Perché succede
Questa scheda parte da una paghetta che c’è già e da una libertà di spesa che è davvero sua. Senza quelle due cose non c’è niente da valutare, perché la scelta è ancora tua.
Un bambino che sceglie di impulso non è superficiale: sta vedendo una sola opzione, quella che ha davanti. Il confronto non è naturale, si impara, e si impara ad alta voce. Nella mia pratica vedo che la parte difficile non è elencare i pro e i contro, è accettare la rinuncia: ogni scelta lascia qualcosa sul banco, e questa è l’unica lezione che il denaro insegna meglio di qualunque discorso, perché il conto si vede subito.
Cosa puoi fare
- Chiedi «questo invece di che cosa?» Finché l’alternativa non è nominata, non c’è confronto ma solo un desiderio. Basta che ne dica una.
- Fai la domanda a due tempi. Come stai stasera se lo compri, e come stai sabato. La seconda metà è quella che di solito manca.
- Chiedi il criterio, non la conclusione. «Che cosa ti fa preferire questa?» Scoprirai spesso una ragione ragionevole che non avevi previsto, e lui scoprirà di averne una.
- Metti la rinuncia dentro la frase, senza drammatizzarla. Scegliere una cosa significa lasciarne un’altra, e va bene: è così anche per te.
- Torna sulla decisione qualche giorno dopo, senza giudicarla. «La rifaresti?» Il confronto si allena più dopo che prima, perché a cose fatte ha finalmente due dati da mettere a paragone.
Cosa evitare
Non fare la domanda quando la risposta che vuoi la conosci già: si accorge che è un modo elegante di dirgli no, e la volta dopo non ci sta più. Ed evita di trasformarlo in un esercizio con carta e penna ogni volta che deve comprare una merenda, perché il metodo diventa una fatica da evitare.
Quando chiedere aiuto
Il segnale non è scegliere male, è non scegliere più. Se dopo una decisione andata storta comincia a bloccarsi anche dove il rischio è minimo, e se questo si allarga oltre i soldi, alla scuola, allo sport, agli inviti, quello che si è generalizzato è la paura di sbagliare. «Ho sbagliato» che diventa «sono fatto così» è il passaggio da tenere d’occhio. Uno o due mesi, senza aspettare la fine del trimestre.