Perché succede
Le scuse che non arrivano non sono quasi mai un problema di orgoglio. Sono un problema di formato: tuo figlio non sa come si fa una cosa del genere senza dichiararsi peggiore di quanto crede di essere. Nella mia pratica vedo che quando le scuse escono in un blocco unico («ho sbagliato ma non intendevo, però anche loro») è perché sta chiedendo due cose insieme, il perdono e l’assoluzione, e la seconda inquina la prima. Separarle è quasi tutto il lavoro.
Cosa puoi fare
- Fai decidere a lui a chi, uno per volta e con i nomi. Non «al gruppo»: a Marco, poi a Giulia. Le scuse collettive non arrivano a nessuno perché nessuno le sente rivolte a sé.
- Tenete l’effetto e togliete la spiegazione. «Ho detto una cosa che ti ha ferito» regge da sola. «Non intendevo» sposta il discorso su di lui e chiede all’altro di consolarlo.
- Un passo piccolo, oggi. Un messaggio a una persona, non il giro di tutti. Il piano completo di riparazione è la cosa che fa rimandare tutto di due settimane.
- Non pretendere il risultato. Chi riceve le scuse può prendersi tempo, o rispondere male. Questo non le annulla, e conviene dirglielo prima che le faccia.
Cosa evitare
Non scrivere tu il testo del messaggio, e non stargli accanto mentre telefona. E non chiedergli di scusarsi mentre è ancora convinto di avere ragione: quelle scuse le sente falsa la persona che le riceve, e servono a te.
Quando chiedere aiuto
Il segnale è quando la riparazione non chiude niente. Se anche dopo che è stato perdonato continua a tornarci sopra, se «ho sbagliato» è diventato «sono fatto così» e resta anche davanti a chi gli dice il contrario, e se comincia a evitare occasioni che con quell’episodio non c’entrano, l’errore ha smesso di essere un fatto e sta diventando una definizione. Senza urgenza, ma non oltre il trimestre.