Perché succede
La differenza non sta nel tono ma in che cosa il ragazzo fa con il rischio: l’ottimismo sano lo vede e conta di farcela lo stesso, l’incoscienza non lo mette proprio nel quadro. Nella mia pratica vedo i genitori sbagliare quasi sempre nella stessa direzione: leggono come spavalderia una fiducia legittima, e come entusiasmo un salto nel buio.
Cosa puoi fare
- Ascolta se il rischio viene nominato. Fagli raccontare un piano e sta’ zitto: se compare da solo un «l’unica cosa è che…», il calcolo c’è. Se il racconto è liscio dall’inizio alla fine, manca un pezzo.
- Chiedi il piano per quando non funziona. «E se salta?» Chi ha una fiducia realistica una risposta ce l’ha, magari brutta ma ce l’ha. Chi non ce l’ha si irrita, e l’irritazione è già l’informazione che cercavi.
- Guarda se si prepara. L’ottimismo sano si vede nelle ore prima, non nelle frasi: chi conta di farcela fa qualcosa perché accada, chi conta sulla fortuna non fa niente e lo chiama sicurezza di sé.
- Distingui il progetto dalla situazione. Buttarsi in una cosa nuova senza garanzie è sano e va sostenuto. Non nominare un pericolo fisico o legale che c’è, no: sono due cose diverse e non vanno trattate con la stessa faccia.
- Quando la fiducia è fondata, dillo con precisione. Non «sei bravissimo», che non regge nessuna verifica, ma «ci hai lavorato tre settimane, hai chiesto aiuto quando serviva, questo lo hai in mano». La fiducia costruita su fatti veri è l’unica che non si sgonfia al primo intoppo.
Cosa evitare
Non trattare ogni entusiasmo come un sintomo: a chi viene smontato ogni progetto smette di raccontarteli, non di farli.
Quando chiedere aiuto
Occhio all’ottimismo che serve a chiudere il discorso. «Sto benissimo», «ce la faccio da solo», «gli altri hanno problemi veri, io no» detto sempre e in fretta è una porta che si chiude, non una notizia buona. Guarda se al «tutto a posto» corrisponde qualcosa: se invece è sparito il piacere per le cose che gli piacevano, se dorme e mangia in modo diverso, se ha smesso di vedere gli amici, e se dura da due settimane quasi tutti i giorni, spesso sotto forma di irritabilità più che di tristezza, chiedi una valutazione.