Che cosa fai
Per tre giorni, mentre parli con tuo figlio, prova a distinguere quattro cose in quello che dice e in quello che fa. Non commentarle: riconoscile.
Che cosa guardi
Come si figura le cose dentro di sé, cioè che immagini, suoni e sensazioni tira fuori quando racconta. Che cosa trova importante e in che cosa crede, perché è quello che gli fa da bussola anche quando non lo dichiara. In che umore si trova mentre parla, che è una cosa diversa da quello che dice. E poi il comportamento esterno, cioè le parole e le azioni: l’unico dei quattro che si vede a occhio nudo, e l’unico su cui di solito reagiamo. Gli altri tre stanno sotto, e sono quelli che spiegano il quarto. Se ti aiuta, segnati quello che noti appena finita la conversazione, su un quaderno o sul telefono: a distanza di ore resta solo l’impressione.
Dove si inceppa
Diventa una diagnosi. Non stai classificando tuo figlio in quattro caselle, stai imparando a vedere che sotto un comportamento c’è dell’altro.
Quando puoi passare oltre
Quando davanti a una sua reazione riesci a nominare almeno uno dei tre livelli che stanno sotto, invece di fermarti a quello che ha fatto.