Regole e limiti ogni età Una regola
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Il giorno della paghetta

Mi chiede un aumento: come valuto se concederlo?

Perché succede

La richiesta di aumento arriva quasi sempre subito dopo che è finito tutto, quando la risposta a caldo è già scritta. Deciderla lì significa rispondere all’insistenza invece che ai fatti. Nella mia pratica vedo che quando esiste un momento fisso in cui si parla di cifre, la richiesta a sorpresa quasi sparisce.

Cosa puoi fare

  1. Sposta la richiesta al momento della revisione. Ogni sei mesi, data segnata. Non è un rinvio per stancarlo: la cifra si può cambiare, e si cambia in un posto preciso invece che a forza di insistere.
  2. Guarda cinque cose e digliele in anticipo. Se tiene traccia di quello che entra ed esce, se ha raggiunto qualche obiettivo che si era dato, se resiste agli acquisti d’impulso, se sa se una cosa vale il suo prezzo, se distingue quello che gli serve da quello che vuole. Sapere quali sono i criteri gli dice anche su che cosa allenarsi.
  3. Verifica se le sue spese sono cambiate davvero. Un ragazzo che comincia a uscire ha costi nuovi e reali, e negarlo lo costringe a chiederti soldi extra ogni sabato.
  4. Dì con franchezza qual è il limite di casa. Se la cifra che chiede non è sostenibile, dillo come un fatto e non come un rimprovero. Sapere che esiste un tetto che vale per tutti è una delle poche lezioni di economia che si imparano solo in famiglia.
  5. Concedi per gradini, legati a una cosa dimostrata. Uno piccolo adesso che ha tenuto i conti per tre mesi, un altro quando gestirà una spesa che oggi è tua. Così l’aumento è la conseguenza di un passaggio e non l’esito di una trattativa.

Cosa evitare

Non concederlo perché ce l’hanno tutti gli altri: se la cifra insegue il gruppo, il problema si sposta più in alto e torna identico fra tre mesi. Ed evita di rispondere sempre di no per principio, perché un ragazzo che non ottiene mai niente chiedendo bene impara che chiedere bene non serve.

Quando chiedere aiuto

Se dietro la richiesta c’è il bisogno di stare al passo, guarda che cosa succede quando non ci sta: se rinuncia alle uscite per non doversi spiegare, se paga per gli altri e nessuno paga per lui, se resta fuori quando non può contribuire. Tre mesi di solitudine che non è una scelta ma una sconfitta di cui si vergogna vanno guardati, e se lo escludono apertamente si interviene subito.

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