Vita digitale 14-18 anni Una conversazione
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Dietro il silenzio

Una frase di mio figlio in chat è diventata di dominio pubblico

Perché succede

Una frase in chat perde il contesto nel momento in cui esce dalla chat, e quello che resta è un ritaglio: il testo senza la voce, senza la faccia, senza quello che era stato detto un minuto prima. In un gruppo di ragazzi quel ritaglio circola in poche ore, e nel frattempo tuo figlio non riesce a spiegarsi, perché ogni tentativo di chiarire viene letto come una difesa. Nella mia pratica vedo che il colpo più duro non è l’attacco: è scoprire che la propria versione non ha più spazio da nessuna parte.

Cosa puoi fare

  1. Fatti mostrare il testo esatto. Non il riassunto, lo screenshot. Senza sapere che cosa c’è scritto davvero non si ripara niente, e spesso la frase è diversa da come ti è arrivata.
  2. Riporta l’episodio alla sua misura. È una frase andata male, non «sei una brutta persona» e non «è finita». Dirlo ad alta voce serve, perché in questo momento lui sta pensando entrambe le cose.
  3. Individuate due o tre persone, non tutte. Con chi va chiarita davvero? Chiedigli i nomi. Spiegarsi con il pubblico è impossibile, con tre persone concrete si può.
  4. Fate un passo solo, piccolo. Un messaggio privato a una persona sola, scritto insieme e riletto prima di inviarlo. Poi si aspetta.
  5. Non entrare tu nel gruppo. Nessun messaggio tuo nella chat, nessuna telefonata ai genitori degli altri prima di aver capito: ti sostituirebbe a lui nel punto esatto in cui deve esserci lui.

Cosa evitare

Non chiedergli di chiarire pubblicamente: un messaggio di spiegazione nel gruppo rilancia la storia e aggiunge materiale. E non minimizzare («domani nessuno se lo ricorda»): può anche essere vero, ma detto oggi suona come «non mi interessa».

Quando chiedere aiuto

Il segnale è il passaggio dall’episodio all’identità: quando «ho scritto una cosa stupida» diventa «sono uno stupido» e resta anche dopo che la cosa si è sgonfiata. Guarda soprattutto la generalizzazione: se da qui in avanti comincia a evitare situazioni che non c’entrano niente, gruppi, uscite, la classe, non è più l’episodio a decidere. Senza urgenza, ma senza rimandare oltre il trimestre.

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Quello che tuo figlio non ti dice

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