Perché succede
Una volta che si è formata l’immagine di una persona, la mente cerca conferme e scarta tutto quello che la contraddice, perché tenere insieme il quadro costa meno che rifarlo. Così difendere quella persona non è difendere lei: è difendere la propria scelta, e ammettere di essersi sbagliati. Nella mia pratica vedo che chi porta la notizia scomoda finisce per diventare il bersaglio, e più insisti più diventi la prova che tutti gli sono contro. Non è ostinazione, è protezione.
Cosa puoi fare
- Non sminuire quello che prova. Parti da lì: «che cosa ti piace di lui?» Se la prima frase che senti è che sta sbagliando, la conversazione è finita prima di cominciare.
- Chiedi episodi, non giudizi. «Che cosa è successo esattamente sabato?» Un fatto raccontato da lui resta suo e si può guardare. Un’etichetta tua va difesa.
- Sposta la domanda da com’è a come stai. «Come ti senti quando siete insieme? Ti sembra che ti apprezzi per come sei?» È la domanda che apre una crepa senza attaccare nessuno.
- Non chiedergli di scegliere fra te e quella persona. Perderesti, e perderesti anche il posto da cui poterne riparlare.
Cosa evitare
Non usare i divieti: vietare quella frequentazione la rende più preziosa e sposta il conflitto su di te. Ed evita di dire «te l’avevo detto» il giorno in cui crolla, perché è esattamente il momento in cui deve poter tornare da te.
Quando chiedere aiuto
Qui non guardo il carattere dell’altro, guardo la reciprocità. Pochi amici non è un problema, ma una relazione in cui dà molto e non riceve quasi niente lo diventa, soprattutto se è l’unica che ha e dura da tre mesi. E se accanto a questo compaiono esclusione dal gruppo, prese in giro o pressioni per fare cose che non vuole, la soglia salta: se ne parla subito, anche con la scuola.