Conflitto 14-18 anni Una conversazione
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Dietro il silenzio

Come aiuto mio figlio a non farsi trascinare dal gruppo?

Perché succede

Dentro un gruppo, chi ha dei dubbi quasi sempre se li tiene, per non rompere l’armonia e per non finire fuori. Così tutti tacciono e il silenzio di tutti sembra un accordo di tutti. Nella mia pratica vedo una cosa che ai genitori sfugge e che cambia il modo di parlarne: adeguarsi non vuol dire aver cambiato idea. Molto spesso tuo figlio fa quello che fa il gruppo e continua a pensarla come prima, e proprio per questo dopo si vergogna così tanto.

Cosa puoi fare

  1. Concordate in anticipo una via d’uscita. Una frase pronta e la possibilità di chiamarti e di darti la colpa: «devo tornare, mio padre fa storie». Dargli una scusa spendibile non è insegnargli a mentire, è abbassare il prezzo di tirarsi indietro.
  2. Provate a voce le formule del no. «Non mi va», «io passo», «fatelo voi». Dette una volta ad alta voce in cucina costano niente. Dette per la prima volta davanti a cinque persone costano tantissimo.
  3. Dopo un episodio, chiedi come si è sentito e cosa gli ha impedito di dire quello che pensava. Non chiedere perché l’ha fatto: alla domanda «perché» si risponde con una difesa, e la conversazione finisce lì.
  4. Non attaccare il gruppo. Se lo attacchi, lui lo difende, e difendendolo si lega di più. Puoi dire cosa non ti è piaciuto di un fatto preciso, senza estenderlo alle persone.
  5. Tienigli aperto un posto fuori. Un’attività, un vecchio amico, un contesto dove non deve dimostrare niente. Chi ha un solo gruppo non può permettersi di dire di no; chi ne ha due sì.

Cosa evitare

Non fargli la predica sui valori subito dopo uno sbaglio: in quel momento si sta già vergognando, e la predica gli insegna soltanto che la prossima volta è meglio non raccontartelo. Ed evita di liquidare la pressione del gruppo come una scusa: è reale, e nominarla per quello che è ti rende uno con cui vale la pena parlarne.

Quando chiedere aiuto

Guarda la reciprocità: in quel gruppo dà e riceve, o solo dà? Se resta solo per non restare senza nessuno, il riferimento è intorno ai tre mesi e vale la pena parlarne con qualcuno. Ma se lo stanno usando, se lo spingono a fare cose per poi prenderlo in giro, se esistono video o messaggi che possono essere usati contro di lui, la soglia salta: si interviene subito, si conservano le prove e si coinvolge la scuola. In quel caso non è più influenza del gruppo, è vittimizzazione, e non si aspetta.

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