Perché succede
Un ragazzo che ripete opinioni prese altrove non è pigro: sta facendo la cosa più economica. Farsi un’idea propria costa tempo, espone al rischio di sbagliare e richiede di reggere il disaccordo, e a quell’età il disaccordo con il gruppo pesa moltissimo. Nella mia pratica vedo che il pensiero autonomo non si insegna spiegando: si allena nelle conversazioni in cui qualcuno gli chiede sul serio che cosa ne pensa e poi non lo corregge. Se la sua risposta viene sempre sistemata, impara che pensare da solo è un lavoro inutile.
Cosa puoi fare
- Fai domande di cui non conosci la risposta. Sono le uniche che lo obbligano a ragionare davvero, e ti costringono a metterti in gioco. È scomodo, ed è il punto.
- Chiedi confronti, non giudizi. «Perché secondo te questo è meglio di quello?», «che differenza c’è fra le due cose?». Il confronto è la forma di domanda che apre più pensiero, anche se all’inizio incontra resistenza.
- Metti un dubbio invece di una correzione. «C’è una cosa che non mi torna…», «su che cosa ti basi per dire così?». Il tono decide tutto: la stessa frase può essere una curiosità o un interrogatorio.
- Chiedi dove l’ha letto e chi lo dice. Non per smontarlo: per abituarlo a distinguere una cosa che ha pensato da una che ha ripetuto. E se lo scoprite insieme, meglio.
- Ammetti quando non sai. «Non lo so, vediamo»: gli mostri che si può stare nel dubbio senza perderci niente, ed è la condizione per cui accetterà di starci lui.
Cosa evitare
Non fare domande che contengono già la risposta che vuoi sentire: guidano il pensiero invece di allenarlo, e lui lo capisce prima di te. Ed evita di trattare ogni sua opinione come una posizione da correggere: se ogni idea diversa apre una discussione, la strada breve è smettere di dirtene.
Quando chiedere aiuto
Guarda che cosa succede quando resta senza risposta. Il segnale che conta non è l’idea strana, è il modo in cui parla di sé quando sbaglia: se «ho detto una scemenza» diventa «sono uno stupido» e resta anche davanti a prove contrarie, il tema non è più il pensiero critico. Indicativamente uno o due mesi, ma conta di più la generalizzazione, cioè che dopo un episodio cominci a evitare anche altro.