essere un budget e torna a essere una mancia.
Quando chiedere aiuto
Guarda come sta nei giorni in cui è senza soldi. Il fastidio è normale e passa. Se invece dopo ogni «sono rimasto senza» si spegne per giorni, se smette di cercare anche le cose che gli piacciono e che non costano niente, e questo si ripete quasi tutti i giorni per due settimane di fila, non stai più guardando un problema di gestione. Nei ragazzi questo stato si presenta spesso come irritabilità e non come tristezza: aggiungi al quadro il sonno e l’appetito, e se sono cambiati anche quelli, chiedi una valutazione.