Comunicazione 14-18 anni Un gesto
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Dietro il silenzio

Come lo avvicino se ha deciso di non parlare per primo?

Perché succede

Non parlare per primo non è quasi mai orgoglio. È una regola difensiva: se aspetto che siano gli altri a cercarmi, non rischio di scoprire che non mi cercano. Nella mia pratica vedo che chi si dà questa regola la applica a tutti, amici e genitori compresi, e che più il silenzio dura più diventa difficile romperlo, perché parlare adesso significherebbe ammettere quanto è pesato tacere fino a ieri.

Cosa puoi fare

  1. Vai da lui senza chiedere niente in cambio. Presenza breve e quotidiana: cinque minuti, sempre alla stessa ora, senza domande e senza scopo. La domanda è esattamente ciò che gli fa chiudere la porta, la presenza senza domanda no.
  2. Entra dal suo terreno. Siediti accanto mentre gioca o guarda qualcosa e stai lì in silenzio. Se commenta, rispondi. Se non commenta, non forzare. Vale più questo di dieci conversazioni programmate.
  3. Non trattarlo né da malato né da colpevole. Sono i due modi in cui si aspetta che tu arrivi, e per entrambi ha già la risposta pronta. Un tono normale, quotidiano, lo spiazza più di qualsiasi discorso preparato.
  4. Abbassa il prezzo della risposta. Fai domande a cui si può rispondere con tre parole senza esporsi («che musica è questa?», «chi vince?»). Le domande grandi arrivano dopo, e arrivano da sole.
  5. Affianca, non contraddire. Se dice che sta bene, non smentirlo: «può essere, e può anche essere che certi periodi siano più pesanti di come sembrano. Nel caso, io ci sono». Due cose che stanno insieme, invece di una da smontare.

Cosa evitare

Non fissare un momento solenne per parlare («dobbiamo parlare, siediti»): trasforma la conversazione in un esame e lui si prepara a difendersi. Ed evita di insistere due volte lo stesso giorno, perché la seconda richiesta cancella il valore della prima.

Quando chiedere aiuto

Qui il criterio internazionale, sei mesi, è una trappola: a sei mesi il ritiro si è consolidato. Guarda molto prima, cioè un mese di rifiuto della scuola oppure tre mesi in cui le uscite si riducono e il ritmo sonno-veglia si rovescia. Il segnale che cambia il quadro è quando smette di rifiutare le tue proposte e comincia a non registrarle proprio. Non aspettare che passi da solo, perché il ritiro si autoalimenta.

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