Perché succede
Non stiamo parlando di bugie. Stiamo parlando dei pezzi che cadono fuori dal racconto senza che nessuno dei due se ne accorga, spesso nemmeno lui. Quando una giornata complicata diventa «è andata male», dentro quella frase ci sono un episodio, una persona e un momento preciso, che sono spariti nel riassunto. Nella mia pratica vedo che il modo più efficace per recuperarli non è insistere sul tema, è lavorare sulle frasi: certe formule sono così chiuse che riaprirle è quasi sempre sufficiente, e non richiede di sapere in anticipo che cosa si sta cercando.
Cosa puoi fare
- Quando dice sempre, mai, nessuno, tutti, chiedi chi e quando. «Nessuno mi capisce» diventa «chi non ti capisce?»; «non mi riesce mai niente» diventa «che cosa, di preciso, oggi?». Riporti la frase da un giudizio a un fatto.
- Quando una frase è vaga, chiedi che cosa è successo. «È stato pesante», «mi ha fatto stare male»: chiedi che cosa esattamente, e con chi. Non è un interrogatorio se resti su una cosa alla volta.
- Quando manca un pezzo, chiedi l’altra parte della storia. «E lui che cosa ti ha risposto?», «e prima che succedesse?». Quasi sempre il pezzo che manca è quello che spiega tutto.
- Riassumi con le sue parole e chiedi conferma. «Quindi ti ha dato buca e non ti ha più scritto, ho capito bene?» Se hai capito male ti corregge, e nel correggerti aggiunge.
- Fermati quando è abbastanza. Una o due domande per volta. L’obiettivo non è arrivare al fondo oggi: è che la prossima volta il racconto parta già più completo.
Cosa evitare
Non usare queste domande per verificare una tua ipotesi che hai già in testa: si sente, e la conversazione diventa un confronto in cui lui deve difendersi. Ed evita di incalzare quando la risposta arriva a fatica: il silenzio dopo una domanda difficile non è un rifiuto, è tempo che gli serve.
Quando chiedere aiuto
Attento a quello che emerge quando le frasi si riaprono. Se il modo in cui parla di sé è stabile invece che reattivo («sono un fallito» al posto di «che disastro oggi») e se ha perso interesse anche per le cose che prima gli piacevano, la durata di riferimento è due settimane continuative, quasi tutti i giorni e per gran parte della giornata. Nei ragazzi si presenta spesso come irritabilità, non come tristezza.