Emozioni ogni età Una conversazione
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Il giorno della paghetta

Come lo aiuto a rialzarsi dopo che qualcosa è andato male?

Perché succede

Dopo un errore tuo figlio non è fermo per pigrizia: è fermo perché sta facendo due cose insieme, e nessuna delle due lo porta avanti. Rilegge il passato con la fine già nota, e quindi si convince che l’esito era ovvio e che lui era stupido a non vederlo. E ha paura che l’errore dica chi è, non cosa ha fatto. Da qui la scelta più prudente diventa non riprovare, perché ogni nuovo tentativo è un’altra occasione di conferma. Rialzarsi vuol dire rompere questo giro, e da solo non ci riesce.

Cosa puoi fare

  1. Accogli l’emozione prima della lezione. «Immagino che ti sia sentito uno schifo.» Se la lezione arriva prima, la parte che ricorda è il rimprovero.
  2. Non rimediare al posto suo, ma distingui. Se le conseguenze le paga solo lui, lascia che le senta: è lì che impara. Se ha fatto male a qualcuno, la riparazione viene prima della lezione, e in quel caso lo accompagni a scusarsi con un gesto concreto, non solo con parole.
  3. Fai quattro domande, come conversazione e non come interrogatorio. Perché avevi deciso così? Come ti sei sentito dopo? Che cosa cambieresti? Che cosa farai la prossima volta?
  4. Riconosci il tentativo di rimediare, anche se riesce male. Un piano imperfetto messo in atto vale più di un buon proposito. È l’unico riconoscimento che non gli suona falso in quel momento.
  5. Chiudi con un obiettivo piccolo e verificabile. Una cosa per la settimana prossima, non un cambio di rotta. Un obiettivo grande dopo un errore diventa il secondo fallimento.

Cosa evitare

«Te l’avevo detto» e la sua variante più gentile, «lo sapevo che finiva così»: gli confermano che era prevedibile e che quindi lui è stato l’unico a non capirlo. Ed evita di raccontare l’errore ad altri in sua presenza, anche in tono divertito.

Quando chiedere aiuto

Questa scheda serve quando il rialzarsi è lento. Chiedi una consulenza a uno psicologo se dopo un mese l’episodio è ancora il centro di ogni conversazione; se ha smesso di provare cose nuove per non sbagliare di nuovo, e la rinuncia riguarda più ambiti insieme, scuola, sport, amicizie; oppure se la vergogna lo ha portato a evitare le persone coinvolte fino a isolarsi. Quando l’errore ha danneggiato qualcun altro e lui non riesce a portarne il peso, il professionista serve a lui e spesso anche a voi come famiglia: chiedetelo prima che la vergogna diventi la sua identità.

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