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Dalla collana Genitori senza stress · dal libro 96 giorni per capire tuo figlio

Come cambio il modo in cui guardo mio figlio?

Perché succede

Dopo qualche anno di convivenza con un figlio ti sei fatto un’idea di lui, e quell’idea comincia a lavorare da sola: decide che cosa noti e che cosa lasci passare. Nella mia pratica vedo che il punto di blocco quasi mai è il ragazzo, è la scena che si ripete: davanti allo stesso comportamento parte la stessa lettura, e dalla stessa lettura la stessa reazione. Cambiare il modo di guardarlo non vuol dire diventare più buoni o più tolleranti. Vuol dire interrompere l’automatismo abbastanza a lungo da vedere qualcosa che prima era coperto.

Cosa puoi fare

  1. Nota il momento in cui vi arroccate. Durante una discussione arriva un istante preciso in cui ognuno si mette dietro la propria posizione e da lì in poi si difende. Impara a riconoscerlo: è l’unico punto in cui puoi ancora fare qualcosa.
  2. Guarda la scena dall’alto. Fermati e prova a vederla come la vedrebbe qualcuno che entra in quel momento nella stanza: due persone, non un colpevole e un giudice.
  3. Chiediti quale bisogno c’è sotto. Sicurezza, essere considerato, contare qualcosa, divertirsi, decidere di sé, riuscire in qualcosa. Passali in rassegna e prova ad appoggiarci sopra quello che ti ha appena chiesto o rifiutato.
  4. Sposta l’attenzione sul come. Non che cosa è successo, ma come sta reggendo quello che è successo. È il livello su cui una conversazione può ancora fare qualcosa.
  5. Allarga la vista al contesto. Prima di dare un significato al comportamento, guarda che cosa c’è intorno: la scuola, gli amici, il sonno, qualcosa che è cambiato di recente in famiglia.

Cosa evitare

Non annunciargli che hai deciso di cambiare sguardo: è una promessa che verrà misurata al primo litigio, e al primo litigio l’automatismo torna. Ed evita di girare la lettura fissa dall’altra parte, sostituendo «è sempre il solito» con «è sempre colpa mia»: sono due versioni della stessa scena chiusa.

Quando chiedere aiuto

Mentre cambi lo sguardo tu, guarda come parla lui di sé. Il segnale è il passaggio dall’episodio all’identità: «ho sbagliato» diventa «sono fatto così», e resta anche quando ci sono prove del contrario. La durata indicativa è uno o due mesi, ma conta di più la generalizzazione: dopo un fallimento in un’area comincia a evitarne altre che non c’entrano niente. Senza urgenza, ma senza rimandare oltre il trimestre.

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