Perché succede
A quest’età il giudizio su di sé non è ancora una cosa che si tiene in casa: si tiene fuori, negli occhi degli altri, e i coetanei sono l’unico ufficio che rilascia il documento. Non è vanità e non è debolezza di carattere. È che l’immagine di sé è in costruzione, e una costruzione ha bisogno di misure esterne finché non sta in piedi da sola. Nella mia pratica vedo che il bisogno di conferme diventa un problema in un punto preciso: quando la conferma serve per stare tranquillo un’ora, e poi ne serve un’altra. Lì non è più una misura, è una ricarica.
Cosa puoi fare
- Chiedi della reciprocità, non del numero. Non quanti amici ha, ma in quale amicizia dà qualcosa e riceve qualcosa. Una sola relazione così pesa più di un gruppo intero.
- Dagli una conferma privata e precisa. Non «sei un ragazzo in gamba», che non si può verificare, ma una cosa concreta che hai visto fare, detta senza pubblico e senza il ma che segue.
- Toglilo dal ruolo di chi deve rassicurare te. Se ogni volta che gli chiedi come va lui ti risponde che va tutto bene perché tu stia tranquillo, sta lavorando per te invece di parlare. Chiedi, e regge il silenzio che segue.
- Ancora una cosa che si ripete e non dipende dal gruppo. Un’attività settimanale, anche con una persona sola. La costanza produce una conferma che non va chiesta a nessuno.
Cosa evitare
Non fare l’elenco delle sue qualità per compensare: più rassicuri sul contenuto, più il contenuto diventa il tema. E non commentare la sua popolarità, né in bene né in male, perché in entrambi i casi confermi che quello è il metro.
Quando chiedere aiuto
Il quadro cambia quando la solitudine smette di essere una preferenza e diventa una sconfitta di cui si vergogna, e in questo caso quando non c’è nessuna relazione in cui riceva qualcosa senza doverlo chiedere. Riferimento: circa tre mesi. Un segnale utile è che smetta di raccontarti gli altri, perché nominare le persone gli costa troppo.