Perché succede
Perché è così che funziona l’attenzione, in lui come in te: non possiamo registrare tutto, quindi filtriamo, e il filtro è fatto di quello che già crediamo, così chi si è convinto di essere negato in matematica nota ogni verifica andata male e archivia quella andata bene come un caso. Nella mia pratica vedo che il problema non è la convinzione ma il fatto che si autoalimenta: per questo contraddirla di petto non funziona, anche la contraddizione entra nel filtro e viene scartata.
Cosa puoi fare
- Non smontarla, indebolisci il filtro. «Non è vero che sei negato» dura tre secondi, mentre «che cosa te lo fa pensare? c’è stato un episodio preciso?» lo porta a guardare i dati invece della conclusione.
- Vai a cercare l’eccezione insieme a lui. Un momento in cui è andata diversamente, anche piccolo: non serve una prova contraria, serve che la regola smetta di essere senza eccezioni.
- Tieni traccia di quello che nota poco. In una nota sul telefono, le volte in cui è riuscito o ha superato una difficoltà, da rileggere ogni tanto senza cerimonia.
- Fai l’avvocato del diavolo con delicatezza. «E se fosse andata così?», non per vincere ma per allenarlo a considerare una seconda versione.
- Fallo tu davanti a lui. Cambia idea ad alta voce quando qualcuno ti porta un argomento buono e ammetti quando non sai: imparerà più da questo che da qualsiasi spiegazione.
Dal tuo lato. Il filtro lavora anche su di te: da quando hai una parola per il problema, «non si applica», lo vedi dappertutto e il pomeriggio passato a studiare non entra nel conto, quindi per una settimana scrivi ogni sera tre cose che ha fatto e che con il problema non c’entrano.
Cosa evitare
Non accumulare prove contro la sua convinzione, perché più ne porti più lui si organizza per difenderla. E non parlarne subito dopo un insuccesso, quando ogni argomento diventa una consolazione da respingere.
Quando chiedere aiuto
Il segnale non è la convinzione sbagliata su una materia ma il modo in cui parla di sé nel complesso: se diventa stabile invece che reattivo («sono un fallito» al posto di «che disastro oggi») e perde interesse anche per quello che prima gli piaceva, per due settimane continuative, quasi tutti i giorni e per gran parte della giornata. Nei ragazzi si presenta spesso come irritabilità.