Perché succede
La domanda che ti stai facendo di solito nasce da un fatto concreto: tuo figlio sta male per qualcuno che tu non hai mai visto. Nella mia pratica vedo che il canale non decide niente. Un’amicizia online in cui ci si scrive ogni giorno, si raccontano cose vere e ci si aspetta a vicenda produce lo stesso legame di una che si vede al parco, e quando finisce produce lo stesso dolore. La differenza vera non è online contro dal vivo: è se quella relazione si aggiunge alla sua vita o la sostituisce. Un amico a distanza in più è un amico in più. Un amico a distanza al posto di tutti gli altri è un segnale.
Cosa puoi fare
- Usa la reciprocità come unico criterio. Chiedigli chi lo cerca quando non scrive lui. Se la risposta esiste, quella è un’amicizia, dovunque abiti.
- Chiedi i nomi e la storia. Da quanto si conoscono, di cosa parlano, che cosa sa di loro, come si sono trovati. Non è un interrogatorio: è il modo in cui una persona astratta diventa una persona.
- Guarda se si aggiunge o sostituisce. Non contare le ore online, conta le cose che ha smesso di fare da quando c’è quel gruppo. È la sola misura che dice qualcosa.
- Non svalutare il canale. «È solo internet» chiude la conversazione senza cambiare niente di quello che sente, e ti mette fuori dal giro nel momento in cui avrebbe bisogno di raccontartelo.
Cosa evitare
Non trattare gli amici online come un problema di sicurezza ogni volta che li nomina, perché la conversazione diventerà sempre e solo quella. E non chiedergli di scegliere fra loro e i compagni di classe: non sono in concorrenza, e metterli in concorrenza ti farà perdere l’argomento.
Quando chiedere aiuto
Pochi amici non è un problema. Il quadro cambia se non c’è nessuna relazione, di nessun tipo e su nessun canale, in cui riceva qualcosa senza doverlo chiedere. Riferimento: circa tre mesi. Un segnale utile qui è che le amicizie a distanza siano diventate l’unico posto in cui riesce a stare, e che il pensiero di vedere qualcuno di persona si sposti sempre in avanti.