Perché succede
Dopo un errore tuo figlio non è fermo per pigrizia: è fermo perché sta facendo due cose insieme, e nessuna delle due lo porta avanti. Rilegge il passato con la fine già nota, e quindi si convince che l’esito era ovvio e che lui era stupido a non vederlo. E ha paura che l’errore dica chi è, non cosa ha fatto. Da qui la scelta più prudente diventa non riprovare, perché ogni nuovo tentativo è un’altra occasione di conferma. Rialzarsi vuol dire rompere questo giro, e da solo non ci riesce.
Cosa puoi fare
- Accogli l’emozione prima della lezione. «Immagino che ti sia sentito uno schifo.» Se la lezione arriva prima, la parte che ricorda è il rimprovero.
- Non rimediare al posto suo, ma distingui. Se le conseguenze le paga solo lui, lascia che le senta: è lì che impara. Se ha fatto male a qualcuno, la riparazione viene prima della lezione, e in quel caso lo accompagni a scusarsi con un gesto concreto, non solo con parole.
- Fai quattro domande, come conversazione e non come interrogatorio. Perché avevi deciso così? Come ti sei sentito dopo? Che cosa cambieresti? Che cosa farai la prossima volta?
- Riconosci il tentativo di rimediare, anche se riesce male. Un piano imperfetto messo in atto vale più di un buon proposito. È l’unico riconoscimento che non gli suona falso in quel momento.
- Chiudi con un obiettivo piccolo e verificabile. Una cosa per la settimana prossima, non un cambio di rotta. Un obiettivo grande dopo un errore diventa il secondo fallimento.
Cosa evitare
«Te l’avevo detto» e la sua variante più gentile, «lo sapevo che finiva così»: gli confermano che era prevedibile e che quindi lui è stato l’unico a non capirlo. Ed evita di raccontare l’errore ad altri in sua presenza, anche in tono divertito.
Quando chiedere aiuto
Questa scheda serve quando il rialzarsi è lento. Chiedi una consulenza a uno psicologo se dopo un mese l’episodio è ancora il centro di ogni conversazione; se ha smesso di provare cose nuove per non sbagliare di nuovo, e la rinuncia riguarda più ambiti insieme, scuola, sport, amicizie; oppure se la vergogna lo ha portato a evitare le persone coinvolte fino a isolarsi. Quando l’errore ha danneggiato qualcun altro e lui non riesce a portarne il peso, il professionista serve a lui e spesso anche a voi come famiglia: chiedetelo prima che la vergogna diventi la sua identità.