Perché succede
A quell’età avere ragione non è un vezzo, è un modo di esistere: serve a dimostrare di essere qualcuno di distinto da te, e serve a reggere davanti agli amici. Nella mia pratica vedo che la conversazione si rompe sempre nello stesso punto, quando smette di essere uno scambio e diventa una gara, perché a quel punto il contenuto non conta più: conta solo chi cede per primo, e nessuno dei due vuole essere quello.
Cosa puoi fare
- Esci dalla gara, esplicitamente. «Non sto cercando di avere ragione, sto cercando di capire come la vedi.» Detto e poi mantenuto, cambia il gioco: finché il premio in palio è la vittoria, ogni tuo argomento buono è un attacco a cui deve rispondere.
- Fai domande vere sul contenuto. Non «ma ti rendi conto di che stai dicendo», che è una condanna travestita da domanda, ma «che cosa ti convince di questo? dove l’hai visto? che cosa ti piace di quell’idea?». Chi deve spiegare per esteso incontra da solo i buchi che non vedeva.
- Cerca che cosa tiene in piedi la certezza. Sotto una sparata c’è quasi sempre altro: la paura di non essere all’altezza, una promessa fatta agli amici, un’immagine di sé da difendere. Se lavori su quello, la sparata si sgonfia da sola. Se lavori sulla sparata, si irrigidisce.
- Raccontagli una cosa che stai imparando adesso e in cui fai fatica. Non un successo del passato: una difficoltà di oggi, con i pezzi che ancora non ti tornano. Fargli vedere un adulto che non sa e continua a provarci vale più di dieci volte che gli spieghi come si sta al mondo.
Cosa evitare
Non rispondere a caldo e non alzare il livello: nel momento in cui gridate, la ragione ce l’ha chi grida di più, e non è una gara che vuoi vincere. Ed evita di ridere delle sue idee davanti ad altri, perché è la cosa che chiude il canale in modo più duraturo.
Quando chiedere aiuto
C’è un costo che questi ragazzi pagano e che nessuno guarda: gli amici si stancano di essere interrotti e smettono di cercarlo. La soglia non è quanti amici ha, è la reciprocità: se non resta nessuna relazione in cui dia e riceva, e dura da tre mesi, il quadro è cambiato. Il segnale che conta è quando la solitudine smette di essere una scelta rivendicata e comincia a essere una cosa di cui si vergogna.