Emozioni ogni età Una conversazione
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Il giorno della paghetta

Come evito di dirgli «te l'avevo detto»?

Perché succede

Quella frase esce perché è vera, e perché per un secondo ti restituisce il controllo che avevi perso quando lui aveva deciso di fare a modo suo. Il problema è che si appoggia a un’illusione che abbiamo tutti: dopo che una cosa è andata male, sembra che fosse prevedibile. È il senno di poi, uno dei pochi effetti di questo tipo con una replicabilità solida (Fischhoff, 1975). Nella mia pratica vedo il danno vero: non è l’umiliazione del momento, è che la prossima volta non ti racconterà niente prima.

Cosa puoi fare

  1. Tieni la prima frase sull’emozione. «Mi dispiace, deve essere una delusione.» Qualsiasi cosa tu debba dire dopo, dopo arriva meglio.
  2. Ricostruite che cosa sapeva allora. Che informazioni aveva, chi gli aveva detto cosa, che cosa gli sembrava sensato. Non per assolverlo: per riportare la decisione alle condizioni in cui è stata presa.
  3. Nomina la differenza fra prevedere e ipotizzare. Nessuno dei due sapeva come sarebbe finita. Tu avevi un’ipotesi migliore, non una previsione.
  4. Metti in conto quello che non dipendeva da lui. In quasi tutte le storie che ascolto c’è un pezzo di caso, e chi si accusa lo cancella per primo.
  5. Chiudi sul prossimo passo. «Che segnale ti sarebbe utile riconoscere la prossima volta?» È l’unica domanda che guarda avanti.

Cosa evitare

Non dirlo in versione mascherata: «be’, ne avevamo parlato» è la stessa frase con la giacca. E non raccontare l’episodio a tavola come aneddoto: la seconda volta pesa più della prima.

Quando chiedere aiuto

Il punto non è che se lo rimproveri: è quando smette di essere un episodio. Se «ho sbagliato» diventa «sono uno che sbaglia sempre» e regge anche davanti alle prove contrarie, e se dopo un fallimento in un’area comincia a evitarne altre che non c’entrano niente, la generalizzazione è in corso. Non è un’emergenza, ma non aspettare oltre un paio di mesi.

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