Educazione finanziaria ogni età Una routine
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Il giorno della paghetta

Come gli insegno a segnare entrate e uscite?

Perché succede

Nessun bambino tiene i conti perché è ordinato: li tiene se scrivere gli restituisce qualcosa che senza scrivere non vedrebbe. Un elenco di numeri non lo fa, un quaderno in cui compare la sua vita sì. Nella mia pratica vedo che i registri muoiono nella seconda settimana quasi sempre per lo stesso motivo: sono troppo dettagliati per essere tenuti e troppo poveri per essere riletti.

Cosa puoi fare

  1. Tre sezioni e basta: quello che entra, quello che esce, quello che resta. Nelle entrate metti anche i regali e i soldi dei lavoretti, non solo la paghetta. La colonna di quello che resta è la sola che va aggiornata ogni volta, ed è quella che tiene in vita il quaderno.
  2. Accanto a ogni uscita fagli scrivere tre parole. Non l’importo soltanto: “gelato con Luca”, “figurine”. Sono le tre parole che, rilette dopo un mese, trasformano una lista in un racconto e permettono la domanda se lo rifarebbe.
  3. Con i più piccoli usa un foglio grande e i colori. Una riga per ogni giorno di consegna, adesivi, il disegno dell’obiettivo in un angolo. A quell’età il registro deve essere un oggetto da mostrare, non un compito da consegnare.
  4. Quando i numeri crescono, passate a un foglio di calcolo semplice. Entrate, uscite, saldo automatico. La formula che si aggiorna da sola toglie l’errore di conto, che è la prima ragione per cui un ragazzo abbandona il quaderno.
  5. Chiudi il mese con una figura. Una torta o delle barrette per categoria. Vedere in un colpo d’occhio dove è finito il denaro fa un effetto che nessuna colonna di cifre riesce a fare.

Cosa evitare

Non chiedergli di segnare tutto fino al centesimo: la precisione totale è la ragione per cui i registri si abbandonano, e per capire dove vanno i soldi basta molto meno. Ed evita di correggere il quaderno con la penna rossa, perché appena diventa un compito da valutare smette di essere suo.

Quando chiedere aiuto

Dimenticarsi di scrivere e ricominciare da capo fa parte del gioco. Il segnale da guardare è quando dal registro abbandonato passa a una frase su di sé: non “questo mese non ci sono riuscito” ma “sono fatto così, non riuscirò mai”. Se quella frase resta anche davanti alle volte in cui invece ha funzionato, e se comincia a evitare altre cose che richiedono costanza, non rimandare oltre il trimestre.

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