Perché succede
Un obiettivo è realistico quando sta dentro l’orizzonte che tuo figlio riesce a vedere. A sei anni sono giorni, a dieci qualche settimana, e più in là il tempo diventa una parola vuota anche se il conto torna. Quasi tutti gli obiettivi falliti non erano sbagliati nella cifra, erano troppo lontani. Nella mia pratica vedo che si sceglie quasi sempre l’oggetto giusto e la distanza sbagliata, e poi si dà la colpa alla costanza.
Cosa puoi fare
- Prima della cifra, misura il tempo. Con la sua paghetta, quante settimane servono. Se il conto supera i due o tre mesi, per un bambino di questa età è oltre l’orizzonte, e non è un giudizio su di lui.
- Se è troppo lontano, costruite un obiettivo ponte. Qualcosa che desidera davvero e che arriva entro il mese, da raggiungere prima. Non è una consolazione: è la prova, fatta da lui, che il meccanismo funziona.
- Trovate insieme la quota settimanale che regge. Non la più alta possibile, la più alta che può mantenere anche in una settimana storta. Un obiettivo che salta due volte di seguito viene abbandonato, uno più lento no.
- Fissate una verifica mensile con data. Dieci minuti, si conta, si guarda se la quota tiene e la si può abbassare senza che sia una sconfitta. Un obiettivo che si può correggere è un obiettivo che resta in piedi.
- Stabilite in anticipo cosa succede se cambia idea. I soldi messi da parte si spostano sul nuovo obiettivo, non tornano nelle spese. Saperlo prima gli toglie la paura di scegliere male e gli lascia il diritto di cambiare.
Cosa evitare
Non alzargli l’asticella quando ci arriva («e se puntassi a quello più grande?»): l’obiettivo raggiunto va chiuso e goduto, altrimenti impara che il traguardo si sposta sempre. Ed evita di scegliere tu un obiettivo più sensato del suo, perché la parte che insegna è proprio il desiderio, non l’oggetto.
Quando chiedere aiuto
Il segnale da guardare non è che non ci arrivi, è che smetta di volere. Se non riesce più a nominare niente per cui valga la pena mettere da parte qualcosa, se dice «tanto non serve» e nel frattempo lascia cadere anche cose che prima aspettava con entusiasmo, il tema non è la pianificazione. Due settimane così, quasi tutti i giorni, con irritabilità al posto della tristezza, meritano uno sguardo.