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Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Parla con tuo figlio

Mio figlio non mi parla più: che cosa sta succedendo?

Perché succede

Quasi sempre non è successo niente di grave, ed è la cosa più difficile da accettare. A un certo punto della crescita comincia una seconda separazione, dopo quella dell’infanzia, e il primo confine che tuo figlio traccia è sulle informazioni: decide lui che cosa raccontare. Nella mia pratica vedo però che il silenzio si irrigidisce quando trova dall’altra parte qualcuno che insiste. A ogni «com’è andata?» senza risposta si aggiunge una domanda in più, e dopo un po’ non sta più difendendo uno spazio: sta evitando una scena che si ripete sempre uguale.

Cosa puoi fare

  1. Smetti di riformulare la stessa domanda. Cambiare le parole non cambia la richiesta, e lui la sente identica. Se non risponde, lascia cadere e riprova un altro giorno.
  2. Sostituisci le domande che si chiudono con una parola. A «com’è andata?» si risponde «bene» e finisce lì. «Che cosa avete fatto in quella verifica?», «come vi siete divisi i gruppi?» chiedono una frase, non un contentino.
  3. Racconta tu qualcosa di tuo, senza chiedere niente in cambio. Una cosa storta della tua giornata, senza la parte in cui ne esci vincitore. Mostrare che si può dire una cosa scomoda senza conseguenze vale più di dieci inviti a confidarsi.
  4. Scegli su cosa insistere. Se ogni argomento diventa un confronto resta solo la trattativa. Tieni duro dove riguarda la sua sicurezza e lascia correre altrove: quel margine è il capitale che ti serve quando la cosa conta.

Cosa evitare

Non prendere il distacco come un giudizio su di te: è la lettura che porta a insistere, e insistere è ciò che lo chiude. Ed evita di procurarti per altre vie quello che lui non ti dice, chiedendo ai suoi amici o leggendo le chat: quello che scopri lo paghi con tutto il resto.

Quando chiedere aiuto

Il silenzio da solo non è una soglia. Lo diventa quando si accompagna a un ritiro che avanza: uscite che si riducono di settimana in settimana, sonno spostato sulla notte, un mese di rifiuto della scuola. E c’è un segnale da cui non si torna indietro da soli: quando smette di rifiutare le tue proposte e comincia a non registrarle, come se non le avesse sentite. Lì non aspettare che passi.

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