Vita digitale 14-18 anni Un gesto
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Dietro il silenzio

Come lo aiuto a riparare un errore invece di nascondersi?

Perché succede

Nascondersi dopo un errore non è furbizia, è vergogna. La differenza fra colpa e vergogna decide il comportamento: la colpa riguarda una cosa che hai fatto e chiede di essere riparata, la vergogna riguarda chi sei e chiede di sparire. Nella mia pratica vedo che i ragazzi che si nascondono non stanno evitando la punizione, stanno evitando lo sguardo. Ed è qui che un genitore ha un margine reale: puoi alleggerire il primo peso senza dover discutere il secondo.

Cosa puoi fare

  1. Nomina quale delle due stai vedendo. «Hai fatto una cosa sbagliata» non è «sei sbagliato». Sembra una distinzione sottile: è quella che decide se si muove o si chiude.
  2. Ricostruisci i tentativi, non i risultati. Che cosa ha già provato a fare per sistemare, anche se è andato male, anche se non te l’ha detto. Quasi sempre c’è qualcosa, e nessuno l’ha contato.
  3. Chiedi un passo concreto e piccolo, oggi. Una cosa sola, fattibile in dieci minuti. Il piano di riparazione completo è troppo grande da guardare, e per questo non parte.
  4. Di’ una frase e poi taci. «Se vuoi che ci pensiamo insieme, io ci sono.» Riempire il silenzio con altre cinque frasi trasforma l’offerta in pressione.
  5. Metti un limite alla riparazione. Una volta fatta la cosa concreta, si chiude. Continuare a scusarsi tiene l’errore aperto e gli insegna che non se ne esce.

Cosa evitare

Non aggiungere la tua delusione al conto: in questo momento ne ha già abbastanza, e la delusione di un genitore è il materiale con cui si costruisce la vergogna. E non raccontare l’episodio ad altri adulti davanti a lui.

Quando chiedere aiuto

Il segnale è il passaggio dall’episodio all’identità: «ho sbagliato» diventa «sono fatto così» e resta anche davanti alle prove contrarie. Conta più della durata la generalizzazione: se dopo questo errore comincia a evitare aree che non c’entrano, la scuola, lo sport, gli amici di prima, è il momento di chiedere. Senza urgenza, ma senza rimandare oltre il trimestre.

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