Perché succede
Sottovalutare la probabilità che le cose brutte capitino proprio a noi riguarda tutte le età, adulti compresi, ma a sedici anni si somma a due spinte che la rendono più cara: la ricerca di emozioni forti e il bisogno di non passare per quello che si tira indietro davanti agli altri. Nella mia pratica vedo che quasi nessun ragazzo corre rischi perché ignora quali sono: li conosce, e pensa che riguardino qualcun altro.
Cosa puoi fare
- Parla a freddo, mai nel momento in cui lo scopri. La sera in cui torna da quella festa, quello che dici viene archiviato come sfuriata, non come informazione. Aspetta due giorni e riprendi mentre fate altro.
- Fatti raccontare la scena da lui, per intero. Che cosa è successo, come si è sentito, che cosa lo ha spinto a decidere così. Non ricostruirla tu: la tua versione ha già dentro il giudizio, e lui lo sente dalla prima frase.
- Chiedigli come sarebbe andata se fosse andata storta. Non «lo sai che potevi ammazzarti», che chiude subito, ma «se quello sbandava, tu lì cosa facevi?». La domanda lo fa entrare nella scena invece che guardarla da fuori, ed è lì che il rischio smette di essere teoria.
- Sposta lo sguardo su chi c’era con lui. «Le tue amiche in macchina come stavano?» Il senso di invulnerabilità regge finché resta privato: sapere che qualcun altro ha avuto paura davvero lo riporta nel mondo comune.
- Non chiedergli una promessa, chiedigli una mossa. Le promesse non reggono la pressione del gruppo, un piano sì. «La prossima volta che resti senza passaggio alle tre di notte, che cosa fai?» Fatti dire la risposta, e poi rendila possibile davvero.
Cosa evitare
Non fare l’elenco delle disgrazie altrui: le storie tremende confermano la sua tesi, che quelle cose capitano a gente diversa da lui.
Quando chiedere aiuto
Guarda la differenza fra chi corre rischi perché gli piace il brivido e chi li corre perché ha smesso di interessarsi a quello che gli succede: nel primo caso c’è euforia, nel secondo un’indifferenza piatta che si vede anche nel sonno e negli amici.
Se tuo figlio dice, anche una volta sola e anche in tono leggero, che vorrebbe farsi del male o non esserci più, non aspettare e non cercare di capirlo da solo. Chiediglielo direttamente: nominare la cosa non la provoca, la rende dicibile. Poi cerca aiuto oggi stesso, non la settimana prossima: parlane con il tuo medico o con il pediatra, chiama Telefono Azzurro al 19696, attivo tutti i giorni a ogni ora, e se ti sembra che la situazione sia immediata chiama il 112. Nel frattempo restagli vicino e non lasciarlo solo.