Vita digitale 14-18 anni Una conversazione
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Dietro il silenzio

Un amico online è sparito e mio figlio ne soffre davvero

Perché succede

Qualcuno che c’era ogni giorno smette di rispondere e non dice perché. È una perdita senza funerale: nessuno la riconosce, non c’è niente da fare, e non arriva nemmeno la spiegazione che permetterebbe di chiudere. Nella mia pratica vedo che il dolore più forte non viene dall’assenza ma da quella domanda aperta, «perché proprio a me», che gira a vuoto per settimane. E c’è un’aggravante di questo tipo di legame: spesso è nato proprio come rifugio da una solitudine che c’era già, e quando salta lascia scoperto il pezzo che copriva.

Cosa puoi fare

  1. Chiamala con la parola giusta. È una perdita, e non aggiungere aggettivi che la ridimensionano. Dire «hai perso un amico» vale più di dieci consolazioni, perché gli conferma che quello che sente ha un nome.
  2. Non contraddire il «era tutto finto». Accoglilo e affiancagli un’altra possibilità: può essere che per lui contasse poco, e quello che ha provato tuo figlio era comunque vero. Le due cose stanno insieme.
  3. Ferma la rincorsa. Messaggi ogni giorno a chi non risponde peggiorano tutto. Concordate un ultimo messaggio, breve, senza domande, e poi si smette di scrivere. Il gesto conta più della risposta.
  4. Riporta l’episodio alla sua misura. È sparita quella persona, non tutte. È una frase da dire una volta, senza insistere.
  5. Stai lì poco e spesso. Cinque minuti al giorno, senza chiedere aggiornamenti sul dolore. La presenza breve e ripetuta regge dove il discorso lungo non arriva.

Cosa evitare

Non dirgli che non lo conosceva davvero: gli togli la relazione e il diritto di soffrirne in un colpo solo. E non proporgli subito di conoscere altre persone, perché suona come sostituire un pezzo rotto.

Quando chiedere aiuto

Un lutto di questo tipo pesa per settimane, ed è normale. Il quadro cambia se dopo due settimane continuative, quasi tutti i giorni e per gran parte della giornata, smette di interessargli anche ciò che prima gli piaceva, e il modo di parlare di sé passa da «mi ha fatto male» a «sono uno che gli altri lasciano». Guarda anche sonno e appetito: se si spostano insieme all’umore, non è più il ghosting.

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Dietro il silenzio

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