Perché succede
Perché funziona, ed è questo il problema. Nel momento in cui l’ansia sale, la rete la spegne subito: attenzione occupata, corpo fermo, nessuna richiesta. Nella mia pratica vedo che il conto arriva dopo, quando chiude lo schermo e ritrova la cosa da cui era scappato più grande di prima, più le ore perse. Il giro si stringe da sé: più scappa, più quello che ha lasciato indietro fa paura, più gli serve un posto dove non pensarci.
Cosa puoi fare
- Non toglierli la connessione per farlo reagire. In questo momento è la cosa che tiene insieme le sue giornate: portargliela via non gli restituisce quello che evita, gli toglie l’unico terreno sicuro e sposta il conflitto su di te.
- Chiedi cosa succedeva dieci minuti prima. Non «quanto sei stato online», ma cos’era in programma, chi doveva scrivere, quale compito c’era da consegnare. Sposta la domanda dallo strumento alla cosa da cui sta scappando.
- Accogli l’ansia invece di contestarla. «Non c’è niente di cui preoccuparsi» la raddoppia, perché aggiunge il fatto di essere anche esagerato. Accoglila e mettile accanto un’altra possibilità, senza cancellare la prima.
- Metti un passo piccolo prima della connessione. Non meno ore, ma una cosa concreta che viene prima: cinque minuti sul compito, una telefonata, un giro attorno all’isolato. Piccolo abbastanza da non spaventarlo.
Cosa evitare
Non usare il tempo online come tema del conflitto quotidiano: il tempo è il sintomo, e litigarci sopra ogni sera ti mette dalla parte da cui sta scappando. Ed evita di dirgli che è dipendente: è un’etichetta che lo fissa dentro e gli toglie la parte di sé che vorrebbe uscirne.
Quando chiedere aiuto
Il segnale è l’evitamento, non le ore. Quando comincia a rinunciare a cose che vorrebbe fare, non a quelle che gli pesano, la rete non è più dove va: è dove si nasconde. Guarda se salta occasioni che prima accettava, se rimanda le telefonate, se evita posti dove potrebbe incontrare qualcuno. Quando succede, la soglia è funzionale e arriva prima di qualunque conteggio di mesi.