Perché succede
Pesano, e quasi mai nel modo in cui immagini. Un’aspettativa non arriva a tuo figlio come una frase: arriva come la faccia che fai quando ti dice il voto, come le cose che noti e quelle che lasci passare, come l’entusiasmo che hai per certe sue scelte e non per altre. Nella mia pratica vedo bambini brillanti che a quindici anni si spengono, e quasi sempre non si sono spenti per pigrizia: hanno smesso di giocarsi una partita in cui il risultato era già stato deciso da qualcun altro. Non essere neutrale non è una colpa, è la condizione di partenza di ogni genitore. Non accorgersene, invece, costa a lui.
Cosa puoi fare
- Scrivi che cosa ti aspetti da lui. Non a mente: su un foglio. Poi per ogni riga chiediti se è una cosa sua o una cosa tua che gli hai passato.
- Osserva dove piloti la conversazione. Mentre parlate, nota quando stai spingendo verso una conclusione che avevi già. Non correggerti sul momento: annotalo e basta, per qualche giorno.
- Guarda che cosa noti e che cosa non noti. Se sei convinto che sia disordinato, il disordine lo vedi sempre e le volte in cui rimette a posto ti sfuggono. Prova a raccogliere per una settimana solo le eccezioni.
- Riconoscigli qualcosa che non c’entra con la prestazione. Come ha trattato una persona, come ha gestito una cosa storta. Sposta il terreno su cui sente di essere valutato.
- Togli dalle sue spalle il tuo stato d’animo. Se percepisce che la tua serenità dipende dai suoi risultati, si assume un compito che non è suo, ed è la trappola più frequente e la meno vista.
Cosa evitare
Non trasformare la revisione delle aspettative in una scena: «da oggi non mi aspetto più niente da te» arriva come disinteresse, non come sollievo. Ed evita di spostare la pressione sull’aspetto o sul comportamento sociale quando la togli dalla scuola: il peso non è sparito, ha cambiato posto.
Quando chiedere aiuto
Il segnale non è il calo di rendimento, è la perdita di piacere: smette di interessargli anche quello che prima gli piaceva, e il modo in cui parla di sé diventa stabile invece che reattivo, «sono un fallito» al posto di «che disastro oggi». Due settimane continuative, quasi tutti i giorni e per gran parte della giornata. Nei ragazzi si presenta spesso come irritabilità.