Perché succede
Perché quello che vede è vero e insieme parziale, ed è la combinazione peggiore. Il video del bambino di otto anni che suona benissimo non è un falso: manca solo tutto quello che c’è stato prima, e i quattro tentativi buttati per registrarlo. Nella mia pratica vedo che i ragazzi lo sanno già, in teoria. Il punto è che saperlo non basta, perché il confronto non passa dal ragionamento: passa dalla pancia, ogni volta, in un secondo.
Cosa puoi fare
- Nomina il calendario a cui si sta misurando. Da qualche parte ha in testa che a quindici anni si dovrebbe suonare così. Quel calendario non l’ha scritto nessuno: chiedigli da quanto suona quello del video, quante ore al giorno, chi gli ha pagato le lezioni e lo strumento.
- Cercate insieme i primi video di quella persona. Non spiegarglielo, guardalo con lui. Quasi sempre c’è un anno di prove che nessuno conta, ed è l’unico argomento che regge, perché non è tuo.
- Non rassicurarlo sul contenuto. «È tutto finto, sono filtri» è una frase che chiude la conversazione, perché lui vede benissimo che quello suona davvero. Resta sul costo: quanto gli sta pesando guardare, non quanto sono veri i video.
- Toglilo dal ruolo di chi ti deve rassicurare. Se ti vede in ansia perché non prova più, alla sua fatica si aggiunge il compito di farti stare tranquillo, e comincia a dirti che va tutto bene.
Cosa evitare
Non trasformare la cosa in un discorso generale sui social e sulla loro falsità: sposta il tema da lui a una categoria, e lui si sente non capito. E non paragonare la sua vita online alla tua adolescenza senza telefoni: chiude la porta a chiave.
Quando chiedere aiuto
Guarda due cose. La prima è se smette di interessargli anche quello che prima gli piaceva, non solo la cosa in cui si sente battuto. La seconda è come parla di sé: finché dice «oggi mi è venuta male» è una reazione, quando diventa «non sono capace, punto» ed è la stessa frase in giornate diverse, il quadro è cambiato. Riferimento: due settimane quasi tutti i giorni. Nei ragazzi si presenta spesso come irritabilità, non come tristezza.