Perché succede
Non c’è un’età che apre la porta: la apre lui, e quasi sempre lo fa con i gesti prima che con le parole. Nella mia pratica vedo che i genitori aspettano un segnale grande, tipo una richiesta esplicita, mentre i segnali veri sono piccoli e sparsi nella settimana. La prontezza è una somma di cose che hai già visto, non una data da fissare in anticipo.
Cosa puoi fare
- Guarda dove si ferma quando paghi. Alla cassa, davanti al bancomat, mentre conti il resto. L’attenzione spontanea a quel gesto è il primo segnale, e non te lo dirà mai a parole.
- Tieni il conto delle domande che fa sui soldi. «Come fa il negozio a sapere quanto costa?», «da dove vengono i soldi per la spesa?», «tu lavori per guadagnare?». Tre o quattro domande così in un mese valgono più di qualsiasi test.
- Osserva come gioca. Se mette i prezzi ai peluche, se apre il negozio in salotto, se fa finta di dare il resto, sta già lavorando sui concetti che gli servono.
- Guarda le responsabilità che regge già. Prepara lo zaino, non perde le sue cose, si ricorda un impegno della settimana. Chi tiene queste, tiene anche pochi euro.
- Verifica se prevede le conseguenze. «Se compro questo adesso, poi non ho abbastanza per quell’altro.» È il segnale singolo che pesa di più, perché è già una decisione economica.
Cosa evitare
Non trasformare l’osservazione in un esame: se si accorge che lo stai valutando, comincia a darti le risposte che pensa tu voglia. Ed evita di aspettare che ci siano tutti i segnali insieme, perché nessun bambino è pronto al cento per cento e la paghetta serve proprio a completare il resto.
Quando chiedere aiuto
Il segnale che ti riguarda davvero non è la mancanza di interesse per i soldi, che a molti bambini semplicemente non interessano. È quando smette di interessarsi anche a ciò che prima gli piaceva, e il modo in cui parla di sé diventa fisso invece che legato alla giornata. Se dura due settimane quasi tutti i giorni, spesso sotto forma di irritabilità più che di tristezza, e insieme cambiano sonno o appetito, è il momento di parlarne.