Emozioni 14-18 anni Guardare meglio
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Dietro il silenzio

Da bambino era bravissimo, adesso si è spento: che cosa è successo?

Perché succede

Un bambino a cui tutti predicono un futuro straordinario impara presto una cosa pericolosa: che a valere è il risultato, non lui. Poi arriva il primo compito in cui non basta essere svegli, e provarci diventa rischioso: se ci provi e non riesci scopri il tuo limite, se non ci provi il limite resta ipotetico. Nella mia pratica vedo che lo spegnimento non è mancanza di motivazione, è una protezione, e da fuori le due cose sono identiche.

Cosa puoi fare

  1. Smetti di nominare com’era da piccolo. Ogni «tu che eri così bravo» è un confronto che perde, e a forza di perderlo si convince che il ragazzo bravo era un altro. Il passato smette di essere una risorsa nel momento in cui diventa un metro.
  2. Riporta ogni cosa alla sua misura. «È andata male quella verifica» al posto di «ti sei perso». L’episodio si può affrontare, l’identità no, e la differenza sta tutta nel modo in cui la frase viene detta in casa.
  3. Conta i tentativi ad alta voce. Quasi sempre c’è un anno di prove che nessuno ha registrato perché nessuna è arrivata in fondo. Elencarle una per una cambia la storia con dei fatti.
  4. Trova qualcosa dove nessuno si aspetta niente. Un’attività nuova, dove non è il figlio di, non ha una fama da difendere e può essere mediocre in pace. È il posto in cui il piacere di fare può tornare, ed è il primo che torna.
  5. Guarda come stai reagendo tu. La delusione dei genitori, anche non detta, arriva prima delle parole. Fagli vedere che reggi il fatto che sia una persona normale, perché finché non lo vede non può permetterselo neanche lui.

Cosa evitare

Non ripetere quanto potenziale ha: è la frase che pesa di più, perché trasforma ogni giornata ordinaria in un debito non pagato.

Quando chiedere aiuto

Il segnale non è il calo dei voti, è la perdita di piacere: smette di interessargli anche quello che gli piaceva quando non c’era niente in gioco. Guarda se il modo in cui parla di sé è diventato stabile («sono uno che non combina niente») invece che legato alla giornata, e se dura da due settimane quasi tutti i giorni, spesso come irritabilità più che come tristezza. Guarda anche sonno, appetito e amici che non frequenta più.

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