Bias cognitivi 14-18 anni Una routine
Dalla collana Genitori senza stress

Come gli faccio dare valore anche ai giorni normali?

Perché succede

Quello che resta di un periodo sono i momenti carichi. I giorni senza niente di speciale non vengono cancellati, semplicemente non vengono archiviati, e a distanza di un mese è come se non ci fossero stati. Nella mia pratica vedo che da qui nasce una sensazione precisa e molto comune fra i ragazzi: che la vita vera cominci altrove, quando succederà qualcosa, e che intanto stiano solo aspettando.

Cosa puoi fare

  1. Introducete la buona abitudine delle tre cose. A cena, o prima di dormire, ognuno dice tre cose della giornata. Ognuno le proprie, anche tu. Bastano cose minime, e le cose minime sono proprio il punto.
  2. Cambia la domanda di rientro. Non «com’è andata», che si chiude con «bene», ma «raccontami una cosa piccola di oggi». La prima chiede un giudizio, la seconda chiede un dettaglio.
  3. Racconta la tua giornata comprese le parti banali. Il caffè con la collega, la strada fatta a piedi perché c’era il sole. Non stai facendo un esempio educativo, stai mostrando che una giornata è fatta anche di questo.
  4. Dai peso a quello che si ripete. Il giovedì della pallavolo, la serie che guardate insieme. Le cose che tornano ogni settimana costruiscono più memoria di una gita, e vale la pena nominarlo.
  5. Nomina ad alta voce i piaceri piccoli mentre succedono. «Questa cosa qui mi piace.» Detto sul momento, non dopo. È il modo più veloce per insegnare a segnare un ricordo mentre lo stai vivendo.

Cosa evitare

Non trasformarlo in un compito con la scheda da riempire e il controllo la sera: diventa un’altra prestazione da consegnarti. Ed evita di rispondere alla sua noia riempiendogli il calendario di attività: gli confermi che i giorni vuoti sono un problema da risolvere, cioè esattamente quello che pensa già.

Quando chiedere aiuto

Che a un ragazzo i giorni normali sembrino poca cosa è normale. Il quadro cambia quando non è più che i giorni normali valgono poco, è che non vale niente nulla: smette di interessargli anche ciò che prima gli piaceva, molla lo sport, lascia cadere un gruppo, e il riferimento sono due settimane continuative, quasi tutti i giorni e per gran parte della giornata. Guarda insieme il rendimento che cala senza una ragione, il sonno e l’appetito che cambiano. Nei ragazzi tutto questo si presenta più spesso come irritabilità che come tristezza.

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