Osservazione ogni età Guardare meglio
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro 96 giorni per capire tuo figlio

Come capisco come sta mio figlio senza chiederglielo?

Perché succede

Perché a una certa età la domanda diretta è la strada più lenta. «Come stai?» chiede di riassumere in una parola una cosa che spesso non ha ancora un nome, e la parola che esce è quasi sempre «bene». Nella mia pratica vedo che le informazioni utili non stanno nelle risposte, stanno nelle abitudini: che cosa fa, con che ritmo, con chi, e soprattutto che cosa ha smesso di fare. Osservare non vuol dire sorvegliare. Vuol dire accorgersi dei cambiamenti nelle cose che sono sotto gli occhi di tutti, e poi dirglielo, invece di tenersi la deduzione per sé.

Cosa puoi fare

  1. Guarda le abitudini, non gli umori. Sonno, appetito, quanto tempo passa in camera, quante volte esce, quanto si cura. Sono dati che non richiedono interpretazione e che cambiano prima delle parole.
  2. Fai la lista di quello che ha smesso di fare. Uno sport lasciato, una persona che non nomina più, una cosa che gli piaceva e non compare più nei discorsi. È il segnale più informativo che esista.
  3. Nota lo scarto fra quello che dice e come lo dice. Non cercare significati da manuale: cerca le differenze rispetto a lui, com’era lui due mesi fa. Il metro è sempre interno.
  4. Nomina quello che vedi e verificalo. «Mi sembra che in questo periodo stia pesando qualcosa.» È un’ipotesi che può correggere: se sbagli non hai perso niente, se indovini hai aperto una porta.
  5. Stai nella stanza senza chiedere niente. Cinque minuti al giorno, con una cosa concreta in mano e nessuna domanda. Molto di quello che c’è da sapere si affaccia in quei minuti, non nelle conversazioni programmate.

Cosa evitare

Evita tutto quello che funziona solo di nascosto: leggere le chat, chiedere ai suoi amici, dire una cosa a caso per studiarne la reazione, spostare il discorso per interrompergli uno stato d’animo. È un’informazione pagata con la fiducia, e la fiducia è quello che ti serve dopo. Ed evita di annunciare che lo stai osservando: diventa un monitoraggio, e lui si nasconde meglio.

Quando chiedere aiuto

Fra i cambiamenti che vedi, quello che pesa di più è la perdita di piacere: smette di interessargli anche quello che prima gli piaceva, e il modo in cui parla di sé diventa stabile invece che reattivo, «sono un fallito» al posto di «che disastro oggi». La durata di riferimento è due settimane continuative, quasi tutti i giorni e per gran parte della giornata. Nei ragazzi si presenta spesso come irritabilità.

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