Perché succede
Quello che resta di un periodo sono i momenti carichi. I giorni senza niente di speciale non vengono cancellati, semplicemente non vengono archiviati, e a distanza di un mese è come se non ci fossero stati. Nella mia pratica vedo che da qui nasce una sensazione precisa e molto comune fra i ragazzi: che la vita vera cominci altrove, quando succederà qualcosa, e che intanto stiano solo aspettando.
Cosa puoi fare
- Introducete la buona abitudine delle tre cose. A cena, o prima di dormire, ognuno dice tre cose della giornata. Ognuno le proprie, anche tu. Bastano cose minime, e le cose minime sono proprio il punto.
- Cambia la domanda di rientro. Non «com’è andata», che si chiude con «bene», ma «raccontami una cosa piccola di oggi». La prima chiede un giudizio, la seconda chiede un dettaglio.
- Racconta la tua giornata comprese le parti banali. Il caffè con la collega, la strada fatta a piedi perché c’era il sole. Non stai facendo un esempio educativo, stai mostrando che una giornata è fatta anche di questo.
- Dai peso a quello che si ripete. Il giovedì della pallavolo, la serie che guardate insieme. Le cose che tornano ogni settimana costruiscono più memoria di una gita, e vale la pena nominarlo.
- Nomina ad alta voce i piaceri piccoli mentre succedono. «Questa cosa qui mi piace.» Detto sul momento, non dopo. È il modo più veloce per insegnare a segnare un ricordo mentre lo stai vivendo.
Cosa evitare
Non trasformarlo in un compito con la scheda da riempire e il controllo la sera: diventa un’altra prestazione da consegnarti. Ed evita di rispondere alla sua noia riempiendogli il calendario di attività: gli confermi che i giorni vuoti sono un problema da risolvere, cioè esattamente quello che pensa già.
Quando chiedere aiuto
Che a un ragazzo i giorni normali sembrino poca cosa è normale. Il quadro cambia quando non è più che i giorni normali valgono poco, è che non vale niente nulla: smette di interessargli anche ciò che prima gli piaceva, molla lo sport, lascia cadere un gruppo, e il riferimento sono due settimane continuative, quasi tutti i giorni e per gran parte della giornata. Guarda insieme il rendimento che cala senza una ragione, il sonno e l’appetito che cambiano. Nei ragazzi tutto questo si presenta più spesso come irritabilità che come tristezza.