Perché succede
In parte sì, e conviene dirlo. A quell’età si costruisce un personaggio e si tiene in scena, perché mostrarsi come si è costa troppo, e i social hanno reso quella scena permanente e misurabile. Quindi la sua osservazione è esatta. Il punto è dove finisce l’esattezza. Nella mia pratica vedo che «sono tutti finti» funziona come una parola sola che copre tre cose diverse: la vetrina, che esiste; le persone dietro la vetrina, che restano persone; e la sua difficoltà a entrare, che dentro quel giudizio smette di essere un problema da affrontare. Rispondere sì o no in blocco fa perdere il pezzo utile.
Cosa puoi fare
- Dagli ragione sul pezzo vero e non su tutto. Sì sulla vetrina, no sul «tutti». Detto in questo ordine, perché se cominci dal no non sente il resto.
- Chiedi i nomi. Quali persone precise, e se in tutta la scuola ce n’è almeno una che gli sembra diversa. Un’eccezione trovata da lui vale più di un’ora di ragionamento tuo.
- Sposta la conversazione dai caratteri agli episodi. Non «come sono loro», ma che cosa è successo con quella persona, quel giorno. Il giudizio generale non porta a nessuna azione, un episodio sì.
- Non usare la sua critica come diagnosi. Anche quando è evidente che gli serve per proteggersi, non dirglielo. Sentirsi interpretato lo costringe a difendere la tesi per difendere sé, e la tesi si irrigidisce.
Cosa evitare
Non fargli l’elenco dei difetti della sua generazione per stare dalla sua parte: ci guadagni un’alleanza e ci perdi la possibilità di rimetterlo in mezzo agli altri. E non dirgli che quando avrà la tua età capirà, perché rimanda tutto a un momento che non lo aiuta adesso.
Quando chiedere aiuto
Qui non serve nessuna categoria diagnostica, serve un criterio di reciprocità. Pochi amici non è un problema. Nessuna relazione in cui dia e riceva lo diventa, con circa tre mesi come riferimento. Il quadro cambia quando il giudizio sugli altri smette di essere un’opinione e diventa la spiegazione di una solitudine di cui in privato si vergogna, cioè quando difende con forza una scelta che non ha fatto.