Perché succede
Dentro un gruppo chi ha dei dubbi quasi sempre se li tiene, per non rompere l’armonia e per non finire fuori, e così il silenzio di tutti sembra l’accordo di tutti. Nella mia pratica vedo una cosa che ai genitori sfugge: adeguarsi non vuol dire aver cambiato idea, e spesso tuo figlio fa quello che fa il gruppo continuando a pensarla come prima, ed è proprio per questo che dopo si vergogna tanto.
Cosa puoi fare
- Concordate in anticipo una via d’uscita. Una frase pronta e la possibilità di chiamarti e di darti la colpa («devo tornare, mio padre fa storie»): non è insegnargli a mentire, è abbassare il prezzo del tirarsi indietro.
- Provate a voce le formule del no. «Non mi va», «io passo», «fatelo voi»: dette in cucina non costano niente, dette per la prima volta davanti a cinque persone costano tantissimo.
- Dopo un episodio, chiedi che cosa gli ha impedito di dire quello che pensava. Non chiedere perché l’ha fatto, perché al «perché» si risponde con una difesa e la conversazione finisce lì.
- Non attaccare il gruppo. Se lo attacchi lui lo difende, e difendendolo si lega di più; puoi dire che cosa non ti è piaciuto di un fatto preciso, senza estenderlo alle persone.
- Tienigli aperto un posto fuori. Un’attività o un vecchio amico dove non deve dimostrare niente: chi ha un solo gruppo non può permettersi di dire di no, chi ne ha due sì.
Dal tuo lato. Chiediti se il pericolo l’hai visto o immaginato, perché bastano un cappuccio e una risata sotto casa per giudicare tutto il gruppo, e tuo figlio con loro: invece di «chi sono quelli» chiedigli «che cosa ti piace di loro».
Cosa evitare
Non fargli la predica sui valori subito dopo uno sbaglio, quando si sta già vergognando: gli insegna soltanto che la prossima volta è meglio non raccontartelo. E non liquidare la pressione del gruppo come una scusa: è reale, e riconoscerla ti rende uno con cui parlarne.
Quando chiedere aiuto
Guarda la reciprocità: in quel gruppo dà e riceve, o dà soltanto? Se resta solo per non restare senza nessuno, il riferimento è intorno ai tre mesi. Ma se lo usano, lo spingono a fare cose per poi deriderlo o girano video e messaggi che possono essere usati contro di lui, la soglia salta: non è più influenza del gruppo ma vittimizzazione, si conservano le prove, si coinvolge la scuola e si interviene subito.