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Dalla collana Genitori senza stress · dal libro 96 giorni per capire tuo figlio

Posso essere davvero imparziale con mio figlio?

Perché succede

No, e la risposta onesta è che va bene così. La neutralità piena non esiste in nessuna relazione: chiunque porta dentro una scena le proprie esperienze, le proprie preferenze e le proprie paure, e anche chi fa da mediatore fra due amici che litigano finisce per pendere da una parte senza volerlo. Con un figlio è ancora più marcato, perché la posta è alta. Nella mia pratica vedo che il problema non è la parzialità: è credere di non averne. Un genitore che si considera obiettivo non controlla i propri automatismi, perché è convinto che non ci siano.

Cosa puoi fare

  1. Parti dal presupposto opposto. Prima di una conversazione che conta, dai per scontato che una preferenza ce l’hai. La domanda utile non è «sono neutrale?» ma «da che parte sto pendendo, adesso?».
  2. Nominala a te stesso. «Sto dando ragione a lei perché di solito è la più ragionevole», «questa storia mi irrita perché ci sono passato». Detta a te, prima di parlare, cambia il tono con cui parli.
  3. Chiedi la versione che ti convince meno, per prima. È il correttivo più semplice e il più efficace: ascolti con più attenzione proprio la parte che eri pronto a scartare.
  4. Distingui il giudizio sul fatto da quello sulla persona. Puoi essere severo su una cosa e non su chi l’ha fatta. È la separazione che rende sopportabile una posizione anche quando non è neutrale.
  5. Accetta di oscillare. Ci saranno giorni in cui sarai più duro e giorni in cui sarai più indulgente, e non è un fallimento del metodo: è come funzionano i rapporti fra persone.

Cosa evitare

Non dichiararti imparziale davanti a lui: la frase «io non faccio preferenze» è quasi sempre smentita da un episodio che ricorda benissimo, e ti costa credibilità su tutto il resto. Ed evita di correggere la parzialità con un’altra parzialità di segno opposto, per esempio essendo più severo con il figlio che senti più vicino: il conto lo paga lui.

Quando chiedere aiuto

Mentre lavori sul tuo sguardo, tieni d’occhio il suo umore. Il segnale non è la tristezza, è la perdita di piacere: smette di interessargli anche quello che prima gli piaceva, e il modo in cui parla di sé diventa stabile invece che reattivo. Due settimane continuative, quasi tutti i giorni e per gran parte della giornata. Nei ragazzi si presenta spesso come irritabilità, non come tristezza.

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