Perché succede
Perché per un ragazzo riconoscere la propria parte significa, in quel momento, ammettere di valere meno. Non ha ancora la distanza per dire «quella cosa mi è venuta male» senza sentire «io non valgo», e finché le due frasi coincidono difenderà la prima con tutto quello che ha. Nella mia pratica vedo che il lavoro del genitore non è ottenere l’ammissione: è rendere l’ammissione poco costosa, e allora arriva quasi da sola.
Cosa puoi fare
- Chiedi qual è stato il suo pezzo, non di chi è la colpa. «Nel progetto, tu che parte avevi?» è una domanda tecnica e riceve una risposta tecnica. «Di chi è stata la colpa?» è un processo, e a un processo si risponde con un avvocato.
- Nomina l’impegno che hai visto, e nominalo preciso. Non «bravo», che non dice niente, ma «ti ho visto ricominciare da capo due volte quel modello». Un ragazzo che sente riconosciuto il lavoro fatto ha meno bisogno di difenderne il risultato, e questo è il punto in cui la conversazione si apre.
- Usa il «non ancora». «Questa cosa non ti riesce ancora» invece di «non sei portato». Non è una promessa che con lo sforzo tutto si sistema, perché non è vero e lui lo sa. È un modo di dire che il giudizio non è chiuso, e la differenza fra un giudizio aperto e uno chiuso è tutto quello che gli serve per riprovarci.
- Raccontagli un tuo fallimento senza il finale sistemato. Una cosa andata male, quello che avevi sbagliato tu dentro, e che cosa hai fatto dopo. Non serve che finisca bene: serve che veda un adulto che nomina la propria parte e resta in piedi.
Cosa evitare
Non elencare tutti i suoi errori in una volta perché finalmente si è aperto uno spiraglio: è il modo più rapido per richiuderlo, e la volta dopo non si aprirà. Ed evita «te l’avevo detto», in ogni sua forma, comprese quelle silenziose che si vedono in faccia.
Quando chiedere aiuto
Guarda l’umore delle settimane successive, non la conversazione. Se dopo un fallimento diventa irritabile e ci resta, se salta fuori per cose minime e questo va avanti quasi tutti i giorni per due settimane, non è il carattere che si sta guastando: nei ragazzi l’umore che va giù si presenta spesso così, come nervosismo e non come tristezza. Metti insieme il sonno, l’appetito e le cose che ha smesso di cercare, e se sono cambiati anche quelli chiedi una valutazione.